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LE VERE PRIORITÀ PER USCIRE DAL BARATRO di Carlo Botta

 

Ci siamo finalmente, il 4 Marzo è alle porte. Dopo il golpe del 2011 finalmente gli italiani potranno “parzialmente” far valere il proprio volere. Dico parzialmente in quanto è venuto meno il principio della rappresentatività; in effetti anche in questa tornata elettorale i candidati politici sono frutto di scelte della stesse segreterie dei partiti, vale a dire che gli “eletti” dovranno dar conto più a quest’ultime che ai cittadini, ma questo argomento momentaneamente lo rimando ad un futuro post. Potremmo comunque scegliere tra le varie proposte programmatiche collegate ai “simboli” in competizione.

In questa riflessione voglio invece soffermarmi sulle reali priorità che una forza sovranista dovrebbe mettere in cima alla propria linea programmatica. Leggendo le varie proposte, da destra a sinistra, dal M5S fino ai vari movimenti e partitini dell’ultima ora, noto con stupore la mancanza di un’analisi seria e concreta sulle cause che hanno portato il Paese al disastro in cui versa e, di conseguenza, denuncio l’assenza delle soluzioni fondamentali atte a scongiurare il ripetersi delle sciagure avvenute.

In più post ho avuto modo di esprimere che le sedi strategiche in cui far sentire le proprie proteste non sono le piazze ma due sedi in particolare: le Procure preposte alla difesa Costituzionale e la RAI.
Sono le due istituzioni che hanno consentito il dilagarsi del disastro. La prima peccando di omertà ed impunità verso i rei, la seconda favorendo una vile manipolazione negando una considerazione di massa responsabile e puntuale. A tutto ciò è doveroso aggiungere il prevaricamento avvenuto e continuato di quella linea di demarcazione che la Carta Costituzionale traccia in modo chiaro in merito agli interessi privati e quelli della collettività.

Ecco dunque che umilmente mi permetto di richiamare l’attenzione di quelle forze politiche che si candidano a governare il Paese su quelle che dovrebbero essere le pietre miliari del loro programma a prescindere dai loro ideali politici.

Al di là del ripristino della sovranità e dei princìpi Costituzionali, ritengo si debba iniziare da provvedimenti in grado di “blindare” l’attuazione del programma stesso, altrimenti sarebbe come curare un paziente grave da una malattia ai polmoni senza però farlo smettere di fumare. Tutto si manifesterebbe invano.

Punto primo
RIFORMA DELL’INFORMAZIONE
Senza ripristinare la reale funzione sociale dell’informazione e senza regolamentarla, ogni programma di Governo o attuazione dei futuri esecutivi verrebbero esposti alle manipolazioni (a volte feroci) che ci hanno portati al disastro attuale.
Pertanto bisognerà che tale riforma tracci in modo chiaro la distinzione tra la propaganda e l’informazione. In particolare i media di Stato (RAI) andranno totalmente riformati.
Cito solo alcuni dei punti primari di questa eventuale e necessaria proposta. Ad esempio sarà necessario smantellare la lobby dell’ordine dei giornalisti, magari riformarla in un modo meno blindato o chiuderla del tutto. Inoltre sarà necessario un rafforzamento delle tutele a vantaggio dei giornalisti mirate ad una maggiore autonomia che li svincoli dalle “imposizioni” dello stesso editore e dagli inserzionisti.

I fondi statali elargiti come “contributo all’informazione” saranno destinati ai soli mezzi che si propongono per l’informazione, mentre le testate partitiche si dovranno finanziare ritagliandosi risorse dai già esistenti “contributi ai partiti”.

Una Authority (pubblico / privata) supervisionerà sia i mezzi pubblici che privati, sanzionando ogni sorta di manipolazione ivi compresa (in caso di reati gravi) la pena di sospensione o chiusura del mezzo. Non si tratta di censura ma di rigore e serietà nel gestire un mezzo tanto petente quanto pericoloso come la stampa e le TV.
I reati ritenuti maggiormente gravi saranno costituiti dalla continuata attività volta a generare falsi ideali, come anche la promozione verso le cessioni di sovranità. La Authority prevederà, per i membri, cariche non rinnovabili oltre i due mandati; i mandati avranno una durata di massimo di 18 mesi. Una sezione di tale autorità sostituirà quella che si è fino ad oggi manifestata inutile ed inefficace quale la Vigilanza Rai.

