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La trappola della UE mette in difficoltà Johnson. Però alla fine basta aspettare…

La scorsa settimana ha visto alti e bassi per Boris Johnson nella complessa questione della Brexit. Siamo passati da due parziali vittorie, con l’imposizione della scadenza definitiva per i colloqui al 15 ottobre ed alla conclusione del primo accordo internazionale post UE con il Giappone, un modello per i  successivi con USA ed altre nazioni, ad una situazione molto delicata che rischia di spaccare il partito conservatore.

Poi Boris Johnson ha mostrato anche i suoi lati deboli, come tanti altri politici inglesi passati alla storia. Ad esempio di Churchill ricordiamo le vittorie, ma come Lord dell’Ammiragliato nella prima guerra mondiale e come primo ministro nella seconda ha anche compito degli errori clamorosi, come l’impresa dei Dardanelli, o lo sbarco in Norvegia. Lo stesso Johnson ha fatto due errori clamorosi, il primo legato alla Brexit, dove è caduto in una trappola creata, volontariamente o meno, da Barnier ed ha mangiato esca, amo, filo e piombini.

Bisogna ricordare che l’accordo di massima per l’uscita del Regno Unito prevedeva “L’Irish backstop”, una clausola speciale per l’Irlanda del Nord che avrebbe permesso di non creare un confine fra UK e Repubblica d’Irlanda. Senza entrare nei particolari il regno unito accettava che l’Irlanda del Nord , per un certo periodo sottoposto comunque all’accettazione locale, vedesse applicate le norme commerciali europee. Questo avrebbe reso l’area un territorio franco commercialmente e non reso necessarie barriere fisiche, mentre Londra, controllando i flussi fra Irlanda e resto del Regno, poteva controllare che questa clausola non fosse usata come grimaldello per aggirare le dogane britanniche.

Ecco la trappola: nei colloqui fra le parti Barnier ha fatto sottilmente filtrare l’idea che questa norma potesse esser utilizzata da Bruxelles per escludere le merci britanniche dall’Irlanda del Nord in caso di mancato accordo: infatti la UE avrebbe la supervisione della qualità delle importazioni agricole in molti settori, dalle uova al pesce alla carne, che dovrebbero essere adeguati agli standard europei, per cui Barnier ha minacciato, in modo diretto o indiretto, di non concedere l’autorizzazione, chiudendo l’Ulster fuori dal UK.

Ora Johnson ha abboccato e invece di vedere il bluff di Barnier, ed eventualmente reagire ad una mossa del genere DOPO, con l’appoggio dell’opinione pubblica, ha voluto agire PRIMA, con una proposta di legge chiamata “Internal market bill” (o Intermarket) che vorrebbe impedire  questo, ma che oggettivamente viene a violare l’Irish backstop perchè elimina la possibilità di Bruxelles di applicare le proprie regole: se le aziende inglesi, come dice questa legge, possono liberamente agire su tutto il territorio del Regno e non hanno standard identici a quelli europei, abbiamo che le norme europee sono disapplicate.

Ecco la trappola che scatta: alla presentazione di questo progetto di Legge Bruxelles interviene chiedendone l’immediato ritiro perchè viene a violare l’accordo per l’Irish Backstop, pena l’interruzione delle trattative per malafede di Johnson. Gli ultimi remainer e filoeuropeisti fra i conservatori si sono ribellati chiedendo il blocco della legge, capeggiati da Theresa May, ed essendo una trentina possono fermare il processo. Perchè Boris Johnson ha sbagliato? Perchè ha agito in eccesso rispetto alle minacce: se avesse tenuto il disegno in un cassetto e lo avesse usato solo in caso di esclusione pretestuosa delle aziende inglesi dall’Irlanda del Nord sarebbe passato per un eroe. Invece rischia di passare per un arruffone pasticcione. Comunque ,al contrario della may, è in una posizione di forza perchè ormai il Regno Unito è fuori dalla UE e lui non deve far altro che attendere la scadenza del 31 dicembre per ottenere , eventualmente, un’uscita secondo le norme del WTO.

In realtà l’errore principale è stato un altro: la gestione del Covid-19. il governo ha alternato mollezza e rigidità eccessiva e l’ultimo divieto alle riunioni di più di sei persone è stato accolto molto male dai britannici.


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