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Libia: una guerra di Macron per contenere il fronte interno ed europeo.

 

Cari amici,

quando la diplomazia francese afferma che la politica pro Haftar ed anti Al Sarraj di Parigi non è direttamente contro l’Italia dice una mezza, verità, come la dice il camionista che accidentalmente investe un passante mentre sta facendo dei trasporti. L’Italia nell’ottica parigina è una vittima collaterale della sua politica.

Macron sta fallendo e su tutta la linea. Internamente il suo supporto è al minimo:

Alcuni analisti valutano che la caduta del suo supporto sia più rapida rispetto a quella del buon Hollande. Oltre all’affaire Benalla ci sono le politiche letteralmente antisociali, con una forte limitazione degli aumenti di molti sussidi e pensioni minime. A livello europeo le sue proposte sono state accantonate dalla Germania, neppure l’unione bancaria sta marciando. Economicamente la Francia è cresciuta perfino meno dell’Italia , ha ancora un fortissimo disavanzo delle Partite Correnti.

Non potendo migliorare la posizione internamente ecco che bisogna cercare di recuperare potere esternamente. L Libia per Macron è essenziale perchè :

  • gli permette di ricattare l’Europa con la gestione dei migranti;
  • gli permette di offrire alla Germania un’alternativa energetica che, nell’ottica della crisi iraniana, viene ad essere importantissima, sempre per la Germania.

La conquista francese della Libia è quindi uno strumento per affermare la potenza di Parigi sull’Europa e confermarsi come partner tedesco nel duopolio continentale. In questo veramente l’Italia è una vittima collaterale, non principale, della politica: siamo sulla traiettoria del proiettile sparato da Macron verso Tripoli. Peccato che la nostra posizione rischi di uscirne devastata e nessun governo, letteralmente nessuno, lo può ignorare, neppure se infarcito di Legion d’Onore, figuriamoci uno che polemizza un giorno si e l’altro pure con Parigi e che viene visto come il nemico giurato da Parigi.

Il calcio al vespaio libico non potrà passare inosservato. Ora l’inviato ONU ha ottenuto il cessate il fuoco, ma la mossa di Parigi ha messo in moto una serie di egoismi e di conflitti sopiti che non sappiamo bene dove condurranno. Anche l’ambasciata USA è stata colpita, anche se indirettamente, da un incendio, rischiando di coinvolgere ulteriormente Washington. Per significare quanto Parigi ed i suoi servizi siano coinvolti basterebbe notare come Ghassam Salamè, inviato ONU, era il predecessore di Letta come rettore all’università a Parigi (che strano…).

Vedremo cosa farà il governo. Con dentro Moavero-Milanesi  non è che ci sia da nutrire grosse speranze. Lo Stellone è soprattutto affidato all’ENI.

 

 


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