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L’Europa investe in tecnologie vecchie di 15 anni nei microchip. UE superata, burocratica ed inutile

 

Volete vedere come si lavora e si progetta, industrialmente, nella UE? Leggete la notizia, festeggiata dai media, e quindi leggete il commento:

Il gigante tecnologico tedesco Bosch ha inaugurato un nuovo impianto di produzione di semiconduttori a Dresda, che spera possa colmare il buco significativo che attualmente affligge le catene di approvvigionamento automobilistico.

Secondo quanto riferito, il sito – la cui costruzione è costata all’azienda oltre 1 miliardo di euro , inizierà a produrre chip tanto necessari per i veicoli all’inizio di settembre di quest’anno. Non è ancora chiaro come verrà distribuito il prodotto e se i produttori tedeschi, tra cui Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, avranno la priorità nella coda.

“La nuova [fabbrica] è il singolo più grande investimento nella storia dell’azienda. Questo non può essere sottolineato troppo. Le sue dimensioni e la capacità di produzione aggiuntiva da sole sono impressionanti. I metodi più recenti di miglioramento continuo della produzione basati sui dati rendono lo stabilimento di Dresda una fabbrica intelligente”, ha affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel.

“Per dirla in un altro modo: in questa pianta, l’intelligenza naturale e artificiale hanno unito le forze con l’internet delle cose per formare una simbiosi produttiva”.

Un po’ di notizie ed un po’ di banalità sull’uso del 5G e della AI, presentate come assolute novità. Peccato che questa fabbrica verrà a produrre microchip con un limite dimensionale di 65 nm. Si tratta di una produzione che poteva essere detta innovativa nel 2015, forse, ma che è completamente superata nel 2021. Oggi i limiti sono quelli di Intel, con 10 nm e di TSMC che ha già raggiunto un limite di 7nm e si avvia verso una nuova generazione, presentata nel 2020 con un limite di 5 nm. Quindi stiamo confrontando un chiodo della Bosch ad un ago della TSMC.

La Bosch produce per il sistema auto e un chip a 65 nm può essere adeguato, ora, ma la Bosch, la “Tecnologia europea”, ha prodotto un Chip che non ha futuro e che presto avrà delle grosse difficoltà nel rimanere nel mercato, il tutto, fra l’altro, con l’investimento diretto anche del governo tedesco. Siamo alla situazione in cui nella sovietica Unione Europea si investe nella Trabant, quando il mondo produce l Uno o la Golf, e ce ne si vanta pure.

Eppure non era così: negli anni 90  prima di tutta la magnifica “Integrazione europea”, nell’unione si gareggiava ad armi pari con il resto del mondo. Germania Irlanda, Francia, Italia producevano dei semiconduttori all’altezza. Ancora ora c’è personale preparato, eppure l’Unione, le sue politiche vecchie, antiliberistiche, basate solo su aiuti asfittici e burocratici, hanno messo il vecchio continente in una posizione di arretratezza nel settore, dietro non solo USA, Corea, Giappone e Taiwan, ma ora perfino dietro Cina e perfino Russia, dove di producono chip da 65 nm da diversi anni. Il mondo ha deciso che l’Unione Europea non è un luogo competitivo neanche  nei confronti di Corea del Sud, 45 milioni di abitanti, e Taiwan, 22 milioni di abitanti. Piccolo è competitivo, grande, evidentemente, no

 


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