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L’argento supera i 100 dollari all’oncia, ma siamo sicuri che sia un vero record storico?
Le quotazioni hanno superato la soglia dei 100 dollari all’oncia. Tuttavia, calcolando l’inflazione dal picco del 1980, il valore reale era molto più alto. Ci aspetta un nuovo crollo come 40 anni fa? L’analisi tecnica.

Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno salutato con entusiasmo, e una certa dose di clamore mediatico, il superamento della soglia psicologica dei 100 dollari all’oncia da parte dell’argento. Le prime pagine dei giornali finanziari gridano al “record storico“, spinte dall’eccitazione per un metallo che, tradizionalmente considerato il “fratello povero” dell’oro, sembra oggi prendersi la sua rivincita. Tuttavia, per chi è abituato a leggere i dati economici depurandoli dall’illusione monetaria, la realtà appare decisamente diversa.
Per comprendere il reale valore dell’argento oggi, è indispensabile fare un passo indietro, per la precisione agli anni Settanta e ai primi anni Ottanta.
I fantasmi degli anni Settanta e l’illusione nominale
Tra il 1979 e il 1980, al culmine di un periodo di altissima inflazione e in uscita da una severa crisi energetica globale, l’argento toccò un picco nominale intorno ai 40 dollari. Era la fine dell’amministrazione Carter negli Stati Uniti, un’epoca caratterizzata dalla stagflazione e dal celebre tentativo dei fratelli Hunt di monopolizzare il mercato di questo metallo.
Ecco il grafico sui prezzi dell’argento storici degli ultimi 100 anni, da Macrotrends:
A un primo sguardo, i 100 dollari attuali sembrano polverizzare i 40 dollari del 1980. Ma l’economia, come ben sappiamo, non si misura in valori nominali. Se applichiamo il tasso di inflazione cumulato degli ultimi quarantacinque anni, il quadro cambia radicalmente.
- Il picco del 1980, ricalcolato con il potere d’acquisto odierno, equivarrebbe a circa 140-150 dollari all’oncia.
- Il prezzo attuale di 100 dollari, pur essendo notevole, si posiziona quindi ben al di sotto del reale massimo storico.
Ecco da Macrotrends.net un grafico sui prezzi dell’argento ricalcolati in termini reali:
Questo ci ricorda una lezione fondamentale di macroeconomia keynesiana: il potere d’acquisto della valuta è l’unico vero metro di giudizio per la ricchezza reale.
Il contesto macroeconomico: corsi e ricorsi storici
Il parallelismo tra quell’epoca e la nostra situazione attuale è affascinante, ma anche preoccupante. In entrambi i casi assistiamo a un rally dei metalli preziosi in un momento di uscita da un ciclo di alta inflazione.
Oggi, come allora, l’aumento dei prezzi dell’argento è stato guidato da due fattori:
- La ricerca di beni rifugio per proteggersi dalla svalutazione monetaria.
- L’incertezza geopolitica, che spinge gli investitori ad abbandonare gli asset tradizionali.
Di seguito, un raffronto tra le due epoche storiche:
| Parametro | Picco 1980 (Fine era Carter) | Situazione Attuale (2026) |
| Prezzo Nominale | ~40 $/ oncia | ~100$ / oncia |
| Prezzo Reale (Valore odierno) | ~150 $/ oncia | 100$ / oncia |
| Driver dell’Inflazione | Crisi petrolifera, shock offerta | Post-pandemia, transizione energetica |
| Esito successivo | Crollo verticale dei prezzi (-80%) | Incertezza del mercato |
Cosa succederà ora? Il rischio di una caduta verticale
La storia economica raramente si ripete in modo identico, ma spesso fa rima. Il picco degli anni Settanta fu seguito da un crollo verticale delle quotazioni: quando la Federal Reserve di Paul Volcker alzò drasticamente i tassi di interesse per spezzare le reni all’inflazione, il costo del denaro prosciugò la speculazione e l’argento tornò a quotazioni modeste.
Oggi ci troviamo in una situazione simile. Le banche centrali stanno manovrando i tassi per raffreddare l’economia, e l’inflazione sembra in rientro. Se il ciclo monetario dovesse restringersi ulteriormente, il rischio di una forte correzione per l’argento è concreto.
In conclusione, festeggiare i 100 dollari come un record assoluto è un errore di prospettiva. L’argento è certamente in un trend rialzista formidabile, ma prima di dichiarare la fine della storia finanziaria, faremmo bene a ricordare che i picchi euforici, soprattutto quando spinti dalla speculazione da fine ciclo inflattivo, possono preludere a cadute altrettanto repentine.
E intanto, ecco le maggiori riserve d’argento al mondo:










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