Seguici su

AttualitàDifesaUSA

La US Navy alza l’asticella: alla ricerca del “super-missile” AESM per dominare i cieli (e la terra)

La US Navy lancia il programma per un nuovo super-missile: l’AESM colpirà radar terrestri e aerei spia a distanze estreme. Scopri i dettagli tecnici e strategici dell’arma che cambierà la guerra aerea.

Pubblicato

il

 In un mondo dove le tensioni geopolitiche non sembrano conoscere pause e le potenze globali affilano costantemente le proprie armi, la Marina degli Stati Uniti (US Navy) ha deciso che il suo arsenale, per quanto formidabile, necessita di un ulteriore aggiornamento. Non si tratta semplicemente di acquistare nuove munizioni, ma di ripensare radicalmente la flessibilità tattica dei propri vettori. Il 18 febbraio 2026, il Naval Air Systems Command (NAVAIR) ha infatti pubblicato un avviso di “Sources Sought” (una ricerca di mercato per individuare potenziali fornitori) riguardante un nuovo e ambizioso progetto: l’Advanced Emission Suppression Missile (AESM) con capacità potenziate.

La richiesta è chiara, sebbene sfidante: trovare un missile anti-radiazioni avanzato che non solo superi in gittata tutto ciò che è attualmente a disposizione nei magazzini della Marina, ma che sia anche in grado di ingaggiare sia bersagli aerei sia terrestri. Un vero e proprio coltellino svizzero della letalità aerea, concepito per operare in quegli scenari che gli strateghi definiscono “ambienti fortemente contestati”, cioè dove la superiorità aerea della US Navy è tutt’altro che certa, anzi, magari ci si trova in situazione di minoranza.

Cosa cerca esattamente la Marina?

Per comprendere la portata di questa richiesta, dobbiamo fare un passo indietro e guardare alle dinamiche della spesa pubblica nel settore della difesa, un classico volano di innovazione tecnologica di matrice keynesiana. Il Program Executive Office for Unmanned Aviation and Strike Weapons (PEO U&W) sta sondando il terreno industriale. Non siamo ancora nella fase di acquisizione vera e propria, ma l’industria bellica è già in preallarme.

L’obiettivo primario è neutralizzare le difese aeree nemiche (missione nota come SEAD/DEAD, ovvero soppressione e distruzione delle difese aeree nemiche). Per farlo, il nuovo sistema d’arma dovrà concentrarsi su quattro pilastri fondamentali: raggio d’azione esteso, targeting avanzato, resistenza alle contromisure elettroniche e perfetta integrazione con le piattaforme attuali e future.

La Marina ha delineato una serie di requisiti tecnici stringenti, che possiamo riassumere nei seguenti punti chiave:

  • Distanza di standoff significativa: Il missile deve colpire da lontanissimo. Sebbene non sia stata dichiarata una soglia ufficiale, gli addetti ai lavori si aspettano che superi agilmente il raggio del moderno AGM-88G AARGM-ER (che già raddoppiava i circa 80 miglia nautiche del precedente AGM-88E, arrivando anche 300 km). Qui siamo ben oltre ai missili che sono in grado di colpire oltre l’orizzonte.

    AGM88 G AARGM ER

  • Seeker anti-radiazioni a banda larga: Il sistema di ricerca del bersaglio deve coprire un ampio spettro di frequenze, per non farsi ingannare dai moderni radar a salto di frequenza.
  • Navigazione di precisione: L’utilizzo di sistemi combinati GPS/INS, rigorosamente dotati di capacità anti-jamming, per resistere ai disturbi elettronici avversari.
  • Capacità multi-dominio: Questa è la vera novità. Il missile deve saper colpire sia installazioni radar a terra, sia velivoli in volo (capacità aria-aria e aria-terra). Questo significa che anche gli aerei AWACS e EW sono bersaglio di questi missili.
  • Maturità tecnologica: Si richiede un Technology Readiness Level (TRL) pari o superiore a 7. Niente progetti su carta, ma prototipi che abbiano già dimostrato il loro valore in ambienti operativi simulati.

