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L’Europa affoga nel suo stesso “successo” verde: record di prezzi elettrici negativi e reti in tilt

Prezzi elettrici sotto zero: perché il boom delle rinnovabili sta mandando in tilt la rete europea.

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L’Unione Europea festeggia il boom delle rinnovabili, ma il mercato invia segnali d’allarme: la produzione corre troppo rispetto allo stoccaggio, distruggendo la redditività degli impianti e creando paradossi tariffari.

C’è un vecchio adagio in economia che ricorda come non esistano pasti gratis. Eppure, a guardare il mercato elettrico europeo del 2025, sembrerebbe che qualcuno ci stia addirittura pagando per mangiare.

L’Europa ha registrato un nuovo, preoccupante record di ore con prezzi dell’elettricità pari a zero o addirittura negativi. Un segnale che Bruxelles interpreta come un successo della transizione verde, ma che a un occhio più attento – e più pratico – appare come il sintomo di una disfunzione strutturale del sistema.

Il paradosso dell’abbondanza

Nel secondo trimestre del 2025, i mercati all’ingrosso del Vecchio Continente hanno segnato ben 4.407 ore con prezzi negativi. Parliamo di un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non si tratta più di un’anomalia statistica o di un errore di sistema, ma di una caratteristica ormai endemica del “modello europeo”.

Il meccanismo è tecnicamente semplice, ma economicamente devastante per i produttori:

  • Offerta eccessiva: Nelle giornate di sole e vento, la produzione rinnovabile schizza alle stelle.
  • Domanda debole: Se il picco di produzione non coincide con i consumi industriali o domestici, l’energia non sa dove andare.
  • Rigidità del baseload: Le centrali tradizionali (nucleari o termiche), che hanno costi elevati di spegnimento e riavvio, preferiscono pagare per immettere energia in rete piuttosto che fermarsi.

Il risultato? Un mercato “drogato” dall’eccesso di offerta, ma solo in particolari momenti, dove il prezzo crolla sotto lo zero.

La geografia del fenomeno: il Nord in testa

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è il Sud soleggiato a soffrire di più, ma il Nord ventoso e idroelettrico. Ecco la situazione fotografata dall’Osservatorio del mercato dell’energia:

  • Svezia: Guida la classifica, complice un mix di eolico e grande capacità idroelettrica che satura le linee. Inoltre l’interconnessione con il Centro Europa è limitata.
  • Germania e Paesi Bassi: Seguono a ruota, vittime della loro stessa massiccia penetrazione solare non supportata da adeguati sistemi di accumulo.
  • Paesi “termici”: Chi dipende ancora dal gas o ha meno rinnovabili integrate vede meno il fenomeno, mantenendo prezzi più stabili (e positivi), anche eccessivi (come l’Italia, a causa degli altissimi ETS).

Impianto solare

Bruxelles vede il bicchiere mezzo pieno, ma è un disastro

Dagli uffici della Commissione Europea, la diagnosi è intrisa del solito ottimismo tecnocratico: non è un fallimento del mercato, dicono, ma un segnale che la generazione pulita corre più veloce delle infrastrutture. Una verità lapalissiana. Il sistema elettrico sta avanzando nella produzione, ma è rimasto all’età della pietra per quanto riguarda:

  1. Stoccaggio (batterie e pompaggi).
  2. Reti di trasmissione flessibili.
  3. Interconnessioni transfrontaliere.

Il problema è che gli investimenti in infrastrutture (sono lenti e costosi, mentre installare pannelli è rapido e spesso sussidiato. Il problema è che non bisognerebbe sussidiare o facilitare i pannelli, ma i pannelli e le capacità di accumulo, oppure non sussidiare proprio niente.

Chi vince e chi perde

In questo scenario schizofrenico, l’impatto economico è profondamente asimmetrico:

  • I consumatori finali: Spesso non vedono un centesimo di risparmio. I costi fissi di rete, gli oneri di sistema e le tasse, uniti a contratti a prezzo fisso, assorbono le fluttuazioni negative.
  • I produttori di rinnovabili: Sono i grandi sconfitti. Senza prezzi remunerativi, la redditività degli impianti crolla, mettendo a rischio gli investimenti futuri proprio ora che i sussidi diminuiscono.
  • L’industria energivora: Qui si apre un’opportunità interessante. Chi ha la flessibilità tecnologica per spostare la produzione nelle ore “gratis”, può abbattere drasticamente i costi operativi. Chi non ce l’ha non ha nessun vantaggio, anzi!

La lezione del 2025 è inequivocabile: non basta produrre energia pulita, bisogna saperla gestire. L’Europa rischia di trasformare un vantaggio tecnologico in una distorsione economica, dove l’elettricità vale meno di zero perché non abbiamo costruito il “magazzino” dove metterla.

Domande e risposte

Perché i prezzi dell’elettricità vanno sotto zero? I prezzi negativi si verificano quando c’è troppa elettricità prodotta (solitamente da eolico e solare in giornate favorevoli) rispetto alla domanda in quel momento. Poiché l’elettricità è difficile da immagazzinare e alcune centrali convenzionali (come nucleare o carbone) sono costose da spegnere e riaccendere rapidamente, i produttori preferiscono pagare per cedere l’energia in eccesso piuttosto che fermare gli impianti. È un segnale di inefficienza del sistema che manca di flessibilità.

Il cittadino risparmia quando i prezzi sono negativi? Raramente. La maggior parte dei consumatori domestici ha contratti a prezzo fisso o paga oneri di sistema, tasse e costi di trasporto che costituiscono la fetta più grande della bolletta e non variano con il prezzo orario dell’energia. Solo chi ha contratti indicizzati al prezzo orario e contatori intelligenti (e la capacità di spostare i consumi) può trarne un vantaggio diretto, ma per la massa l’impatto è minimo o nullo.

Qual è la soluzione per evitare questo spreco? La soluzione risiede negli investimenti infrastrutturali, non nella sola produzione. Serve aumentare massicciamente la capacità di stoccaggio (batterie, idroelettrico a pompaggio) per conservare l’energia prodotta in eccesso e usarla quando serve. Inoltre, è necessario potenziare le reti di trasmissione per spostare l’energia dove c’è domanda e incentivare la “domanda flessibile”, ovvero premiare le industrie che consumano proprio quando c’è abbondanza di rinnovabili.

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