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L’aborme realtà dell’elezione presidenziale: il trionfo della fretta e dei poteri esterni contro la politica

 

Bisogna fare presto! Questo è il grido che sentirete se seguite una diretta TV in uno qualsiasi dei telegiornali che stanno seguendo le elezioni presidenziali. Nessuna mediazione, nessuna discussione, bisogna buttare dei nomi un po’ a casaccio perché così vogliono invidia e i poteri forti. Ecco che allora personaggi più o meno noti, qualcuno anche di qualità, vengono buttati così nella mischia, come se si stesse scegliendo una squadra per il Fantacalcio.

Una parte propone, l’altra rifiuta senza fare nessuna seria controproposta. Il tutto sotto la pessima insegna del  “fare presto”. Quindi oggi verrà bruciato in questo falò dell’approssimazione il nome di Alberti Casellati, presidente del Senato. Domani magari ci sarà Frattini, dopodomani il mago Zurlì. Nessuno si è preso la briga di chiedere agli italiani quale figura potessero veramente ritenere unificante rappresentativa. Si va avanti in questo modo, perché Mentana ha bisogno di qualche nome, come se fossimo nella scena d’interrogatorio di un cattivo film poliziesco.

Invece la politica, quella seria, quella fatta di mediazione, ma anche di ascolto sia dell’altro sia dei sentire popolare, non ha fretta. Anche se nuovo presidente fosse scelto tra una settimana o due non ci sarebbe nulla di male, anzi potrebbe essere un segno positivo di riflessione, un momento di catarsi dopo due anni di folle corsa di governo istituzionale che ha fatto tutto e il contrario di tutto. Perché non prendersi un attimo di tempo e ragionare su cosa sia l’Italia e dove voglia andare? Siamo solo La nazione della ZTL, o siamo qualcosa di diverso? Siamo tutti Letta, Conte, Salvini o Meloni, oppure vogliamo una strada alternativa per cui necessitiamo di una figura veramente unificante e in qualche modo tranquillizzante?

Comunque vada , in questa fase, abbiamo sicuramente un grande sconfitto, che si chiama Mario Draghi. Quello che era sicuramente il presidente della Repubblica un anno fa ha ricevuto, sinora, solo una manciata di voti. Tutto questo nonostante sia la star adorata dalla stampa internazionale e da tutti i media nazionali ormai ridotti peggio del Minculpop. Il grande tecnico si è rivelato un politico mediocre, troppo lontano dal popolo, autoritario, impreciso proprio dal punto di vista scientifico, punto che doveva essere il suo forte, e soprattutto piegato alle parti peggiori del suo governo: il mefistofelico trio Speranza Cartabia Brunetta, gente con tale senso politico che avrebbe distrutto perfino un governo Giolitti, Cavour, o Lorenzo il Magnifico. Tra l’altro la situazione Europea attuale mostra come la sua politica sia stata fallimentare anche dal punto di vista della revisione dei vincoli di bilancio e di Maastricht, ancora in piedi e che anzi si avviano ad essere confermati. Entrato Papa in conclave, rischia di non uscirne neppure Monsignore.


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