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L’economia della guerra aerea cambia rotta: Airbus svela l’intercettore “Bird of Prey”
Airbus testa il “Bird of Prey”: il nuovo drone intercettore a basso costo armato di micromissili che rivoluziona la difesa contro gli sciami kamikaze senza far esplodere i bilanci militari.

La guerra moderna ha un problema contabile, prima ancora che tattico. Difendere infrastrutture critiche o truppe sul campo lanciando missili intercettori da milioni di euro contro droni kamikaze che ne costano poche decine di migliaia è la ricetta perfetta per il collasso logistico ed economico di qualsiasi forza armata. L’asimmetria dei costi è diventata il vero tallone d’Achille degli eserciti occidentali, ma l’industria della difesa europea sembra aver finalmente compreso la lezione.
In un lasso di tempo sorprendentemente breve per gli standard pachidermici del procurement militare, appena nove mesi dallo sviluppo al primo volo, Airbus ha testato con successo il suo nuovo “Bird of Prey“. Si tratta di un drone intercettore autonomo a basso costo, nato con un unico scopo: dare la caccia agli sciami di droni nemici, , ma soprattutto ripristinare una sostenibilità finanziaria sul campo di battaglia.
Il test, svoltosi in un poligono militare nel nord della Germania, ha dimostrato la fattibilità del concetto. Il velivolo ha operato in modo autonomo, ha localizzato, identificato e classificato un drone d’attacco unidirezionale di medie dimensioni (il classico “kamikaze”), per poi ingaggiarlo con un micromissile aria-aria. Non stiamo parlando di una tecnologia concettuale da film di fantascienza, , ma di una soluzione pragmatica a un problema reale e immediato.
Come ha sottolineato Mike Schoellhorn, CEO di Airbus Defence and Space, contrastare le minacce aeree a basso costo è oggi una priorità assoluta. Fino a ieri le forze armate dovevano scegliere se sprecare testate costosissime o subire danni alle infrastrutture, , ma oggi il Bird of Prey si propone di colmare questa lacuna capacitiva. L’obiettivo è abbattere minacce economiche con strumenti altrettanto economici.
Questa innovazione è essenziale perché sposta il focus dall’iper-tecnologia fine a sé stessa all’efficienza marginale dell’investimento difensivo. Un approccio quasi keynesiano alla difesa: massimizzare la resa della spesa pubblica producendo asset scalabili, riutilizzabili e che garantiscano un moltiplicatore di forza attraverso l’integrazione nei sistemi di gestione della battaglia (l’IBMS di Airbus).
Per comprendere la portata dell’innovazione, è utile analizzare le caratteristiche tecniche del vettore, che nasce dalla modifica di una piattaforma preesistente, il drone bersaglio Do-DT25.
Specifiche tecniche del drone “Bird of Prey”
| Caratteristica | Dettaglio Tecnico |
| Lunghezza | 3,1 metri |
| Apertura alare | 2,5 metri |
| Peso massimo al decollo | 160 chilogrammi |
| Carico utile | Fino a 8 micromissili Mark I (4 nel prototipo testato) |
| Integrazione | Compatibile con architetture di difesa aerea NATO e sistema IBMS |
| Operatività | Riutilizzabile per sortite multiple |
La vera rivoluzione, tuttavia, non risiede solo nel drone, , ma nel suo armamento. Airbus ha stretto una partnership con la start-up Frankenburg Technologies per lo sviluppo dei missili Mark I.
Caratteristiche dei missili Mark I:
- Peso: Inferiore a 2 kg ciascuno (i più leggeri intercettori guidati mai sviluppati).
- Lunghezza: 65 centimetri.
- Propulsione: Alta velocità subsonica.
- Sistema di guida: “Fire-and-forget” (lancia e dimentica).
- Raggio d’azione: Fino a 1,5 chilometri (0,93 miglia).
- Testata: A frammentazione, progettata per neutralizzare i bersagli a distanza ravvicinata.
Il combinato disposto tra un drone riutilizzabile e missili da due chilogrammi prodotti in serie crea una nuova curva dei costi per la difesa aerea. Un singolo Bird of Prey, nella sua versione operativa, potrà decollare, intercettare fino a otto droni nemici in un’unica missione e rientrare alla base. Il costo per singolo abbattimento crolla drasticamente, rendendo finalmente sostenibile la difesa contro gli attacchi di saturazione e gli sciami.
Inoltre, il sistema è concepito per non operare in isolamento, , ma per dialogare con le reti di difesa preesistenti della NATO. Agisce come un intercettore mobile altamente flessibile, capace di complementare i tradizionali e più onerosi sistemi missilistici basati a terra.
Airbus e Frankenburg prevedono di condurre ulteriori test con testate attive nel corso del 2026, con l’obiettivo di dimostrare la piena capacità operativa ai potenziali acquirenti. La rapidità di questo progetto riflette l’urgenza dettata dagli attuali teatri di conflitto asimmetrico. Per gli Stati Uniti e le forze alleate, questo sistema rappresenta non solo una risposta tattica, , ma un’ancora di salvezza per i bilanci della difesa.









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