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LE “INVERSIONI AD U” DELLE AZIENDE MULTINAZIONALI IN CINA

 

Il mercato cinese è stato spesso visto come quello ideale, con una demografia in crescita, almeno sino al 2000, ed una ricchezza pro capite in perenne, o quasi sviluppo.

Cina PIL pro capite

Quindi un mercato quasi ideale per le multinazionali, peccato che il problema sia proprio in quel “Quasi”. La Cina è un enorme mercat in crescita, ma con barriere culturali e politiche enormi. Meentre nel resto del mondo una multinazionale può pretendere, o forzare a suon di investimenti, che il modello economico locale si adatti alle proprie necessità, questo non vale per la Cina dove già, di base, il consumatore chiede che siano i modelli di business stranieri ad adattarsi a lui,

Questo ha fatto si che numerosissime multinazionali siano entrate con intenti bellicosi, salvo poi uscire con perdite e la coda fra le gambe. Ecco un’infografica che vi mostra le “Inversioni a U” delle principali multinazionali americane in Cina

Google, ad esempio, entrò nel 2006 e raggiunse anche una quota di mercato del 2010, ma pooi problemi con la proprietà intellettuale, polemiche sulla censura ed il fatto che il leak dei dati del “Progetto aurora” avessero avuto origine proprio dalla Cina ha convinto la società a ritirarsi lasciando tutto il mercato a Baidù. Yahoo ed Amazon sono entrate nel 2004, ma la prima non ha avuto molto successo e quindi ne è uscita, mantenendo però una ricca e proficua partecipazione in Alibaba, la seconda ha avuto un successo iniziale raggiungendo il 15% della quota di mercato, ma non è poi riuscita a competere ed ha visto la sua quota ridursi all’uno, per poi chiudere definitivamente. Uber ha avuto molti problemi regolamentari che l’hanno convinto a cedere ad una società simile cinese, Didi.

La guerra commerciale e politica in corso fra Xi e Trump porterà ad un peggioramento della situazione per le mutlinazionali in Cina ed è possibile che in futuro si possano vedere altre fughe precipitose dal mercato.

 

 

 

 


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