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L’Europa dopo il QE e Tsipras. Prossima fermata: capolinea

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Una settimana trionfale per l’Italia; una settimana eroica. Vedo già i talk show colmi di europeisti convinti che, gonfiando il petto, sosterranno che per il Belpaese è giunta la ripresa.

Draghi ha finalmente deciso di sparare con il bazooka.

Tsipras andrà a testa alta a combattere l’austerity contro la Merkel.

E noi, gongolanti, ci troveremo un sacco di soldi in tasca e finalmente la possibilità di spendere e spandere.

Signori, finalmente l’Euro è formalmente morto e noi saremo i primi a pagarne le conseguenze.

Veniamo alla settimana appena conclusasi.

Draghi decide di intraprendere una manovra di alleggerimento quantitativo: ogni mese 60 Mld di Euro sonanti in cambio di titoli di stato. Lo hanno fatto Usa e Giappone; ha funzionato. Sulla carta è una manovra giusta per dare stimolo all’economia. La Banca centrale stampa moneta e compra titoli di stato dalle banche private, abbassando nel contempo il tasso interbancario. Queste ultime si tolgono dalla pancia titoli pericolosi e si ritrovano liquidità che conviene loro prestare ai privati, rilanciando consumi e investimenti . L’economia riparte.

Gli effetti noti del quantitative easing sono due:

– svalutazione della moneta. Se stampo, e quindi immetto sul mercato circolante, diminuisce il valore intrinseco di ogni banconota.

– genera inflazione. Perfetto per la zona Euro che sta combattendo contro il nemico contrario. L’inflazione tra l’altro alza, a parità di condizioni, il Pil nominale. Crescita, sulla carta.

Quali sono però le condizioni di questo Qe?

– L’80% del rischio è in capo alle banche centrali nazionali. Mai la Germania avrebbe accettato una mutualizzazione del rischio. Se uno stato fa default sono cavoli suoi, perché il principale creditore sarebbe la sua Banca Centrale stessa.

– La proporzione di denaro di competenza è calcolata in base alle quote detenute in BCE.

Guarda caso, ma guarda caso, è proprio la Germania a detenere la fetta maggiore con il 17,99%, segue la Francia con il 14,18% e poi l’Italia con il 12,31%. Quote marginali per la Spagna con l’8,84% e la povera calimera Grecia con il 2,03%

Inequivocabilmente il flusso maggiore di capitali è sull’autostrada per Berlino. Non dovrebbero essere i paesi più in crisi, ovvero quelli della periferia europea, ad avere maggiore necessità di denaro da concedere al credito?

Nel contempo L’Euro si svaluterà nei confronti delle altre monete, basti osservare l’andamentocorso nei confronti del Dollaro. Una moneta più debole equivale ad un forte aiuto per le esportazioni: il compratore paga implicitamente meno lo stesso bene allo stesso prezzo nominale. Peccato che, dato il cambio fisso, i rapporti di forza tra le varie nazioni non muteranno. Noi continueremo ad avere una moneta troppo pesante e, dunque, ad essere svantaggiati nei confronti colleghi germanici. Saranno loro a innalzare ancor di più il livello delle esportazioni ed una bilancia commerciale già eccessivamente in surplus (siamo l limite della sanzione).

Importare, al contrario, costerà di più e questo effetto sarà più mitigato per i paesi che possono agire sull’aumento delle materie prime. Prendiamo l’esempio della benzina: l a Germania potrà calmierare i prezzi agendo sulle accise; i suoi conti pubblici non sono disastrati. Per noi un ragionamento del genere sarebbe impossibile. Prendiamo e portiamo a casa.

Allo stesso tempo le banche avranno a disposizione contanti sonanti. Sono pronto a scommettere che gran parte di essi non verranno iniettati nell’economia reale. Saranno ossigeno per la loro disastrosa situazione patrimoniale.

Morale: il QE avrà effetti pressoché nulli sulla nostra economia.

Tutto questo mentre oggi Tsipras è già con una magnum di Franciacorta Cuvèe pronta da stappare. Molti dei nostri si sentono già sul carro del vincitore

Il suo programma prevede in sintesi:

– aumento degli stipendi pubblici

– aumento della spesa per la sanità

– assunzioni pubbliche

– rinegoziazione del debito

Come potrete ben intuire i primi quattro punti sono contrari ad ogni piano di austerity, tanto invocato dalla simpatica Troika che si trovano in casa. Se non rispetteranno gli impegni presi, saranno fuori dall’Euro a tempo di record.

Vorrei ricordare che l’80% del debito greco è in mano a creditori istituzionali (BCE, FMI e altri stati membri europei). L’Italia ha già concesso ai cugini ellenici 43,5 miliardi di Euro. Un haircut provocherebbe un danno enorme per le nostre casse, a cui farebbe sicuramente fronte l’ennesima manovra lacrime e sangue. Benvenuti nell’Unione.

Dimenticavo: la Svizzera ci ha già salutato poco più di una settimana fa.

In pochi giorni l’Europa ha dimostrato con forza tutta l sua inefficienza e disaggregazione. Prossima fermata…. capolinea. Si pregano i signori passeggeri di scendere, grazie.

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