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L’America tenta un’escalation silenziosa: 100 palloni spia nell’Indo-Pacifico

L’Esercito americano lancia un’esercitazione misteriosa: oltre 100 palloni aerostatici ad alta quota per testare un’inedita strategia di sciame di droni. Un esperimento ad alto rischio che ridefinisce le operazioni di intelligence e sorveglianza contro la Cina.

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Il cielo sopra le acque dell’Indo-Pacifico potrebbe presto diventare un palcoscenico di tensione, popolato da oltre un centinaio di palloni aerostatici ad alta quota come parte di una misteriosa esercitazione dell’Esercito americano. Non si tratta di un’innocua manovra, ma di un esperimento ad alto rischio che mira a saggiare gli “effetti di massa” di un vero e proprio sciame di droni aerei.

Come ha spiegato Andrew Evans, direttore dell’ufficio di Strategia e Trasformazione del vice capo di stato maggiore dell’intelligence dell’Esercito (G-2), l’obiettivo è chiaro e audace: “Come professionisti dell’intelligence, siamo molto interessati a vedere che tipo di vantaggio potremmo creare non lanciando solo uno o due palloni alla volta, ma lanciandone 100 o più“.

Questo esperimento, ancora in fase di definizione, vedrà la partecipazione della 3a Multi-Domain Task Force e si svolgerà in un’area “ampia e aperta”, lontano dai centri abitati. Non a caso, questa precauzione serve a gestire il rischio che i palloni, a causa delle condizioni ambientali, possano precipitare, come già accaduto in passato.

Il fantasma del passato e nuove, pericolose capacità

La storia ha un precedente inquietante. Nel 2017, un enorme pallone del progetto JLENS si era liberato dai suoi ormeggi, volando per oltre 150 chilometri tra Maryland e Pennsylvania, abbattendo linee elettriche e causando il caos. Un disastro che aveva fatto deragliare un intero programma. Ma oggi l’interesse per queste tecnologie è tornato più forte che mai.

Pallone JLENS

I palloni che verranno schierati saranno di diverse dimensioni e con carichi utili (payload) differenti. Alcuni potrebbero agire semplicemente come esche per ingannare i sensori nemici, mentre altri raccoglieranno informazioni critiche. C’è addirittura l’ipotesi che alcuni possano rilasciare sistemi senza equipaggio con ulteriori “capacità di rilevamento”. Un vero e proprio arsenale volante, silenzioso e difficilmente tracciabile.

Come ha dichiarato Evans a Breaking Defense in un’intervista del 22 agosto, l’obiettivo primario è “dimostrare capacità di sciame autonomo che generino una presenza persistente e a basso costo nella stratosfera”. Se dovesse avere successo, questa tecnologia permetterebbe agli Stati Uniti di condurre operazioni di intelligence e sorveglianza (ISR) avanzate, estendere le comunicazioni tattiche e ripristinare rapidamente capacità orbitali in caso di guerra nello spazio. O semplicemente permetterà di mantenere sul chi vive le difese cinesi, usurandone le capacità, un po’ come fecero i palloni aerostatici cinesi con la difesa aerea americana.

Un Passo Verso la Ridefinizione della Guerra

Questo esperimento segna un punto di svolta. I dati e le intuizioni che ne deriveranno “informeranno direttamente la nostra strategia per integrare gli asset stratosferici nell’architettura delle nostre forze armate”, ha spiegato Evans. Non si tratta solo di una dimostrazione tecnologica, ma di un piano per “mantenere un vantaggio tecnologico e operativo in un ambiente conteso”.

In definitiva, questo sforzo è destinato a ridefinire il modo in cui gli Stati Uniti proiettano la loro potenza e raccolgono informazioni in un futuro sempre più incerto, con un occhio puntato sulla Cina e su altre potenze nell’area dell’Indo-Pacifico.

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