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L’EU minaccia l’Italia con la richiesta di rientro dal deficit: il Governo deve scegliere l’infrazione se non vuole andare contro il nuovo corso USA [Reload]

Ripubblichiamo un nostro intervento del 16.1 scorso, consigliando caldamente il governo di scegliere l’infrazione EU negando ogni manovra correttiva imposta da Bruxelles, che sarebbe nefasta (inoltre sarebbe stupido abbassare la testa mentre mezzo continente sta sforando i parametri del deficit o del surplus, pur in assenza [negli altri paesi] sia di terremoti devastanti che di migranti lasciati impropriamente nel territorio altrui contravvenendo ad accordi solidaristici precedenti, ndr). Lo scopo è allinearsi al nuovo corso del nostro alleato storico americano capeggiato da Donald J. Trump, oltre a difendere i nostri interessi nazionali contro un ente, l’Europa Unita, che ormai fa delle asimmetrire normative la sua vera essenza, sistematicamente a sfavore dei periferici ed a favore dell’asse franco-tedesco.

Poi nei prossimi mesi vedremo (…). Anche perchè Berlino e Parigi stanno in queste ore cercando di imporre lo stesso trucco [via FMI, Mme Lagarde] del 2012, ossia mandare in crisi la Grecia per indebolire l’Euro contro il dollaro: oggi Washington senza Obama ormai non può più accettare questo escamotage e per evitare di affondare ulteriormente la propria bilancia commerciale con un dollaro in crollo contro euro per colpa di Atene [ed a vantaggio di Berlino e dei suoi esportatori] son più che sicuro che è pronta a fare uscire sia Atene che Roma dalla moneta unica. A quel punto l’euro senza la zavorra italiana e greca – che finalmente uscendo dal giogo europeo potrebbero svalutare pesantemente – si rivaluterebbe  in modo impressionante ponendo la pietra tombale al progetto dell’euro scappato di mano agli USA (per colpa di Obama, che immagino sarà assiduo conferenziere superpagato di aziende francesi e tedesche, ndr).

Appunto, scommetto su un asse in via di definzione tra USA, UK, Israele ed Italia che, tra le altre cose, avrà interesse a far saltare l’EU, che ormai ha perso i suoi riferimenti storici oltre che la sua onorabilità data dal rispetto dei dei popoli europei.

MD

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E’ un onore essere a supporto della rottura dello status quo, soprattutto perchè insostenibile e soprattutto frutto di un enorme errore di valutazione. Parlo dell’Euro e del correlato (ipotetico) strapotere tedesco non solo in EU ma anche nel mondo.

Il Presidente Trump ha affermato molto chiaramente che l’EU è a vantaggio tedesco; tradotto, l’EU fa gli interessi della Germania a svantaggio di tutti gli altri paesi, forse esclusa Parigi che è “a letto” con Berlino da anni (ma senza consumare, ndr). In realtà a Trump interessa poco dei paesi europeriferici, il suo problema è che Berlino sta diventando il vero competitor occidentale degli USA, volendosi sostituire a Washington in Europa. In questo contesto va notato che il Belpaese ha interessi totalmente convergenti con la strategia del 45° presidente USA.

Ormai si sa che l’Italia è il Paese che ha avuto maggiori svantaggi dall’euro, ripetutamente additata da Berlino – a ragione – di eccessiva vicinanza con gli USA, evidentemente lo sbarco in Sicilia senza sparare un colpo brucia ancora.

Si, l’Italia è culturalmente ed economicamente vicina a Washington anche grazie ai nostri oriundi – ma non solo -, e questo è un vanto. Parallelamente ha una grande tradizione di equilibrio con Mosca avendo rappresentato un trait d’union imponente negli ultimi 75 anni. E, notasi, l’amicizia con Washington è sopravvissuta ad eventi decisamente incredibili, leggasi pur avendo condiviso con gli USA i segreti della bomba atomica sottraendoli al Terzo Reich (con Enrico Fermi ed il gruppo di via Panisperna) sono stati poi ricondivisi in un astratto movente pacifista – che alla fine si è rivelato benedetto, via Pontecorvo e Maiorana – con la Russia comunista costruendo un equilibrio nucleare fra grandi potenze che ha permesso la sopravvivenza della razza umana. L’unica pena è che la pace imposta dalla guerra fredda non abbia dato frutti economici per 75 anni o giù di lì se escludiamo il sottoprodotto energetico della fissione nucleare.

