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L’Argento sulle montagne russe: tra “Meme Stock” e la fuga dalla svalutazione monetaria

L’argento tocca nuovi record con volatilità estrema, spinto dalla speculazione retail e dalla paura della svalutazione monetaria. Mentre Goldman Sachs vede l’oro a 5.400$, l’industria trema per i costi fuori controllo.

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L’argento non è più solo un metallo prezioso o industriale, ma è diventato l’ultimo campo di battaglia tra la logica fondamentale e la frenesia speculativa dei retail.

Se guardate il grafico dell’argento di queste ore, potreste scambiarlo per quello di una criptovaluta minore o di una meme stock dei tempi d’oro di Wall Street. Invece, stiamo parlando di uno dei metalli più importanti per l’industria globale. Dalle Meme stock passiamo alle Meme Commodity?

Il prezzo spot dell’argento si trova letteralmente sull’ottovolante: in una singola seduta siamo passati da 103 dollari a un picco di 116 dollari l’oncia, per poi ritracciare violentemente e risalire verso area 110, anzi verso i 113. Ecco il grafico in questo momento (27 Gennaio ore 8.30 specifichiamo).

 

Non si tratta di movimenti fisiologici, ma di una volatilità estrema che segnala qualcosa di rotto nel meccanismo di formazione dei prezzi.

La “Memificazione” di un metallo industriale

La dinamica attuale vede l’ingresso massiccio degli investitori retail che, spinti dalla paura e dall’avidità, hanno trasformato un metallo semi-prezioso in un asset puramente speculativo. Il prezzo è più che quadruplicato nell’ultimo anno, segnando un impressionante +89% dall’inizio del 2024.

Tuttavia, come fa notare TD Securities, questa euforia poggia su basi fragili:

  • Gli indicatori di scarsità fisica dell’argento si stanno attenuando.
  • La domanda industriale  è in rallentamento, cosa ovvia quando i prezzi vanno fuori scala, spingendo verso la ricerca di succedanei o di soluzioni industriali alternative.

Siamo di fronte a una classica bolla speculativa, gonfiata dalla leva finanziaria e dalla narrazione, più che dai fondamentali di domanda e offerta.

La paura della svalutazione: il vero motore

Se la speculazione è la scintilla, il carburante è la paura macroeconomica. La corsa verso i hard assets (beni rifugio tangibili) è alimentata dal timore concreto che i governi e le banche centrali stiano erodendo irreversibilmente il potere d’acquisto delle valute fiat.

Le preoccupazioni riguardano:

  1. La stampa di moneta incontrollata per finanziare il debito pubblico.
  2. La soppressione dei tassi di interesse reali.
  3. I dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve e le potenziali, disperate, intervenzioni valutarie di Giappone e Stati Uniti.

In questo scenario, l’investitore non cerca rendimento, cerca salvezza. E si rifugia nel metallo.

L’Oro non sta a guardare: le previsioni “monstre”

Mentre l’argento si comporta come un adolescente irrequieto, l’oro prosegue la sua marcia, anche se molti analisti di Bank of America lo ritengono ormai sopravvalutato. Eppure, il mercato rialzista persiste, sostenuto dai rischi geopolitici e dal debito globale fuori controllo.

Ecco le previsioni aggiornate delle grandi case d’investimento, che sembrano quasi gareggiare a chi la spara più grossa, segno dei tempi incerti che viviamo:

FonteTarget Prezzo OroOrizzonte Temporale
Goldman Sachs$ 5.400 / onciaDicembre 2026
Ed Yardeni$ 6.000 / onciaFine 2026
Ed Yardeni$ 10.000 / onciaFine 2029

Michael Hartnett di BofA ricorda che i mercati rialzisti dell’oro hanno storicamente visto rialzi superiori al 300%, suggerendo che, irrazionalità a parte, c’è ancora spazio di manovra. Certo che un rialzo del genere crea la base o per una bolla, oppure sono l’indicatore di una svalutazione che non viene registrata dagli indici ufficiali.

Il danno all’economia reale

C’è però un rovescio della medaglia che spesso sfugge ai grafici finanziari. L’argento non è solo una fiche da casinò; è un componente critico per l’elettronica e, soprattutto, per i pannelli solari.

Questa volatilità estrema impedisce alle aziende di pianificare i costi e di fare stoccaggio in modo razionale. Quando una materia prima diventa imprevedibile, l’intera catena di approvvigionamento soffre, rischiando di frenare proprio quei settori tecnologici che dovrebbero guidare la crescita.

Come finirà?

Secondo Hartnett, ci sono tre possibili eventi che potrebbero porre fine a questa corsa maniacale:

  • Una tregua geopolitica e commerciale strutturale tra USA e Cina.
  • Una rivalutazione ufficiale delle riserve auree da parte delle banche centrali, che porrebbe la base per un’operazione espansiva monetaria.
  • Un rialzo aggressivo dei tassi da parte della Fed in risposta a una seconda ondata inflattiva, anche se questo dipenderà dal nuovo Presidente della Federal Reserve.

Fino ad allora, prepariamoci a vedere ancora molte oscillazioni violente. L’argento è diventato il canarino nella miniera di un sistema monetario sotto stress, ma il canarino, al momento, sembra aver assunto steroidi.

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