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La vittoria di Erdogan segna la sconfitta definitiva della strategia occidentale in Medio Oriente: ora resta solo il caos, quello totale

Erdogan ha vinto, viva Erdogan! La strategia occidentale – dovrei dire americana – di destabilizzazione della Siria con il fine ultimo di destabilizzare il nemico/competitor russo sta segnando un decisivo punto a sfavore degli artefici del caos, ossia principalmente Obama – a questo punto certamente il peggior presidente americano dagli inizi del ‘900 -: in breve, la Siria è la via per destabilizzare il Caucaso ex Sovietico, iniettando il germe dell’islamismo ben dentro la Grande Madre Russia. Peccato che nell’area medio-orientale siriana ci sia stato sempre un alleato NATO che ha cercato di giocare la propria partita, la Turchia di Erdogan, quasi sentendosi pronta per rispolverare i fasti passati del fu Impero Ottomano. Il presidente turco non ha fatto mai mistero di avere ambizioni su parte della Siria, men che meno ha mai avallato lo sdoganamento dei curdi nemici giurati della Turchia moderna, curdi tanto amati – o meglio, tanto utili – dagli/agli americani. Or dunque, nell’ambito della destabilizzazione di Assad la Turchia ha voluto giocare anche la sua partita. Questo non poteva essere accettato dai poteri ex coloniali, men che meno dagli USA: da qui le varie destabilizzazioni interne ad Ankara degli ultimi tre anni, fino a raggiungere una quasi vittoria nelle penultime elezioni in cui presidente Erdogan non riuscì ad avere il controllo del Paese per il tramite una solida maggioranza parlamentare.

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Ieri l’epilogo: le elezioni turche sono state vinte dal Presidente e dunque chi voleva limitare la Turchia nelle sue ambizioni regionali ha perso. Punto e a capo.

Ossia hanno perso gli USA (con Israele a carro), quest’ultimo paese probabilmente inizierà ora a preoccuparsi seriamente: da domani il fronte anti-Assad – dovrei dire anti-russo – sarà ancora più spaccato. Che invece si possa trattare di una “non sconfitta” per la politica esetra degli USA [certamente lo sarà per Israele] ce lo dirà il tempo, effettivamente se si fosse voluto il caos vero nell’area, beh, viene da dire che il risultato potrebbe essere stato ampiamente raggiunto.

Ma non dobbiamo dimenticare il contesto in cui tutto questo accade: la debolezza USA e la rinascita nel continente europeo dell’attore principale che reclama dopo 75 anni il suo spazio, la Germania degli Imperi falliti (vedasi oltre).

Per comprendere, Obama oggi rischia di aver seriamente bisogno di una guerra per non far vedere all’opinione pubblica i disastri economici della sua gestione negli ultimi 8 anni: per inciso, sembra chiaro che nessun repubblicano USA andrebbe in guerra ora, farebbe il gioco del presidente in uscita nascondendo il disastro obamiano fatto di una non volontà/capacità di risolvere gli eccessi che ci portarono alla crisi sub-prime. Appunto, quello che Obama ha invece voluto in politica estera è stato scatenare a 10’000 km di distanza – ovvero a distanza di sicurezza – una guerra insensata in un paese insensato, l’Ucraina, con lo scopo principe di evitare che la Germania possa anche solo lontanamente pensare di separarsi in Europa dal dominus storico d’oltreoceano, oltre naturalmente a provocare volutamente il nemico accessibile ossia la Russia (il nemico inaccessibile è la Cina, il vincitore in pectore nell’arco dei prossimi 50 anni).

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Mai errore più grande fu commesso– encore, thanks Obama -: alla fine la Germania tradirà comunque, ma oggi lo sta facendo provocando anche il caos europeo, i migranti in EU li dobbiamo al duo Ankara-Berlino e alla loro tentata rivincita sotterranea della guerra persa 70 anni fa, probabimente dietro l’intento di spostare il fulcro della disfida USA-Russia da Kiev allo scacchiere Medio-orientale ci sono proprio loro, in attuazione di una strategia sopraffina. Molto va ancora capito – e scritto, non se ne parla mai – su quale sia l’unità di intenti tra i due alleati della prima guerra mondiale, Germania e Turchia, proprio in tale relazione si cela la vera dimensione del caos che seguirà, anche in Europa.