L’Italia non è nuova ai successi scientifici e tecnologici: anche il motore a scoppio fu un’invenzione italiana (Barsanti e Matteucci), come il telegrafo (Marconi), la telefonia (Meucci), i computer (Adriano Olivetti e Mario Tchou).

Il nostro vanto, almeno per chi scrive, è non tanto – mi scusino gli amici americani – l’aver condiviso tali scoperte essenziali per l’umanità con gli USA ma soprattutto di NON averli condivisi con la sempre proterva Germania: l’esempio recente del comportamento tedesco con la Grecia (e con l’Italia) dimostra che i tedeschi non sono cambiati dall’epoca nazista rendendo merito agli italiani che hanno sempre preferito non dare totale fiducia a tale protervo popolo, nemico italico dai tempi dei lanzichenecchi (nella cultura di massa si veda ad esempio, cfr., “Il Federale”, U. Tognazzi).

Per assurdo, una volta evitato lo sfruttamento prevaricatore post bellico franco-tedesco grazie alla protezione a stelle e strisce ci si è ficcati nel cul de sac dell’euro dove ci stanno facendo patire le pene dell’inferno solo per essere il principale competitor manifatturiero tedesco oltre che troppo amici degli USA: ormai è chiaro che lo scopo di Berlino è sostituirsi a Washington in Europa e per fare questo i filo anglosassoni, a partire dagli UK, vanno neutralizzati. La verità è quella testé presentata, che giustifica le reazioni sopra le righe del reggente americano, inevitabili. Come poi andrà a finire è tutta un’altra storia.

Con Trump finalmente le cose possono cambiare, gli USA hanno raccolto il guanto di sfida. Oggi l’EU (finalmente) dichiaratamente tedesca impone all’Italia una manovra correttiva – l’ennesima, che non farà altro che peggiorare ulteriormente le condizioni economiche del Belpaese annichilendo qualsiasi speranza di fare crescita, quello che veramente serve a Roma per uscire dalla secche della stagnazione – o la procedura di infrazione. Sfida che, unita ad altri segnali ed al timing, rappresenta una vera provocazione.

Deve essere chiaro: a fronte del diktat eurotedesco il governo italiano deve stare con gli USA ossia deve scegliere l’infrazione, tanto nessuna sanzione verrà irrogata ed anche se lo fosse non verrebbe pagata visti i paralleli e gravissimi squilibri mai puniti lato tedesco (cfr. surplus commerciale). Questo farà il gioco della prossima amministrazione USA che vorrà Roma nel novero dei paesi con cui il gigante statunitense vorrà continuare a fare business senza dazi.

Chiunque in Italia sceglierà di fare altrimenti allineandosi ai tedeschi dovrà subirne le conseguenze, tempo poche settimane.

Il futuro prossimo venturo vedrà l’Italia terreno di scontro tra interessi contrapposti franco-germano-europei ed americani, includendo nella sfida anche la messa in discussione della nostra appartenenza all’euro. Il caso FCA-EU-Germania è solo uno dei sintomi.

Per inciso, la partita non è ancora cominciata ma possiamo essere certi che avendo Dan Coats, Rudy Giuliani e Mike Pompeo alla regia molte cose cambieranno rispetto ai tempi di Obama. Oltre a ritenere che ci saranno argomenti convincenti per spingere anche i più recalcitranti a modificare le proprie posizioni, intendo quelle tenute negli ultimi 8 anni.

A buon intenditore….

Jetlag per Mitt Dolcino

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