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Le facili soluzioni del Corriere: produrre gas in Italia. Intanto geliamo e paghiamo

 

I prezzi del Gas Naturale stanno andando alle stelle, e questo mette in ginocchio i fessi. Fra questi ultimi ci sono tutti i paesi europei che coordinatamente, senza nessuna valutazione sulle implicazioni di mercato, negli ultimi anni hanno deciso di abbandonare altre fonti energetiche, tranne le variabili verdi, per concentrarsi solo su questa. In questo modo si sono legati mani e piedi a poteri stranieri che oggi sono in grado di ricattare 500 milioni di europei. Un colpo di genio, per il quale paghiamo profumatamente Commissione Europea e Consiglio d’Europa (cioè i governanti). Un persona presa casualmente per strada sarebbe stato in grado di fare meglio…

Quindi, con le bollette energetiche che vanno alle stelle (Ah si, dimenticavamo di dire che la UE ha legato anche i prezzi di scambio dell’energia elettrica al gas, qualsiasi sia la fonte, tanto per fregarci in modo completo) il Corriere, nella figura della sua più geniale firma, cioè Fubini, ci viene a offrire la soluzione: se il gas straniero costa troppo, allora produciamolo in Italia. 

Di per se sembrerebbe, agli occhi di un giornalista superficiale, un’ottima soluzione. Effettivamente l’Italia ha delle riserve interessanti di idrocarburi, on e offshore

Effettivamente la produzione di Gas Naturale è in calo dalla metà degli anni 90

Le cause sono state molteplici: da un lato l’abbondanza nelle forniture internazionali, dall’altro i problemi di subduzione del fondale marino dell’area del Delta del Po’, area tradizionale di estrazione, a causa dello sfruttamento dei giacimenti. L’abbassamento del fondale marino ha causato infiltrazioni di acqua salata che danneggiano le culture e le attività economiche locali.

Comunque, anche pensando di superare questi limiti, effettivamente l’Italia ha degli riserve di gas naturale non indifferenti:

Quindi problema risolto, e, confermando Fubini, risolviamo il problema dando il via alle 80 concessioni di approvate di trivellazione nell’Adriatico: così facciamo contenti gli azionisti delle società di estrazione, qualche briciola finirà allo stato, e magari si abbasserà il prezzo del gas interno. Evviva, dopo decenni il Corriere ne azzecca una!

No, purtroppo no. 

Il Gas non è un rubinetto che si può aprire e chiudere. L’aumento, limitato, può esserci in impianti esistenti, ma non si può pensare di realizzare impianti estrattivi, e di collegarli alle reti di distribuzione, in tempo per dare un sollievo alla crisi attuale. La prossima primavera il problema del gas sarà superato perché:

  • Comunque i valori più alti stanno spingendo per un aumento della produzione mondiale, anche in altre aree del mondo, e avremo un calo dei prezzi. La crisi attuale, comunque, è destinata al superamento;
  • la crisi economica comunque verrà a comportare un forte taglio delle produzioni industriali, per cui comunque la domanda calerà. Inoltre il mix energetico verrà a cambiare.

Quindi la soluzione del Corriere è una finta soluzione, è solo l’ennesimo regalo fatto al grande capitale che muove il Corriere. L’estrazione del gas che fa parte delle riserve nazionali dovrebbe essere deciso in base a una vera politica energetica di medio – lungo periodo, non perché quest’anno il prezzo è folle. Anche perché, banalmente, il gas potrebbe venir estratto quando i costi saranno molto bassi, quasi non economicamente sfruttabili. Le soluzioni per il problema in corso deve venire da qualche soluzione di carattere fiscale, sia cancellando oneri di sistema e IVA, sia con contributi. Draghi deve farsene una ragione, oppure, a cavallo delle elezioni presidenziali, rischia di trovarsi ad affrontare qualche grosso problema sociale.

 

 


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