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La Torteria di Rosanna: chi in Piemonte vuol far partire una guerra civile?

Lo zelo eccessivo delle autorità contro la Torteria di Rosanna a Chivasso rischia di far partire una sorta di piccola, ma non per questo meno aspra, guerra civile fra la maggioranza della gente che non vuole più la segregazione ed il coprifuoco ed una parte del potere che sembra piuttosto cieco e sordo, accompagnato da uno zelo che, in casi come questo, rischia di essere benzina gettata sul fuoco.

La Torteria di Rosanna è stata chiusa e perfino sequestrata (anche se in questo caso i sequestri hanno una base giuridica per lo meno dubbia) per “Non aver rispettato le normative covid-19”, perché ha tentato di stare aperta durante il lockdown più stretto, come tanti altri in Italia, messi di fronte al bivio fra chiusura o fallimento. Chi in Italia non solo dà le multe, ma effettua un sequestro, compie peggio di un delitto, un errore, perché mette forzatamente fuori legge delle persone oneste. In Italia il motto attribuito a Talleyrant “Sourtout Pas trop de Zèle” dovrebbe essere scritto a lettere cubitali in ogni ufficio pubblico, perché i risultati dell’aver ignorato queste semplici parole è la distruzione della base democratica dello Stato.

La sua chiusura ha suscitato un movimento di simpatia che ha portato ieri in piazza a Chivasso centinaia di persone, come potete vedere dalle seguenti immagini

Le forze dell’ordine sono intervenute elevando 165 multe che, quasi sicuramente, diventeranno 165 ricorsi prima al Prefetto poi al giudice di pace. Siamo sicuri che sia questa la strada giusta per creare un rapporto corretto con i cittadini?

Anche Vittorio Sgarbi è intervenuto sulla materia.

Ieri fare 165 multe alle persone in pazza sarà stato legittimo dallo stretto punto di vista, ma socialmente e politicamente è un disastro. Si cerca il divorzio, se non lo scontro, fra il popolo e le autorità, come se questo non fosse già maturato a sufficienza. Mi chiedo se colui che ha mandato carabinieri, vigili e guardia di finanza in piazza non abbia come finalità proprio quella di alimentare la tensione. Oppure non è abbastanza acuto da comprendere ciò che faceva e, ripetendo le parole di Fouché, che di polizia se ne intendeva,  “E’ peggio di un crimine, è un errore”.


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