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LIBERTA’ DI PRESSIONE

C’è una pillola assolutamente imperdibile su youtube che ci fa capire tutto, in due minuti e trentaquattro secondi. Tutto sui concetti di fake news, di linguaggio dell’odio, di violenza verbale. E di come, molto spesso, queste categorie apparentemente nobili del pensiero post moderno siano impiegate dalla Matrice quali strumenti contenitivi della libertà di pensiero e di espressione. Cioè in senso specularmente opposto alla loro apparente, e dichiarata, intenzione. Come nel capolavoro di Orwell, il Sistema usa il bi-pensiero, e il bi-linguaggio, entrambi biforcuti: chiama pace la guerra, vero il falso, libertà la schiavitù. E viceversa. E se qualcuno sgarra, gli si toglie la parola o lo si ridicolizza. Ma torniamo al video. Ne ripercorrerò la sequenza insieme a voi, suddividendola in micro clip. Siamo nello studio di Lilli Gruber e si parla di violenza verbale. Ospiti la grande scrittrice Silvana De Mari, da un lato, e Giovanni Floris, dall’altro.

La De Mari, incalzata dalla conduttrice, inizia riferendosi a un intellettuale a suo dire precursore ed apripista delle teorie gender, oggi tanto in voga, e divulgatore dell’amore libero e disinibito, tra chiunque e con chiunque, bambini compresi. La De Mari denuncia il fatto che il circolo intestato a questo signore riceva contributi dallo Stato. E qui scatta una prima reazione: Giovanni Floris ridacchia. Ha appena ottenuto un’informazione che – se vera – dovrebbe far montare lo sdegno a mille (se non ti indigni davanti alla notizia di un teorico della pedofilia i cui supporter contemporanei vengono sovvenzionati dalla cosa pubblica, quando diavolo ti indigni?). Ma procediamo. A questo punto, la Gruber va nel panico e accusa l’ospite di introdurre argomenti che non c’entrano con la puntata. La puntata verte sulla violenza verbale, la De Mari mette sul piatto la questione dell’apologia dell’abuso sessuale, ma – secondo l’anchor woman – è andata fuori tema. Ma proseguiamo. La giornalista si rivolge a un terzo ospite chiedendogli di aiutarla a ritrovare, se non proprio un linguaggio buonista, qualcosa di affine. Chissà cosa significa, nella logica della Gruber, la parola ‘buonista’? Ma seguitiamo.

Mentre la Gruber tenta la arrampicata libera del sesto grado sugli specchi lisci, viscidi e inclinati del politicamente corretto, la videocamera si sofferma su Floris che sogghigna sotto i baffi. Si è appena concluso un intervento in cui si è accennato a un crimine orrendo, si è appena consumata una piccola pagina di auto-censura televisiva, si è appena data la plastica dimostrazione di come realmente funzioni la macchina tritasassi della libertà di espressione in Italia; e Floris se la ride. Al che, nella testa di un telespettatore sennato, la curiosità canaglia si fa strada e prende la forma di un interrogativo leopardiano che vorrebbe tradursi nell’urlo di Munch di una fantozziana domanda (destinata a rimanere senza risposta). Che cazzo ridi, Floris?

Francesco Carraro
www.francescocarraro.com


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