AutomotiveEconomiaEnergia
L’illusione elettrica: un conto da 114 miliardi di dollari che scuote l’auto mondiale
Il settore dell’auto elettrica registra perdite record per 114 miliardi di dollari tra il 2022 e il 2025. Analisi del fallimento strategico che sta colpendo i colossi USA ed europei, tra sussidi scaduti e disinteresse dei consumatori.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la narrazione dominante dipingeva il passaggio all’auto elettrica (EV) come un’ineluttabile marcia trionfale verso il progresso. Chiunque osasse sollevare dubbi sulla sostenibilità economica di tale transizione veniva prontamente etichettato come un nostalgico del pistone o, peggio, un nemico del pianeta. Eppure, a guardare i bilanci che emergono oggi, sembra che la realtà stia presentando un conto salatissimo a quella che Robert Bryce, sul New York Post, definisce senza troppi giri di parole come una delle più costose cantonate strategiche della storia industriale moderna.
Un buco nero nei bilanci
I numeri, solitamente più onesti dei proclami politici, sono impietosi. Tra il 2022 e la fine del 2025, i giganti dell’auto americana ed europea – Ford, General Motors, Stellantis, Mercedes-Benz e Volkswagen – insieme alle startup Lucid e Rivian, hanno bruciato la cifra astronomica di 114 miliardi di dollari nei loro programmi elettrici.
Se analizziamo i dati nel dettaglio, emerge un quadro di inefficienza che farebbe impallidire qualsiasi manuale di gestione aziendale. Si stima che queste sette aziende abbiano prodotto circa 5,4 milioni di veicoli elettrici in tre anni, subendo una perdita media di 20.887 dollari per ogni singola vettura venduta. Un modello di business che, se non fosse sostenuto da sussidi pubblici e normative stringenti, sarebbe collassato in pochi mesi. Un disastro economico che ha bruciato un’enorme quantità di risorse finanziarie.
La voragine finanziaria dei grandi marchi
Non tutti i produttori brillano per trasparenza nel comunicare questi dati. Ford è l’unica tra i “legacy” a fornire rendiconti specifici per la divisione elettrica, rivelando perdite per 35,1 miliardi di dollari. Altri, come GM e Volkswagen, tendono a diluire i costi tra le pieghe dei bilanci generali, costringendo gli analisti a stime basate su svalutazioni e guidance pubbliche.
| Azienda | Perdite Estimated EV (2022-2025) | Note Principali |
| Ford | $35,1 Miliardi | Trasparenza totale nei filing SEC |
| Legacy Group (GM, VW, ecc.) | $83,6 Miliardi (Totale) | Include pesanti svalutazioni nel 2025 |
| Pure Players (Rivian, Lucid) | $30,2 Miliardi | Redditività ancora lontana anni |
| Totale Complessivo | **$114 Miliardi** | Una cifra record per il settore |
Il mercato non segue i decreti
Perché questo disastro? La risposta è semplice quanto brutale: i consumatori non hanno seguito il calendario di Washington e Bruxelles. Nonostante gli incentivi massicci, come il credito d’imposta federale di 7.500 dollari negli USA (il cui termine a settembre 2025 ha causato un crollo delle vendite del 46% nel trimestre successivo), l’auto elettrica rimane un prodotto di nicchia.
Le ragioni del rifiuto sono concrete:
- Prezzi proibitivi: Con una media di 59.000 dollar per auto, gli EV restano fuori portata per la classe media, tranne che non desideri indebitarsi.
- Infrastrutture carenti: La “range anxiety” (l’ansia da autonomia) non è un’invenzione dei critici, ma una realtà quotidiana.
- Il ritorno dell’ibrido: Molti acquirenti, pragmaticamente, stanno tornando verso motorizzazioni ibride o termiche, più versatili e meno costose.
Nel frattempo, l’Europa si trova stretta tra obblighi sulle emissioni definiti da eurocrati ossessionati dal clima e l’avanzata dei produttori cinesi come BYD, che nel 2025 ha superato Tesla per volumi globali grazie a costi di produzione inarrivabili per l’Occidente.
Il costo umano della transizione forzata
Dietro i miliardi perduti ci sono le persone. La “realignment strategico” verso l’elettrico ha portato a tagli occupazionali drastici. Volkswagen ha annunciato la riduzione di 35,000 posti di lavoro entro il 2030; Mercedes ha lanciato quello che definisce il più grande piano di esuberi della sua storia (30.000 lavoratori); Ford e Stellantis hanno seguito a ruota con migliaia di licenziamenti nei centri di produzione EV.
L’ideologia, quando si scontra con la termodinamica e con le leggi del mercato, produce raramente buoni frutti. L’auto elettrica, nata per essere il futuro, si sta rivelando un lusso per “l’élite intellettuale” (come diceva profeticamente Johan de Nysschen di Audi nel 2009), pagato a caro prezzo dai lavoratori e dagli azionisti.
Gli investimenti dovrebbero generare moltiplicatori positivi per l’economia reale. Qui, al contrario, sembriamo di fronte a una gigantesca distruzione di capitale che rischia di indebolire permanentemente l’industria automobilistica occidentale a tutto vantaggio dei competitor orientali. Una distruzione ricercata di un settore industriale un tempo base della ricchezza.







You must be logged in to post a comment Login