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L’export di auto elettriche cinesi esplode: +87% a novembre. L’Occidente è senza difese?
Mentre il Messico diventa il nuovo mercato record, nel 2025 sono arrivate in Europa oltre 600.000 vetture “Made in China”. La strategia occidentale fa acqua?

C’era una volta il tempo in cui le auto cinesi erano oggetto di barzellette per la loro qualità costruttiva e il design discutibile. Quel tempo è finito, sepolto sotto una valanga di dati che certificano una nuova realtà industriale: Pechino sta inondando il mercato globale, e l’Occidente sembra non avere freni efficaci per arrestare questa corsa.
Secondo i dati appena rilasciati dall’Amministrazione Generale delle Dogane cinese, le esportazioni di veicoli elettrici (EV) hanno registrato un balzo dell’87% nel mese di novembre 2025. Un numero che non lascia spazio a interpretazioni e che suona come un campanello d’allarme per le case automobilistiche europee e americane, ormai costrette a rincorrere.
Il Messico come nuova testa di ponte
Il dato più sorprendente riguarda la destinazione di queste vetture. A novembre, il mercato principale non è stato l’Europa, bensì il Messico. Le esportazioni cinesi verso il paese centroamericano sono aumentate di un incredibile 2.367%, raggiungendo le 19.344 unità in un solo mese.
Sebbene i dati doganali non specifichino nel dettaglio ogni singolo modello, il successo è trainato da veicoli piccoli, economici e tecnologicamente avanzati come la BYD Dolphin Mini. Parliamo di una city car che misura appena 3,78 metri, dotata di un motore da 75 CV (55 kW) e opzioni di batteria (30,1 o 38,8 kWh) che garantiscono un’autonomia fino a 380 km (ciclo NEDC). Un prodotto perfetto per i mercati emergenti, ma che terrorizza i produttori occidentali per il suo rapporto qualità-prezzo.
L’Asia e l’Europa nel mirino
Se il Messico rappresenta l’esplosione percentuale, i volumi si consolidano altrove. Ecco una sintesi dei mercati principali di novembre:
L’Asia rimane il mercato complessivo più grande, con oltre 110.000 unità assorbite a novembre (+71%), portando il totale annuale a quasi un milione di veicoli.
Tuttavia, è il Vecchio Continente a dover fare i conti con la realtà. Nonostante la retorica protezionista e i dazi, l’Europa ha importato oltre 604.000 veicoli elettrici cinesi nel 2025, un aumento del 12% rispetto al 2024. Particolarmente interessante il caso del Belgio (hub logistico primario per l’ingresso nell’UE), che ha visto transitare 195.309 veicoli nei primi 11 mesi, sebbene in calo del 15% rispetto all’anno precedente, probabilmente a favore di altre rotte o di una distribuzione più diretta come quella vista nel Regno Unito, dove gli arrivi sono cresciuti del 24% da inizio anno.
In sintesi, la strategia industriale europea, che ha spinto forzatamente sull’elettrico senza averne il controllo della filiera, ha steso il tappeto rosso ai produttori di Pechino. I politici e i CEO europei sono preoccupati, ma i numeri suggeriscono che, per ora, il mercato ha già scelto, e contro le società europee. Un disastro annunciato che lascerà delle macerie industriali nel Vecchio Continente.
Domande e risposte
Perché il Messico ha registrato un aumento così massiccio di importazioni? Il Messico sta diventando un mercato chiave sia per la domanda interna, alla ricerca di veicoli accessibili che l’industria occidentale fatica a offrire, sia potenzialmente come base strategica. La disponibilità di modelli come la BYD Dolphin Mini, che offrono buona autonomia a prezzi contenuti, risponde perfettamente alle esigenze della classe media messicana, creando un boom di vendite che le case americane non riescono a contrastare nel segmento entry-level.
L’Europa sta riuscendo a frenare l’invasione cinese con i dazi? I dati suggeriscono di no. Sebbene ci siano flessioni in hub specifici come il Belgio, il volume complessivo verso l’Europa è cresciuto del 12% nel 2025, superando le 600.000 unità. La fame di auto elettriche a prezzi accessibili, imposta dalle normative green europee, rende l’offerta cinese indispensabile. I dazi possono rallentare o rincarare i prodotti, ma non colmano il gap strutturale di costo e produzione che l’industria europea ha accumulato.
Che tipo di auto stanno esportando principalmente i cinesi? La forza dell’export cinese risiede nella varietà, ma il “cavallo di Troia” è rappresentato dalle vetture compatte ed economiche. Auto sotto i 4 metri, con batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato) meno costose, e dotazioni tecnologiche di serie superiori alla media occidentale. Non esportano solo auto di lusso, ma veicoli pragmatici per la mobilità di massa, esattamente il segmento che i produttori occidentali hanno abbandonato per concentrarsi su SUV costosi e ad alto margine.








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