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LE BASI PER TUTTI: I SALDI SETTORIALI di Luca Tibaldi

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Ok, cerchiamo di far assimilare a tutti un concetto fondamentale, perché comprendendolo si viene a capire chiaramente perché rimanendo nell’Euro non potremo mai uscire dalla crisi.

Ovviamente il tema è analizzato in maniera semplicistica, per farlo comprendere a tutti. Non me ne vogliano gli esperti.

Allora… ogni Stato ha tre grandi MACROSETTORI economici. Tre. Non di più, non di meno.

Questi tre macrosettori sono:

-Il settore GOVERNATIVO (o pubblico).

-Il settore NON GOVERNATIVO (o privato, cioè cittadini, aziende e settore bancario).

-Il settore ESTERO (cioè i rapporti che il Paese ha con il resto del mondo.

Come è naturale, ognuno di questi settori ha dei flussi, degli spostamenti di denaro in entrata e in uscita, e tutti e tre i settori sono in contatto tra loro.

-I flussi in entrata e in uscita nel settore GOVERNATIVO sono, ovviamente, le TASSE e la SPESA. Lo stato spende, e quindi fa entrare liquidità nell’economia, e poi tassa, riprendendosi una parte di quella liquidità per evitare un aumento dell’inflazione.

-Nel settore NON GOVERNATIVO sono i RISPARMI e gli INVESTIMENTI.

-Nel settore ESTERO sono le ESPORTAZIONI e le IMPORTAZIONI.

Ogni Stato ha questi tre settori che vanno avanti continuamente con i loro flussi.

Tutto chiaro fino a qui? Perfetto.

Ora, esiste una semplice “equazione”, teorizzata da Wynne Godley, che dice che la somma dei saldi dei tre settori è pari a ZERO.

Cioè,

SALDO SETTORE GOVERNATIVO + SALDO SETTORE NON GOVERNATIVO + SALDO SETTORE ESTERO = 0

Ovvero,

(SPESA-TASSE) + (RISPARMI-INVESTIMENTI) + (EXPORT-IMPORT) = 0

Bene, è un concetto molto semplice.

Ora da questo facciamo un passo avanti. Se la somma di tutti e tre i settori deve essere zero, è ovvio che non possono essere tutti e tre contemporaneamente positivi o negativi.

Se fossero TUTTI positivi (cioè se i settori fossero in surplus), allora la somma sarebbe maggiore di zero, e quindi l’equazione non si risolverebbe.

Se fossero TUTTI negativi (cioè se i settori fossero in deficit), allora la somma sarebbe minore di zero, e quindi l’equazione non si risolverebbe ugualmente.

Se proseguiamo su questo ragionamento, diventa semplice comprendere che, quindi, il DEBITO di un settore è sempre la RICCHEZZA di un altro settore.

IL DEFICIT DI UN SETTORE È IDENTICO AL SURPLUS DI UN ALTRO SETTORE.

Se voglio che la somma sia zero, è ovvio che i valori devono essere opposti.

5-5=0

100-100=0

4698-4698=0

Uno è positivo, l’altro è negativo. Opposti.

E infatti se guardaste un qualsiasi grafico che mostri il saldo del settore pubblico e quello del settore privato, vedreste che le linee sono quasi speculari. E non solo per l’Italia. Questo avviene per l’Italia come per la Grecia come per la Germania come per gli Stati Uniti.

Se il settore PUBBLICO è in DEFICIT (cioè la SPESA È SUPERIORE ALLE TASSE), allora il settore PRIVATO è in SURPLUS (cioè GUADAGNA).

Tutto chiaro? Bene. Ora analizziamo brevemente i tre settori.

1) SETTORE NON GOVERNATIVO: Il settore non governativo, o privato, siamo noi: i cittadini, le aziende, il sistema bancario.

Nel settore privato NESSUNO può creare nuova ricchezza finanziaria al netto. I cittadini e le aziende non possono creare nuovo denaro, e il sistema bancario lo fa con il sistema credito-debito, in cui non si viene a creare, alla fine, niente di nuovo. Pertanto il netto del settore privato è zero.