Il contesto strategico: la minaccia A2/AD e il “killer di radar”

Perché la US Navy sente il bisogno di un’arma del genere proprio ora? La risposta risiede nelle bolle A2/AD (Anti Access/Area Denial), i complessi sistemi di difesa anti-accesso che avversari di pari livello stanno schierando, in particolare nel teatro del Pacifico. In un potenziale conflitto ad alta intensità, sopravvivere significa colpire i radar nemici rimanendo ben al di fuori del raggio dei loro missili antiaerei.

KJ 2000 AWACS cinese

Tuttavia, il pericolo non proviene solo dai lanciatori a terra. Una minaccia altrettanto grave, se non superiore, è rappresentata dai velivoli AEW&C (Airborne Early Warning and Control), i famosi “aerei radar” come il KJ-2000 cinese. Questi asset di altissimo valore operano nelle retrovie, protetti dallo spazio aereo amico, coordinando le difese e smascherando gli aerei d’attacco statunitensi a centinaia di chilometri di distanza. Abbatterli è una priorità assoluta per “accecare” la rete difensiva avversaria.

La parola chiave: Flessibilità

Il lettore attento potrebbe a questo punto porsi una domanda legittima: la US Navy non ha appena introdotto l’AGM-88G per i bersagli a terra e non sta già testando il nuovo AIM-174B (derivato dallo Standard Missile 6, con raggio oltre le 200 miglia nautiche) per i bersagli aerei a lunghissimo raggio? La risposta è sì, ma l’efficienza logistica e tattica richiede di più.

Di seguito, un confronto tra le dotazioni attuali e l’obiettivo del programma AESM:

Sistema d’ArmaRuolo PrincipaleGittata StimataPiattaforme CompatibiliLimitazioni
AGM-88G AARGM-ERAria-Terra (SEAD)> 150 miglia nauticheF/A-18, F-35C, EA-18GSolo bersagli terrestri o navali.
AIM-174BAria-Aria a lungo raggio~ 200+ miglia nauticheF/A-18 (attualmente)Solo bersagli aerei, costo elevato.
Nuovo AESMAria-Terra & Aria-AriaSuperiore ad AARGM-ERF/A-18, F-35C, EA-18GAttualmente in fase di studio di fattibilità.

Il vantaggio del nuovo AESM risiederebbe interamente nella sua flessibilità. Avere due missili specializzati è utile, ma costringe i pianificatori a dividere i carichi paganti degli aerei. Con il nuovo AESM, un caccia F-35C o un EA-18G Growler in missione di soppressione difese (SEAD) potrebbe improvvisamente trasformarsi in un cacciatore di aerei radar (AWACS) qualora se ne presentasse l’opportunità, senza dover chiamare supporto da caccia armati con missili aria-aria specifici. Quindi l’F -35C o il EA 18G, in presenza d’area d’interdizione, lanci questi missili e così spazzi via, da distanza di sicurezza, i sistemi radar avversari.

Si tratta di un’ottimizzazione delle risorse in pieno stile razionalista: massimizzare il rendimento del singolo volo, riducendo i tempi di reazione e i costi logistici di gestione di sistemi d’arma separati. Certo, integrare un seeker capace di distinguere un radar terrestre tra il rumore di fondo della terra e un aereo in volo ad alta quota richiederà investimenti massicci in elettronica avanzata e capacità di elaborazione (ECCM), ma l’industria della difesa americana ha dimostrato più volte di saper rispondere a queste sfide (purché adeguatamente finanziata).

In conclusione, l’avviso NAVAIR del febbraio 2026 non è solo una richiesta tecnica, ma un segnale geopolitico preciso. Gli Stati Uniti si preparano a contesti dove il dominio dell’aria non è più garantito a priori, e dove la capacità di neutralizzare gli “occhi” del nemico – siano essi piantati a terra o in volo a diecimila metri di quota – farà la differenza tra il successo e il disastro strategico.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento