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La Trappola della cancellazione dell’Unanimità: come il Parlamento vuole annullare la volontà dei popoli europei.

 

Dalla Conferenza per l’Europa, la discussione pilotata sul futuro della UE che si è tenuto a Strasburgo nei mesi scorsi, l’unica proposta seria emersa è stata quella di mettere da parte il principio di unanimità per le modifiche al trattato UE, per permettere l’evoluzione militare dell’Unione. Uno sviluppo che, esistendo già la NATO e la possibilità per gli stati di concludere accordi militari multilaterali, è perfettamente inutile.

Eppure qualcuno vorrebbe procedere con questa riforma assurda,  che danneggerebbe, se non cancellerebbe, la libertà e l’autodeterminazione dei popoli europei, a cui si potrebbero imporre decisioni prese da terzi. Sul tema, in Parlamento, è intervenuto anche Antonio Maria Rinaldi “Eliminare l’unanimita metterebbe a repentaglio la sovranita’ degli Stati membri perche’ consentirebbe la creazione di alleanze di blocco fra Paesi e
questo non rientra nello spirito dei trattati“.  “Se l’obiettivo e’ superare un meccanismo di ostacolo allo
sviluppo di una difesa comune, l’art. 48 dei Trattati non offre alcun iter per renderlo possibile in tempi brevi perche’ la procedura semplificata riguarda solo modifiche relative alle politiche e azioni interne dell’Ue“, evidenzia l’On. Rinaldi, sottolineando che “la Conferenza sul Futuro dell’Europa” dalla quale e’ emersa la proposta di modificare i Trattati “doveva servire ad aprire un dibattito sulle reali cause delle crisi che hanno colpito l’Ue per renderla sostenibile, invece di proporre meccanismi per aggirare il Parlamento legittimando iniziative nell’interesse di alcuni a discapito di altri“. “Le modifiche dovevano riguardare invece tutta la governance
economica a iniziare dallo statuto monetario presente nel TFUE sul divieto di monetizzazione, bail-out e solidarieta’ fiscale che hanno reso l’euro-zona incapace di affrontare le crisi degli ultimi decenni“, prosegue l’eurodeputato leghista. “I cittadini che rappresentiamo attendono una politica fatta di investimenti, riforme strutturali, gia’ in parte compiute ma animate da obiettivi punitivi prociclici, non dettate solo dal rapporto
deficit/pil o da miopi vincoli obsoleti di bilancio e condizionalita’, come gli aiuti di Stato e da uno statuto della
Bce con solo target inflattivi e non occupazionali e il divieto di ‘lender of last resort’ e non certo la modifica del voto
all’unanimita’ in Consiglio che comprometterebbero la tutela degli interessi dei singoli Stati membri“.

La soluzione dei problemi dell’Unione Europea non può provenire dall’imposizione del potere di una parte a scapito delle altre, ma dalla risoluzione dei problemi di leadership nella UE stessa e dal perseguire gli interessi di tutti i popoli, non solo di una fetta di potenti. Il principio di unanimità serve a tutelare gli interessi dei paesi più piccoli, altrimenti cancellati da quelli più grandi.

 

 

 

 

 


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