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LE POLITICHE ENERGETICHE EUROPEE E NAZIONALI: QUALI STRATEGIE? – 3^PUNTATA – L’IMPEGNO DELL’UNIONE EUROPEA PER L’ENERGIA RINNOVABILE

LE POLITICHE ENERGETICHE EUROPEE E NAZIONALI: QUALI STRATEGIE? – 3^PUNTATA – L’IMPEGNO DELL’UNIONE EUROPEA PER L’ENERGIA RINNOVABILE

Questa puntata inizia l’esposizione, che proseguirà nelle prossime puntate, del Capito 3 La politica energetica europea: dal Protocollo di Kyoto un cammino verso le energie rinnovabili della tesi di laurea “Le politiche energetiche europee nazionali: quali strategie?”. Un capitolo che illustra il percorso intrapreso dall’Unione Europea per l’energia pulita fatto di obiettivi e di strategie appropriate per raggiungerli.

Nell’articolo che segue saranno esposti i paragrafi 2.1 In Europa una crescente attenzione per le energie rinnovabili in linea con il Protocollo di Kyoto; 2.2 Il rinnovato del sistema energetico comunitario: il Libro Bianco “Una politica energetica per l’Unione Europea”, 2.3 Una strategia comunitaria per le fonti energetiche rinnovabili del capito sopramenzionato.

La necessità di ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera e di combattere il cambiamento climatico mediante l’introduzione di regole e modelli di sviluppo sostenibile ha rappresentato il vero motore della politica energetica europea, in linea perfettamente con la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) adottato nel maggio 1992 ed entrato in vigore nel marzo 1994, il cui scopo era quello di contrastare il cambiamento climatico.

Nell’ambito del Protocollo di Kyoto, adottato l’11 dicembre 1997 nella città di Kyoto in Giappone, l’Unione Europea si era impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas serra dell’8% nel primo periodo compreso tra il 2008 e il 2012. Obiettivo ripartito tra gli Stati Membri nell’ambito di un accordo di condivisione degli oneri che fissava obiettivi di emissione per ciascun Stato Membro. Il Protocollo di Kyoto è stato ratificato dall’Unione Europea e da tutti gli Stati Membri il 31 maggio 2002. Tale protocollo non coglie l’Unione Europea di sorpresa perché aveva già iniziato a sviluppare politiche energetiche miranti alla salvaguardia dell’ambiente con l’approvazione nel 1995 del Libro Bianco “Una politica energetica per l’Unione Europea” che si poneva l’obiettivo di definire una nuova politica energetica per l’Unione Europea che puntava al raggiungimento di migliori livelli di competitività nel campo dell’approvvigionamento e della salvaguardia dell’ambiente, individuando un nuovo approccio riguardo al tema dell’efficienza energetica e del risparmio energetico mediante la promozione delle energie alternative, c.d rinnovabili; tematiche che spingevano a collocare il settore dell’energia nella politica di protezione ambientale, in quanto si riscontrava che ogni azione energetica aveva un certo impatto sull’ambiente sia a livello locale, regionale o globale. In questo modo l’integrazione della dimensione ambientale divenne fondamentale nella politica energetica perché contribuiva al conseguimento dello sviluppo sostenibile.

Il 20 novembre 1996, il Libro Verde “Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili”, sviluppò la strategia comunitaria sulle energie rinnovabili come previsto nel Libro Bianco “Una politica energetica per l’Unione Europea”. per lo sviluppo della seguente strategia parti da una riflessione sull’attuale situazione, dove emerse che le fonti energetiche rinnovabili non erano sfruttate in maniera omogenea e sufficiente nell’Unione Europea; infatti il loro contributo al complessivo consumo interno di energia era inferiore al 6%. Questa bassa percentuale dell’energia rinnovabile nel bilancio energetico della comunità, non solo rendeva difficile il rispetto degli impegni internazionali in materia di protezione ambientale, ma metteva anche dinanzi a degli effetti negativi che in particolar modo si sarebbero ripercorsi sulla sicurezza dell’approvvigionamento e nel medio lungo termine sulla competitività economica.

Nel corso dell’elaborazione della strategia per le energie rinnovabili si mise in luce anche che il livello di sfruttamento delle energie rinnovabili tra i vari Stati Membri variava per le diverse condizioni geografiche e climatiche, e soprattutto per le diverse politiche introdotte a sostegno, e che una promozione attiva delle energie rinnovabili avrebbe contribuito a proteggere l’ambiente, a ridurre le emissioni di CO2 del settore dell’energia, a diminuire la dipendenza dall’energia di importazione; promozione che avrebbe dato luogo allo sviluppo nel settore delle fonti energetiche rinnovabili a nuovi posti di lavoro.

