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LA TURCHIA INTERVIENE MILITARMENTE AL FIANCO DI TRIPOLI. Conte e Di Maio fregati devono chiamare Putin. Governo incapace.

 

Poche ore dopo che Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato un voto ai primi di gennaio del  Parlamento di Ankara per autorizzare un intervento diretto turco in Libia, è arrivata la richiesta diretta da parte di Tripoli per l’intervento nel paese Nord Africano, al fianco   del governo di accordo nazionale. Una dichiarazione fatta mentre il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashagha, in visita a Tunisi, faceva sapere che “in caso di escalation” il suo governo avrebbe chiesto il sostegno militare della Turchia. Quindi presto vedremo le truppe di Ankara sul suolo africano, a 109 anni dalla guerra Italo-Turca che li sloggiò da quel territorio.

L’ennesima, colossale, sfacciata sconfitta per la politica estera italiana, in questo caso della di Conte e del Fancente Funzioni di Ministro degli esteri Di Maio. In pochi giorni quel poco che restava di influenza italiana in Nord Africa è stato spazzato via da un mix di indecisione di intervenire direttamente e di incapacità di scegliere una parte. Alla fine Conte ha dovuto telefonare a Putin per cercare di ottenerne la mediazione con il Generale Haftar e con Al Sisi che lo sostiene.In questo caso il problema sarà il superamento del caso Regeni, che ancora avvelena i rapporti con Il Cairo, ma la Real Politik indica che, ormai l’unico modo per salvare il salvabile è l’ennesimo ribaltamento di fronte e schierarsi al fianco di Russia ed Egitto e puntare sul governo di Bengasi, o almeno ad una soluzione che non lo escluda completamente. Vincono Putin, Al Sisi e perfino Trump, che ha aperto un rapporto con il generale.

Ora che succederà? Il rischio è che lo scontro si trasferisca sul campo. Erdogan rivela una sempre più pericolosa spinta espansionistica che lo mette in contrasto con i vecchi amici, cioè la Nato, ma anche con i nuovi, cioè la Russia. Nonostante le forniture militari salta all’occhio il contrasto diretto in Siria a cui si accompagna ora quello, probabile in Libia. Gli USA e la Nato che fanno? Questo è uno dei misteri: Trump sembra deciso a disimpegnarsi e la Nato non è in grado di impostare una seria strategia locale. La Grecia si schiera con Haftar, e l’Italia fa il pesce nel barile. Del resto con uomini del calibro di Di Maio e Conte non si può fare che la figura del merluzzo.

 


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