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Lettera aperta al Ministro dell’economia Giovanni Tria (di Giuseppe PALMA)

Caro Ministro,

siamo perfettamente d’accordo sul fatto che non si possa andare in Europa con l’ “elmetto” e “alla baionetta”, tant’è che siamo stati noi i primi a scriverlo, ma il governo di cui Lei fa parte – stando al contenuto del “contratto di governo” – è cosa assai diversa da quelli che l’hanno preceduto. Non a caso è lo stesso Presidente del Consiglio Conte che lo ha definito “il governo del cambiamento“, espressione letterale presente anche sul “contratto di governo”.

Ma vorrei attirare la Sua attenzione su un punto in particolare. Ieri Lei ha affermato che al tavolo dell’Eurogruppo si sta discutendo della bozza franco-tedesca di riforma dell’eurozona, non dando ancora per concluse le trattative tra i ministri dell’economia e delle finanze dell’area-euro. Quella bozza, a mio modesto avviso, va respinta senza tentennamenti perchè non solo va contro gli interessi italiani, ma rappresenta un danno per la stessa eurozona.

Dar vita ad un Fondo Monetario Europeo (che prenderebbe il posto del Mes) e dare il via libera ad un super-ministro unico delle finanze a livello europeo sono proposte da rispedire al mittente, se non addirittura misure sulle quali porre il veto italiano. Un Fondo Monetario Europeo altro non sarebbe che un Mes rafforzato, quindi del tutto dannoso e inidoneo a risolvere i problemi dell’area-euro (come si è visto in questi ultimi sei anni). Se una volta terminato il programma di Quantitative Easing si verificasse una crisi dei debiti sovrani come quella del 2011, gli Stati che facessero ricorso al Fondo Monetario Europeo dovrebbero dare in garanzia i propri asset pubblici (quindi il tesoro nazionale), con la conseguenza che si verificherebbe un consistente peggioramento della situazione economica di quasi tutti i Paesi della zona-euro. Stesso discorso dicasi per il ministro unico delle finanze, un “poliziotto cattivo” che fungerebbe da “pilota automatico” contro le legittime istanze nazionali di natura economico-sociale. Il governo del cambiamento non può in alcun modo accettare tali proposte, altrimenti darebbe l’impressione di essere in continuità coi governi precedenti.

Del Suo intervento in Parlamento in merito alla risoluzione parlamentare sul Def  ho invece apprezzato le critiche che ha mosso nei confronti dell’attuale assetto asimmetrico dell’eurozona, ma non posso condividere la parte in cui ha evidenziato l’importanza – ad esempio – di perseguire tra due anni l’obiettivo di fare pareggio di bilancio. Un’affermazione del tutto contraria agli obiettivi di cui al contratto di governo M5S-Lega, all’interno del quale è scritto molto chiaramente che occorre – insieme ai partner europei – rivederel’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli equilibri macroeconomici eccessivi, etc) attualmente asimmetrico, basato sul predominio del mercato rispetto alla più vasta dimensione economica e sociale”.

Rivedere la governance economica europea, e quindi anche la politica monetaria, il Fiscal Compact e il Mes, non significa dar vita ad un Fondo Monetario Europeo che è in perfetta continuità con il Mes, così come rivedere il Fiscal Compact e la politica monetaria non significa farsi dettare le regole (sempre le stesse, se non addirittura più stringenti) dall’asse franco-tedesco. Sarebbe semmai necessario ridiscutere – con tutti i partner europei – la struttura e lo statuto della Banca centrale europea rendendola prestatrice illimitata di ultima istanza (quindi anche sul mercato primario), privandola della sua indipendenza e assoggettandola al Parlamento dell’Ue, l’unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini. Sul punto, può leggere questo articolo del 20 giugno che ho scritto su Libero a quattro mani insieme al prof. Becchi: https://scenarieconomici.it/eurogruppo-del-21-6-tria-deve-dire-no-al-fme-e-al-ministro-unico-delle-finanze-deve-invece-proporre-bce-prestatrice-illimitata-di-ultima-istanza-dipendente-dal-parlamento-ue-di-giuseppe-palma-e-pao/

Sempre nel “contratto di governo” è altresì specificato l’obiettivo, per quel che riguarda il deficit, di rivedere i Trattati europei, quindi non possiamo – come hanno fatto ad esempio Renzi e Gentiloni – accettare briciole di flessibilità senza una concreta prospettiva di riforma strutturale – e in senso ampiamente democratico – dell’intero assetto dell’Ue e dell’euro.

Ma il “contratto di governo” è ancor più netto quando pone l’obiettivo di “una maggiore flessibilità dell’azione di governo in modo tale da poter far fronte efficacemente ai diversi cicli economici, prevedendo l’adeguamento della regola dell’equilibrio di bilancio, che rende oggettivamente impossibile un’efficace azione anticiclica dello Stato”. E’ del tutto evidente che il pareggio di bilancio non è la regola da seguire, anzi, esso dovrà adeguarsi alla situazione e alle necessità economico-sociali del Paese, e non il contrario. Poi, secondo il mio personale parere il vincolo del pareggio di bilancio andrebbe ben presto estirpato dalla Costituzione, ma questa è un’altra storia.

Ciò detto, la vera linea guida indicata dal contratto-programma dell’esecutivo è quella in cui M5S e Lega si pongono l’obiettivo dell’ affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario. Da qui si deve passare caro Ministro, se davvero si vuole cambiare l’Europa in senso democratico, altrimenti tutto è inutile.

Capisco perfettamente che Lei è un tecnico e deve pertanto dare un indirizzo economico rassicurante che miri alla stabilità finanziaria, ma è altrettanto vero che nelle Sue dichiarazioni e nella Sua azione v’è anche l’indirizzo politico-economico del governo, un esecutivo che si è proposto al Parlamento in perfetta discontinuità con gli esecutivi degli ultimi anni.

Con l’augurio che questa mia lettera non resti senza riscontri concreti, Le confermo tutta la mia fiducia nel governo del cambiamento e nelle azioni che questo vorrà porre in essere verso il perseguimento dell’interesse nazionale nel rispetto – com’è giusto che sia – di tutti i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

W l’Italia!

Avv. Giuseppe PALMA

 

 


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