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“Lo Stato sotto attacco!!!” di Raffaele SALOMONE-MEGNA

 

 

 

Come riportato in un illuminante articolo di Bruno DETTI (https://scenarieconomici.it/la-riforma-del-titolo-v-del-2001-unipotesi-sul-declino-dellitalia-di-bruno-detti/) la modifica del TITOLO V della Carta Costituzionale attuata nel 2001, dal mai vituperato abbastanza Massimo D’ALEMA, è stata una riforma criminogena che ha accentuato la crisi del sistema Italia.

Ma non basta.

Io aggiungo che è una bomba ad orologeria con la finalità di colpire a morte lo stato nazione italiano, per aprire le porte alla possibilità di realizzate gli Stati Uniti d’Europa, anche accorpando autonomie locali che dovessero scaturire dall’attuazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli.

A me sembra che questa bomba a tempo ormai stia per esplodere. Perché ? E’ presto detto.

Premettiamo che l’essenza stessa dello stato italiano è stata attaccata dall’alto, con le continue limitazioni di sovranità del Parlamento a vantaggio di organismi internazionali e sovranazionali non eletti ed al di fuori di qualsiasi controllo politico e giudiziario, conseguenti alla firma del trattato di Maastricht, quali C.E. e B.C.E., e dal basso con gli effetti conseguenti alla modifica del Titolo V.

L’originario articolo 114 del Titolo V, quella della Costituzione del 1948, così riportava: La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni.”.

Il testo attualmente vigente così riporta: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Orbene, sic stantibus rebus, è possibile, secondo la Costituzione vigente, la concessione da parte del Governo Movimento 5 Stelle-Lega dell’autonomia a regioni o gruppi di regioni.

Pertanto, quanto viene richiesto dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è assolutamente lecito, ma ci chiediamo: è anche opportuno?

Crediamo di no per i seguenti motivi di ordine sia esterno che interno.

Si sta infatti da lungo tempo delineando un quadro geopolitico alquanto sconcertante e che dovrebbe farci riflettere tutti attentamente: in meno di un quinquennio e precisamente tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, da un canto abbiamo la Germania che si riunifica e dall’altro la divisione della Cecoslovacchia, la polverizzazione della Jugoslavia, la frammentazione dell’URSS ed oggi come allora in Italia nuovamente la richiesta di autonomia da parte di alcune regioni del nord.

Credo che a tutti dovrebbe essere chiaro il disegno sotteso a questo scenario: la produzione industriale si deve accentrare negli stati europei centrali, rectius Germania, vedi il progetto del ministro nazista dell’economia Funk, lasciando agli stati periferici, quelli mediterranei, solo le briciole ed il ruolo di esportatori di mano d’opera qualificata a basso prezzo, cosa che già sta avvenendo per l’Italia. Esportiamo laureati a fronte dell’ingresso di africani senza qualifica alcuna.

La finalità è la deindustrializzazione dell’Italia, sia essa del nord, del centro o del sud.

Questo processo sta andando avanti inesorabilmente da più di un ventennio e si accentuerà ancor di più con una organizzazione dell’Italia su base federale, mentre Germania e Francia rinnovano l’accordo di Aquisgrana per mettere in comune la force de frappe francese ed il seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU della Francia.

Le singole regioni o gli eventuali accorpamenti di regioni, non ci si illuda, conteranno in Europa meno di niente, saranno delle vere e proprie mosche cocchiere.

Avremo così un ulteriore indebolimento della struttura produttiva su base nazionale, oltre a destarsi questioni non di poco conto.

Facciamo un esempio: perché mai un società che fornisce servizi su scala nazionale, ma che ha sede legale in una determinata regione, dovrebbe pagare le tasse regionali solamente a quest’ultima?

Vi è poi una questione di politica interna.

Porre la questione prima delle elezioni europee di maggio, come vorrebbe il presidente della regione Veneto Luca ZAIA, potrebbe essere un sesquipedale errore, si andrebbero a rianimare le opposizioni, in particolar modo PD e Forza Italia che versano in uno stato comatoso.

Infatti, da elettore meridionale, assieme a tanti altri, sino ad ora ho ritenuto Salvini un politico nazionale che fa l’interesse di tutti, vale a dire sia del Nord, sia del Centro, sia del Sud, e così lo hanno valutato gli elettori abruzzesi, che non gli hanno fatto mancare il loro suffragio e che, dopotutto, non risiedono in Val Brembana.

Ma qualora dovesse passare il messaggio che alla fin fine la Lega resta sempre la stessa, anche se non si chiama più Lega Nord, vedi anche le infelici dichiarazioni del Ministro Busetti, e che il suo sovranismo e solo di maniera e sbandierato per raccogliere facili consensi, allora credo che questo Governo perderà, in un amen, gran parte del consenso popolare che sino ad ora ha goduto, al Nord, al Centro ed al Sud e questo sarebbe una iattura poichè una cosa sono i sondaggi che possono essere favorevoli e ben altra cosa sono i risultati elettorali.

Perché deve essere ben chiaro ai nostri governanti, di qualunque latitudine essi siano, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Non ci sono scorciatoie.

Intelligenti pauca.

Raffaele SALOMONE-MEGNA

 


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