Obama oggi deve nascondere i disastri della sua politica economica, proprio come fece Roosevelt quando riuscì ad entrare in guerra provocando il Giappone per anni (fece precisamente le stesse cose che sta facendo Obama con la Russia, ossia provocare; per fortuna che oggi c’è Putin, uomo intelligente e soprattutto non ricattabile visto che ricchissimo di materie prime). Si può tranquillamente dire che la seconda guerra mondiale è stata l’applicazione delle misure keynesiane alla massima potenza!

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E lo scopo roosveltiano era solo ed esclusivamente quello di buttarla in caciara perché tutte le sue politiche economiche, e sottolineo TUTTE [i New Deals furono tutti inconcludenti per risolvere la crisi nata dal post 1929!] erano fallite e dunque gli serviva una guerra per nascondere il disastro economico delle sue politiche! Proprio come quelle Obamiane di oggi. Chiaramente ai nostri gironi è in gioco anche la supremazia del dominus attuale e della sua valuta di riserva, magia grazia a cui chi comanda riesce a scambiare preziosi beni fisici per carta di dubbio valore senza avere il timore di svalutare [è il caso degli USA fino, in passato lo fu per Londra, Madrid, Lisbona…]. Peccato che ai tempi del New Deal gli USA fossero nelle condizioni di poter ambire – come poi han fatto – a diventare il dominus globale; oggi invece Obama ha solo da perdere, il caos voluto serve solo per cercare di conservare il potere acquistato dopo il 1945. new-deal-unemployment1 (2)

La pericolosità del momento attuale sta tutta nel parallelismo storico con la disfatta economica di Roosevelt pre-seconda guerra mondiale, lo sto spiegando da tempo ormai (soprattutto in relazione alla necessità del fu F.D. Roosevelt di mantenere le sue promesse ideologiche di bene assoluto e di uguaglianza e benessere delle masse americane, tanta ideologogia fu concausa di un conflitto globale, non dimentichiamo che gli USA Dem dei tempi erano campioni di eugenetica, stimavano Mussolini e supportavano le politiche socialiste hitleriane, molto simili a quelle roosveltiane soprattutto in poltica sociale).

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Il problema che vedo è che a questo punto indietro difficilmente si tornerà anche lato russo e dunque ci vorrà “un aiuto” a decidere di limitare le proprie ambizioni, anche e soprattutto lato russo (spero che lo spirito dell’eroe Zukov che non ottenne nulla per se dall’essere eroe dopo la guerra ai nazisti e in anche dopo aver evitato un colpo di Stato contro Krushev aleggi ancora su Mosca).

Se nelle prossime settimane vedremo confermate le tendenze in atto volte a cancellare unilateralmente le sanzioni USA contro la Russia da parte tedesca – per interessi squisitamente economici di Berlino – allora avremmo raggiunto il punto di una quasi dichiarazione di guerra, per Washington resta e resterà inaccettabile la creazione di una sfera di influenza russo-tedesca in Europa. Ovvero a mali estremi….

In questo contesto per far male veramente alla Germania si potrà finalmente ricorrere all’arma finale, ossia rompere la moneta unica, la vera fonte del recente benessere di Berlino. E ciò comporterà, una volta fissato l’obiettivo di romperlo ‘sto benedetto Euro, avere il supporto del grande alleato storico americano in Europa, leggasi del più grande alleato USA non anglosassone. Naturalmente parlo dell’Italia, che guarda caso si trova oggi sulle stesse posizioni di Londra, sempre più a malpartito rispetto alle posizioni euro-austere – ossia egemoniche – di Berlino nell’EU. Il lato negativo di tutto quello che verrà è che Roma rischierà di diventare terreno di scontro tra interessi euro-russo-tedeschi e sfida USA a Mosca, almeno fino alla fine del mandato Obamiano.

Se il mondo riuscirà ad evitare una guerra durante il prossimo anno potremo sperare in una ricomposizione della insanabile contingenza attuale, sperando che tutti vogliano fare un piccolo sforzo.

Mitt Dolcino

 

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