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L’economia USA corre più del previsto: PIL del terzo trimestre rivisto al 4,4%. Consumi e spesa pubblica trainano la crescita

L’economia USA accelera nel Q3 2025 con un PIL al +4,4%, battendo le stime. Consumi e spesa pubblica spingono la crescita, mentre l’export vola (+9,6%). Frenano però gli investimenti fissi. Ecco l’analisi dei dati.

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L’economia statunitense continua a sorprendere, o forse a smentire i profeti di sventura, registrando un’espansione del PIL a un tasso annualizzato del 4,4% nel terzo trimestre del 2025. Il dato, leggermente superiore alla stima iniziale del 4,3%, segna la crescita più robusta dal terzo trimestre del 2023.

Mentre l’Europa spesso arranca tra “freni a mano” fiscali e burocratici, oltreoceano la macchina economica ha ripreso giri grazie a una combinazione da manuale di domanda interna e stimolo pubblico. La revisione al rialzo riflette principalmente esportazioni più forti del previsto e un impatto negativo delle scorte minore di quanto calcolato in precedenza.

Comunque ecco il relativo grafico da Tradingeconomics:

Il motore della crescita: consumatori e governo

Se analizziamo i componenti del PIL, emerge chiaramente come la domanda aggregata sia rimasta solida. La crescita robusta è stata guidata da tre fattori chiave:

  • Consumi privati granitici: La spesa dei consumatori è aumentata del 3,5%, il ritmo più veloce dell’anno, accelerando rispetto al 2,5% del secondo trimestre.
  • Boom dell’export: Le esportazioni sono balzate del 9,6%, una revisione al rialzo rispetto all’8,8% e un netto rimbalzo rispetto al calo dell’1,8% del trimestre precedente. Alla fine la spinta all’export di GNL 
  • Il ritorno della mano pubblica: La spesa pubblica è tornata in territorio positivo, crescendo del 2,2% dopo la stagnazione (-0,1%) del trimestre precedente.

Interessante notare anche la dinamica della bilancia commerciale: mentre l’export volava, le importazioni sono scese del 4,4%, estendendo il calo già visto nel Q2. Questo ha fornito un contributo netto positivo al calcolo del PIL.

Ecco una tabella riassuntiva delle variazioni percentuali annualizzate:

Indicatore2° Trimestre 20253° Trimestre 2025 (Rivisto)
PIL Reale+3,8%+4,4%
Spesa Consumatori+2,5%+3,5%
Esportazioni-1,8%+9,6%
Importazioni(in calo)-4,4%
Spesa Pubblica-0,1%+2,2%
Investimenti Fissi+4,4%+0,8%

Luci e ombre: gli investimenti frenano

Non tutto è oro quel che luccica, e un occhio attento ai fondamentali noterà un rallentamento in un settore cruciale. Gli investimenti fissi sono cresciuti solo dello 0,8%, ben al di sotto della stima iniziale dell’1% e in brusca frenata rispetto al vigoroso 4,4% del secondo trimestre.

Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon, ha sottolineato come la lettura del PIL sia stata guidata da “una spesa dei consumatori resiliente, robusti investimenti in attrezzature e legati all’IA, e un notevole impulso dal commercio internazionale netto”. Tuttavia, l’economia si trova ad affrontare “correnti trasversali insolitamente intense”, tra cui l’aumento delle tariffe e l’incertezza sui tassi della Federal Reserve.

Un contesto complesso

I dati arrivano in un contesto particolare, influenzato dallo shutdown governativo di 43 giorni iniziato il primo ottobre, che ha costretto il Bureau of Economic Analysis (BEA) a ritardare le stime. Nonostante ciò, e nonostante un mercato del lavoro definito “morbido” e l’inflazione ancora presente, l’economia USA dimostra una capacità di adattamento che molti, specialmente nel Vecchio Continente, possono solo invidiare.

Complessivamente, con una crescita annualizzata del 2,5% nei primi tre trimestri del 2025, gli Stati Uniti sembrano, per usare le parole di Daco, “né surriscaldarsi né stallare”, ma semplicemente aggiustarsi a una nuova normalità fatta di investimenti in intelligenza artificiale e riassetto delle catene commerciali globali. Proprio la maggiore produttività e le conseguenze che viene a portare possono essere o il segno del successo USA o una grave minaccia per la stabilità sociale del Paese. 


Domande e risposte

Perché i consumi USA continuano a crescere nonostante l’inflazione? La resilienza dei consumatori americani è spesso sottovalutata. Nonostante i prezzi alti, la crescita del 3,5% nella spesa indica che le famiglie stanno attingendo ai risparmi o beneficiando di aumenti salariali nominali che sostengono il potere d’acquisto. Inoltre, in un’ottica keynesiana, la propensione al consumo rimane alta perché la fiducia nel sistema economico, supportata anche dalla spesa pubblica (+2,2%), non è venuta meno. È il motore della domanda interna che continua a girare, compensando altri settori più deboli.

Il rallentamento degli investimenti fissi è preoccupante? Sì, è un segnale da monitorare con attenzione. Il crollo della crescita degli investimenti fissi dallo 0,4% allo 0,8% suggerisce che le imprese sono caute. Questo è tipico quando i tassi di interesse rimangono elevati o quando c’è incertezza politica ed economica futura (come tariffe o politiche fiscali). Se gli investimenti in capacità produttiva (capitale fisso) rallentano troppo a lungo, la produttività futura e la crescita potenziale potrebbero risentirne, rendendo l’espansione attuale troppo dipendente dal solo consumo.

Cosa significa che le scorte hanno frenato meno la crescita? Le scorte (inventari) sono beni prodotti ma non ancora venduti. Quando le aziende riducono le scorte, questo sottrae valore al PIL perché si vende “magazzino” invece di nuova produzione. Nel Q2, le scorte avevano sottratto ben 3,44 punti percentuali alla crescita (un freno enorme). Nel Q3, hanno sottratto solo 0,12 punti. Significa che il processo di smaltimento del magazzino è quasi finito e le aziende potrebbero presto dover ricominciare a produrre di più per riempire gli scaffali, un potenziale stimolo positivo per il futuro.

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