Proseguendo nelle riflessioni per elaborare la strategia, si pose in risaldo la presenza di industrie nell’Unione Europea che per molti aspetti erano tecnologicamente all’avanguardia a livello mondiale nel campo delle energie rinnovabili, al punto da poter esportare l’energia prodotta verso i paesi dell’Asia e dell’Africa per i quali si prevedeva una forte crescita del consumo di energia. Il Libro Verde nella definizione della strategia per le fonti energetiche rinnovabili fissò gli obiettivi concernenti le fonti energetiche rinnovabili, individuò gli ostacoli che impedivano una loro maggiore diffusione e le possibili soluzioni per superarli in modo da riuscire ad aumentare la loro quota, il tutto non solo avvalendosi di riflessioni e osservazioni, ma anche delle previsioni in materia di energia elaborate dai servizi della Commissione nel documento “Energia europea fino al 2020” e dello studio TERES II. Ma non solo, nello stesso tempo pose all’attenzione il problema dell’approvvigionamento, in quanto l’Unione Europea in quel periodo importava il 50% dell’energia consumata, percentuale che da quel momento per un arco di 25 anni fu vista in crescita al punto da toccare il 70%. Data questa situazione di dipendenza l’Unione Europea doveva impegnarsi a sviluppare le fonti energetiche rinnovabili per apportare un contributo rilevante al miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento. Sviluppo che nello stesso tempo avrebbe originato degli effetti positivi sullo sviluppo regionale e sull’occupazione, in quanto le energie rinnovabili si configuravano come delle energie locali; infatti dagli studi emerse che l’incremento, la gestione e la manutenzione delle fonti energetiche rinnovabili avrebbe richiesto più manodopera rispetto alle tecnologie che si basavano sui combustibili fossili, al punto da dare luogo ad un aumento dell’occupazione cinque volte superiore a quello di un ulteriore espansione dei combustibili fossili con ricadute degli effetti positivi in particolar modo in quelle regioni prive di uno sviluppo industriale.

Nel corso dell’elaborazione della strategia sulle fonti energetiche rinnovabili furono messi in evidenza i seguenti ostacoli:
• ostacoli finanziari, in quanto i progetti sull’energia rinnovabile non offrivano precise indicazioni sullo scenario a lungo termine e impedivano agli investitori e alle strutture finanziarie di avere una visione a lungo termine dei progetti stessi;
• carenza di conoscenze riguardo alle possibilità offerte dalle tecnologie in materia di energia rinnovabile;
• atteggiamento negativo nei confronti delle rinnovabili, basato sulla resistenza generale al cambiamento, da parte di società nazionali di energia, in particolare i monopoli;
• problemi tecnici e economici per la connessione alle reti elettriche centralizzate;
• variazione della fornitura di energia alla rete tra il giorno, la notte e le stagioni da parte dell’energia eolica e solare;
• necessità di adeguare le infrastrutture per i biocarburanti;
• requisiti tecnici, richiesti alle fonti energetiche rinnovabili non collegate alla rete, che danno luogo a procedure laboriose e costose per l’installazione;
• alcune tecnologie da sviluppare e dimostrare, come nel caso della gassificazione della biomassa nei cicli combinati e le turbine eoliche situate in siti con velocità del vento molto bassa;
• resistenza per motivi ambientali, da parte dei residenti locali all’istallazione degli impianti per la produzione dell’energia rinnovabile;
• quadro non trasparente, instabile e imprevedibile per lo sviluppo e la diffusione delle fonti e delle tecnologie di energia rinnovabile, frutto di vari regimi nazionali di promozione che spesso cambiano rapidamente.
Sulla base del documento “Energia europea fino al 2020”, dello studio TERES II e degli ostacoli a cui si doveva far fronte, il Libro Verde elaborò la strategia per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili che fissava l’obiettivo per il 2020 del 12% del consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili; un contributo al bilancio energetico dell’Unione Europea doppio rispetto alla percentuale di partenza, che per essere raggiunto necessitava di sostegno e promozione in vari campi politici, in modo da spingere gli Stati Membri ad attuare delle politiche a livello nazionale. Raddoppio della percentuale dell’energia da fonti rinnovabili che avrebbe contribuito a ridurre di circa il 20% la dipendenza energetica rispetto alla situazione attuale, dando luogo nello stesso tempo a più di 500.000 posti di lavoro, che sarebbero stati creati nella costruzione, istallazione, funzionamento e manutenzione delle tecnologie rinnovabili. Ma nell’attuazione di queste strategie un ruolo importante doveva essere ricoperto dalla cooperazione tra Comunità e gli Stati Membri per garantire la compatibilità delle politiche comunitarie e nazionali con le politiche che erano state concordate in materia di energia, migliorando contemporaneamente anche il coordinamento delle azioni politiche a livello comunitario e all’interno della Commissione.

ROMINA GIOVANNOLI

 

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