Gli organi preposti avranno la facoltà di verificare anche sugli eventuali “cartello news”. Per “cartello news” si intende la corporazione, o concertazione, delle notizie; è assurdo che tutti i TG e le prime pagine della stampa riportino le stesse identiche notizie, nello stesso momento (selezionandone alcune decine su migliaia) e addirittura con la stessa cronologia e ripartizione. È palese la regia occulta che regna indisturbata sull’informazione /propaganda odierna e la relativa influenza pilotata sull’opinione pubblica.

Una testata è giusto che possa essere avversa alle politiche di Governo, ma non potrà implementare una vera e propria campagna di falsificazione dei fatti che possano indurre a considerazioni di massa che vadano contro agli interessi dello Stato della Repubblica Italiana (ripeto: Stato non Governo). Per sedare eventuali equivoci su inesistenti volontà censorie o di controllo inverso dell’informazione, preciso subito che i principi nei quali si rifletterebbero le Autorità di vigilanza sono quelli sanciti dalla prima parte della Costituzione.

Punto secondo
RIFORMA DEI PORTATORI DI INTERESSI
Le lobby, la massonerie e altre forme di aggregazioni di interessi ad oggi non sono considerate illegali, salvo quelle segrete. È anche vero che alcune di queste organizzazioni raggirano la regola della segretezza pubblicando i nomi dei partecipanti alle loro assemblee annuali ma, furbescamente e forse illegalmente, negano la presenza della stampa e dell’informazione. Tra queste posso citare ad esempio la Trilateral o il Bilderberg.

Ora, in attesa di regolamentare la “presenza” delle lobby all’interno dei luoghi di potere e governativi, ritengo che la riforma delle riforme sia proprio quella che regolamenti il solco invalicabile che delinea i confini tra gli interessi privati e quelli della collettività (pubblici).

Un qualsiasi pretendente che faccia parte di tali lobby (specie come quelle mondialiste appena citate) che quindi si adopera per portare vantaggi a speculatori o finanzieri privati, non può in alcun modo assumere incarichi pubblici. In effetti ricoprire incarichi pubblici consiste nel tutelare principalmente gli interessi dello Stato e del popolo, pertanto è inaudito che tali “gruppi di pressione” ancora oggi abbiano la facoltà di “infiltrare” i loro esponenti all’interno delle nostre Istituzioni. Sarebbe come inserire ai vertici di un asilo per bambini un pedofilo incallito. Questa è pura follia!! Non vi sembra abbastanza strano che alcuni personaggi appena “reclutati” da tali organizzazioni si vedano catapultati in carriere folgoranti a livelli inimmaginabili per i comuni mortali?

Se in passato fosse stata attuata una regolamentazione del genere, persone come la Maggioni non avrebbero avuto modo di insediarsi ai vertici della RAI, Mario Monti non avrebbe potuto far parte del golpe del 2011, non sarebbe mai diventato Primo Ministro (e abbiamo visto gli interessi di chi ha tutelato), lo stesso vale per i vari Letta, Napolitano, Prodi ecc, e guarda caso tutti i disastri di impoverimento sia di ricchezza che di libertà portano da quasi mezzo secolo la firma degli stessi personaggi che hanno continuato e continuano ad avere le “mani in pasta” sia nelle Istituzioni pubbliche che nelle organizzazioni di “portatori di interessi privati”.

Nella vita ogni persona dovrà scegliere se far carriera nel tutelare gli interessi delle lobby o quelli della collettività, lo stare in entrambi gli schieramenti dovrà essere assolutamente proibito e dovrà necessariamente per i più subdoli prevedere pene esemplari.

Ecco che prima ancora di parlare di “rientro alla normalità monetaria” (l’uscita dall’euro è una frase idiota che agevola solo l’avversario), prima dell’abolizione del pareggio di bilancio, prima del ripristino dei controlli sia delle banche che dei confini, servono queste due riforme o regolamentazioni, altrimenti è come andare al fronte nudi e inermi.

Carlo Botta


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