Finanza

L’IA ha il fiato corto? Bagno di sangue in Asia e Wall Street in frenata: la “bolla” dei chip inizia a scricchiolare

Crollo dei Chip: L’IA frena, Asia in profondo rosso e le “Formiche” tremano per i debiti. L’iper-concentrazione sui semiconduttori presenta il conto: Samsung e SK Hynix affondano il KOSPI. Wall Street scarica i titoli tech e il FMI lancia l’allarme bolla.

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È bastato un soffio di vento contrario proveniente dagli Stati Uniti per scatenare una tempesta perfetta sui mercati asiatici. Se qualcuno pensava che la locomotiva dell’Intelligenza Artificiale potesse tirare i listini all’infinito, sfidando la gravità e i fondamentali, la giornata del 18 ha fornito una doccia fredda piuttosto salutare (o letale, a seconda di quanta leva finanziaria avete in portafoglio).

Il KOSPI sudcoreano ha lasciato sul terreno un brutale 3,3%, chiudendo a 3.953,62 punti e sfondando al ribasso la soglia psicologica dei 4.000. Non è andata meglio a Tokyo, dove il Nikkei ha ceduto il 3,2%, vittima delle stesse paure e di rendimenti obbligazionari in salita.

Indici KOSPI

Ma cosa sta succedendo davvero? Semplice: l’eccesso di concentrazione e l’abuso del debito stanno presentando il conto.

La caduta dei giganti dei semiconduttori

Il centro del terremoto è il settore dei chip. Le aspettative di un “super ciclo” guidato dall’AI hanno gonfiato le valutazioni oltre ogni prudenza, e ora assistiamo al contraccolpo. I dati parlano chiaro:

Indice / Titolo Variazione Giornaliera Note
KOSPI (Corea) -3,3% Sotto quota 4.000
Nikkei (Giappone) -3,2% Pressione dai rendimenti bond
SK Hynix -5,9% Fornitore chiave per Nvidia
Samsung Electronics -2,8% Pesa enormemente sul listino
Nvidia (USA) -1,9% Correzione mensile vicina al 10%

La concentrazione è il vero “elefante nella stanza”. Samsung e SK Hynix da sole hanno rappresentato circa il 42% della crescita totale della capitalizzazione del KOSPI quest’anno. Quando questi due giganti starnutiscono, l’intera economia finanziaria coreana prende la polmonite.

Le “Formiche” e la trappola del debito

Un aspetto che ci piace sottolineare qui su Scenarieconomici è il comportamento degli investitori retail, le cosiddette “formiche” (in Corea chiamati Seohak ants quelli che comprano azioni USA).

Il problema non è l’investimento in sé, ma il “debt-driven investment”.

  • Gli investitori individuali si sono indebitati pesantemente per cavalcare l’onda dei semiconduttori.
  • Il ricercatore Lee Bomi del Korea Institute of Finance avverte: l’impennata dei prestiti a margine (margin lending) crea un rischio sistemico.
  • Se i prezzi scendono, scattano le liquidazioni forzate, che spingono i prezzi ancora più in basso in una spirale negativa classica.

Non è un caso che le partecipazioni dei coreani in titoli chip USA siano balzate a 27,6 miliardi di dollari (il 17,7% del totale detenuto). Una scommessa a senso unico, fatta spesso con soldi presi a prestito.

I “Mani Forti” stanno vendendo?

Mentre il parco buoi comprava a debito, cosa facevano gli hedge fund di Wall Street? Secondo i documenti 13F depositati alla SEC, i grandi stanno riducendo l’esposizione. Non è un “si salvi chi può”, ma una presa di profitto strategica sui famosi “Magnifici 7”:

  • Lonpine Capital e Tiger Global hanno tagliato drasticamente le quote in Meta Platforms.1
  • Bridgewater e Cotue Management hanno venduto azioni Nvidia.
  • La stessa Bridgewater ha dimezzato la sua posizione in Alphabet (Google).

Gita Gopinath, del FMI, ha lanciato un monito che suona molto keynesiano nella sua preoccupazione per la stabilità: il mercato è surriscaldato. Una correzione simile a quella della bolla dot-com potrebbe esporre al rischio oltre 35.000 miliardi di dollari di ricchezza globale.

Intanto chiude una cattiva settimana a Wall Street, con SP500 in perdita (da Tradingeconomics):

Da Tradingeconomics

Conclusioni: Correzione o scoppio della bolla?

Wall Street chiama “correzione” un calo del 10%, ed è esattamente dove si sta dirigendo Nvidia. Il sondaggio di Bank of America mostra che il 45% dei gestori vede l’AI come una bolla. Si teme l’overinvesting: miliardi spesi in data center che, per ora, non producono profitti commisurati.

Il mercato sta iniziando a chiedersi se il Re è nudo. L’economia reale, fatta di tassi ancora alti e consumi incerti (vedi i risultati deludenti di Home Depot), sta tornando a bussare alla porta della finanza creativa. La festa dell’IA potrebbe non essere finita, ma di sicuro qualcuno ha appena acceso le luci e la musica si è abbassata.

Domande e risposte

Perché le borse asiatiche sono crollate così bruscamente? Il crollo è dovuto principalmente a un effetto domino partito da Wall Street, dove il settore tecnologico, e in particolare quello legato all’Intelligenza Artificiale (come Nvidia), ha subito forti vendite. Poiché mercati come quello coreano (KOSPI) sono iper-concentrati su pochi titoli di semiconduttori (Samsung, SK Hynix), il calo di questi ultimi ha trascinato giù l’intero indice. A ciò si aggiunge la paura che gli investimenti nell’IA siano eccessivi rispetto ai ritorni attuali.

Che ruolo hanno i piccoli investitori in questa crisi? I piccoli investitori, specialmente in Corea del Sud, hanno giocato un ruolo rischioso utilizzando massicciamente la leva finanziaria (denaro preso a prestito) per comprare azioni legate ai chip. Questo fenomeno, definito “debt-driven investment”, amplifica i movimenti di mercato: quando i prezzi scendono, gli investitori sono costretti a vendere per coprire i debiti (margin calls), accelerando ulteriormente il crollo dei prezzi e creando un circolo vizioso pericoloso per la stabilità finanziaria.

L’Intelligenza Artificiale è una bolla finanziaria? È il timore crescente di molti analisti e istituzioni come il FMI. Sebbene la tecnologia sia reale, le valutazioni di borsa sono cresciute a velocità “spettacolari”, scollegate dai profitti attuali. Grandi fondi speculativi (Hedge Funds) stanno iniziando a vendere i titoli tecnologici, e il 45% dei gestori globali considera l’IA una bolla. Il rischio è l'”overinvesting”: troppi capitali spesi in infrastrutture che potrebbero non generare la rivoluzione economica profittevole prevista nel breve termine.

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