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La svalutazione dello Yuan condanna soprattutto l’Italia in EU: significa minori export e crescita e quindi maggiori tasse imposte da Berlino. Anche questo è avere una valuta forte…

Un po’ di matematica non fa mai male: dall’inizio della crisi cinese, diciamo dalla svalutazione dello yuan, l’euro si è apprezzato verso il dollaro di circa il 6% (da 1.09 a 1,16 circa). Parimenti lo yuan si è svalutato sul dollaro del 3,5%.

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Ossia, vuoto per pieno l’euro si è rivalutato di circa il 10% rispetto allo yuan, di conseguenza le nostre esportazioni – in meno di un mese – sono il 10% meno competitive rispetto a quelle cinesi e del 6% rispetto a quelle americane.

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Un ultimo interessante appunto: il dollaro australiano, moneta di uno dei paesi con il più alto reddito pro capite al mondo, paese ricchissimo, si è svalutato rispetto all’euro di circa il 15% in un anno, qualcosa più del 10% in un mese. Il franco svizzero, moneta di un paese ricchissimo, si è anch’esso svalutato di circa il 3 o 4% negli ultimi mesi. Dunque, i ricchi svalutano, l’euro si rivaluta [e chi la prenderà in qul posto saranno i paesi eurodeboli, vedasi il prosieguo]. Se la Germania non avesse i paesi poveri nella compagine avrebbe rivalutato il proprio marco del 25%! Ossia avrebbe ucciso le proprie imprese esportatrici (vedrete che nei prossimi mesi per recuperare la crisi i teutonici chiederanno maggior rigore a chi oggi sta subendo di più questa crisi, indovina chi è…).

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Essere nell’euro significa anche questo, anche questa è una conseguenza dell’essere parte di una compagine che vuole una valuta forte – semplicemente perchè chi comanda ha aziende ad alto valore aggiunto, che vendono auto, moto, meccanica di alto standing ossia che non patiscono esageratamente una concorrenza sul prezzo ma piuttosto solo quella sul prodotto -.

Spero che gli italiani abbiano capito che questa discesa del dollaro sarà micidiale per molte delle produzioni da export italiane, la svalutazione rispetto allo yuan che compete con noi sui prodotti a medio valore aggiunto sarà ancora più agguerrita e soprattutto competitiva. Spiazzandoci.

O anche, significa che la salita dello 0,5% del PIL sbandierata dal Governo per fine anno 2015 ce la possiamo scordare, direi che forse sarà un piccolo o medio segno negativo, questa è una verità più conciliabile con la realtà dei fatti.

E che succederà come conseguenza di questa minore competitività ovvero minore crescita del PIL? Semplice, visto che la bassa crescita mangerà la flessibilità data dall’Europa ci chiederanno più tasse come compensazione, un nuovo incremento delle tasse pur di fronte ad un Paese – l’Italia – che è già ad un livello di tassazione (e di saldo primario!) ben superiore alla media EU, un livello direi sotto molti versi inaccettabile, certamente incompatibile con qualsiasi tipo di crescita economica organica. Ricordiamo sempre che circa il 50% del debito italiano attuale è stato accumulato in lire….

E dunque che succederà poi, dopo l’aumento di tasse italiane già oggi molto ma molto alte? Ipotizzando ignavia continua da parte dei nostri politici – senza sufficienti attributi per andare contro l’austerità imposta da Germania – succederanno due cose:

  • privatizzazioni, ossia alienazione di aziende partecipate dallo Stato, potete scommettere che queste aziende saranno l’obiettivo degli omologhi tedeschi, francesi ed inglesi entro breve, se ci portano via le aziende multinazionali l’Italia non potrà nemmeno più reagire quando ce ne sarà l’occasione [forse le attese di una prossima caduta di Renzi – in autunno – è da ascrivere precisamente alla sua contrarietà a cederle, questo glielo riconosco];

  • maggiore aggressività da parte dello Stato nel trovare gettito, impaurendo sempre più gli italiani con controlli invasivi, costringendoli o a smettere di intraprendere o ad andarsene.

Ah, dimenticavo, la Germania scordatevi che darà maggiore flessibilità sebbene a fronte della crisi internazionale, il piano è proprio quello di indebolire l’Italia ed i paesi eurodeboli per comprarseli, sfruttando ogni occasione.

Poi, alla fine, un giorno il meccanismo si spezzerà e si arriverà all’epilogo: o (i) la gente reagirà stufa di non andare da nessuna parte, rendendosi finalmente conto di stare scivolando verso la miseria, temo anche con modi non consoni; o (ii) ci saranno confische/espropriazioni di beni privati da dare allo Stato (o qualcosa del genere).

Chiamasi anche regime neofascista che le autorità EU si affretteranno a riconoscere come legittimo…. per forza, loro ci guadagneranno alle nostre spalle.

Molto dipenderà dal tempo che ci impiegherà l’Italia ad impoverirsi, più lungo sarà e meno la gente se ne renderà conto ovvero meno ci sarà necessità di un intervento espressamente autoritario. In entrambi i casi ci vorrà un governo forte – ed appunto, autoritario – che attui o la difesa o l’ultimo attacco alla ricchezza del Paese. Certo è che una crisi come quella cinese renderà il re nudo abbastanza velocemente, accelerando il dissesto. Idem in caso di un (probabile) aumento dei tassi in USA.

A buon intenditore….

Mitt Dolcino

 

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