Anzi, in Italia dal 1992 lo Stato ha un avanzo primario, cioè il settore governativo è in surplus. Ora dovrebbe essere chiaro, quindi, che se il settore governativo è in SURPLUS (tasse>spesa), il settore privato è in deficit (cioè si impoverisce).

2) SETTORE GOVERNATIVO NELL’EUROZONA: Qui arriviamo al nocciolo della questione. Uno dei più famigerati trattati europei, il Fiscal Compact, che abbiamo avuto modo di analizzare anche su questo blog, prevede che gli Stati attuino il pareggio di bilancio, cioè che la spesa sia uguale alle tasse. Noi siamo stati i primi della classe, inserendolo nella Costituzione (Art. 81). Se la spesa è uguale alle tasse, allora è ovvio che il saldo del settore governativo diventa pari a zero, giusto?

Spesa=100, Tasse=100. Saldo=0.

Quindi, ricapitolando, se il settore privato non crea nuova ricchezza finanziaria, e con il pareggio di bilancio non può farlo nemmeno il settore pubblico, cosa resta nell’equazione della somma dei saldi?

Esatto, resta solo il…

3) SETTORE ESTERO: Visto che siamo nell’Eurozona, e che quindi il settore pubblico da una parte rischia molto quando fa spesa pubblica perché quella liquidità rappresenta tutto denaro preso in prestito dai grandi mercati dei capitali PRIVATI (visto che lo Stato non è più monopolista della moneta), e dall’altra non può fare spesa a deficit per arricchire il settore privato a causa del pareggio di bilancio, per creare nuova ricchezza finanziaria dobbiamo NECESSARIAMENTE puntare tutto sulle ESPORTAZIONI, dobbiamo necessariamente competere sui mercati esteri. Puntare tutto sulle esportazioni non è una scelta, non lo facciamo per prestigio, lo facciamo perché siamo OBBLIGATI.

Questo è, molto semplicemente, negativo (per il discorso export vi rimando a questo articolo: https://scenarieconomici.it/la-religione-dellexport-perche-non-sempre-funziona-di-luca-tebaldi/ )

La competizione sfrenata comporta quasi sempre la perdita di diritti, meno sicurezza lavorativa, tagli ai salari… ma soprattutto comporta che noi dobbiamo competere con altri sistemi in cui, al contrario di noi, lo Stato esiste eccome e fa spesa pubblica!

Inoltre, per aumentare la competitività ci sono solo 3 strade:

-Agire sul cambio (cosa che non possiamo fare all’interno dell’Euro).

-Fare investimenti pubblici (che non ci sono grazie all’austerità e alla stretta fiscale) e privati (che in un periodo di crisi e incertezza non ci sono).

-Ridurre i costi di produzione (cioè attuare sempre una svalutazione interna, ossia tagliare i salari, unica strada possibile).

E quindi ecco che se l’UNICA fonte di ricchezza finanziaria è il settore estero, noi dobbiamo attuare le dannose austerità per abbassare i costi di produzione, dobbiamo fare le “riforme strutturali” per aumentare la competitività, e così via.

Se volete restare nell’Euro questa è e sarà sempre l’unica strada.

Se volete, invece, tornare a vivere e ad avere un guadagno, dobbiamo uscire dall’Euro, strappare i trattati e riconsegnare allo Stato il potere che gli spetta di diritto.

E questa non è un’opinione, questo è un fatto costituzionale. Se l’articolo 47 della Costituzione dice che la Repubblica incoraggia e tutela il RISPARMIO, mi volete spiegare come può farlo se non fa deficit di bilancio?

Non può. Se il settore pubblico non è in deficit, non può aumentare il surplus del settore privato. Il deficit di bilancio è un diritto costituzionale. Un diritto costituzionale che ci è stato strappato.

Fatevene una ragione.

Luca Tibaldi

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