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La Scommessa della US Navy: Fregate “Low Cost” con Missili nei Container. Genialità Logistica o Nuovo Flop?

La US Navy cambia tutto: addio alle fregate iper-tecnologiche, arrivano scafi derivati dalla Guardia Costiera armati con missili nei container. Una scelta low-cost per salvare la flotta o un rischio strategico enorme?

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La Marina americana abbandona i sogni di gloria della classe Constellation per puntare tutto su scafi della Guardia Costiera riadattati e armi modulari “in scatola”. Una mossa disperata per avere navi in mare o una rivoluzione industriale?

La US Navy, la più potente marina del mondo, sembra aver fatto un bagno di umiltà. O forse, più semplicemente, ha dovuto fare i conti con la dura realtà di un’industria cantieristica in affanno e progetti faraonici finiti nelle secche. Dopo aver cancellato il programma delle fregate classe Constellation – trasformatosi nel classico “boondoggle“, un pasticcio costoso e inefficiente – l’Ammiragliato ha deciso di cambiare rotta. La nuova parola d’ordine per il programma FF(X) è pragmatismo: scafi collaudati, niente tecnologie immature integrate nello scafo e, soprattutto, armi nei container.

Sì, avete capito bene. La futura spina dorsale della flotta leggera americana punterà sui container appoggiati a poppa per combattere. Una scelta che fa discutere analisti e strateghi,, ma che risponde a un imperativo categorico: costruire navi, e farlo subito.

Dal fallimento Constellation alla “Cutter” militarizzata

Per capire il presente, bisogna guardare al disastroso passato recente. La classe Constellation doveva essere la risposta ai problemi delle LCS (Littoral Combat Ships), navi costiere che si sono rivelate poco armate, costosissime e fragili. La Constellation doveva essere una fregata “vera”, basata sul design italo-francese delle FREMM. Tuttavia, a forza di modifiche e richieste di “americanizzazione”, la nave è diventata un progetto quasi completamente nuovo, accumulando ritardi inaccettabili (consegna slittata al 2029) e costi esorbitanti.

Classe Constellation

Risultato? Cancellazione e ripartenza. La US Navy ha quindi scelto la via più sicura: prendere il design della classe Legend, i pattugliatori d’altura (National Security Cutter – NSC) della Guardia Costiera, e dipingerli di grigio.

Ecco un confronto dimensionale tra la nuova FF(X) e il suo “genitore” della Guardia Costiera:

CaratteristicaFF(X) (Nuova Fregata)NSC (Guardia Costiera)Classe Constellation (Cancellata)
Lunghezza128 metri (421 ft)127 metri (418 ft)~151 metri
Larghezza16,4 metri16,4 metri19,8 metri
Dislocamento4.750 tonnellate4.500 tonnellate~7.300 tonnellate
Equipaggio148148~200
Velocità28 nodi28 nodi>26 nodi

Come si nota, la nuova fregata è sostanzialmente un pattugliatore della Guardia Costiera con qualche modifica strutturale. Chris Miller, direttore esecutivo del NAVSEA (Naval Sea Systems Command), è stato chiaro durante il simposio della Surface Navy Association: “Stiamo perseguendo un design che sia producibile, collaudato e operativo oggi”. La priorità non è più l’eccellenza tecnologica assoluta, ma avere scafi in acqua entro il 2028.

Cutter classe Legend della Guardia Costiera e Arleigh Burke

Il Grande Assente: Il VLS

La notizia che ha fatto saltare sulla sedia molti osservatori è l’assenza, nel design attuale delle FF(X), del Vertical Launch System (VLS). Il VLS è, da decenni, lo standard per le navi da guerra: una serie di celle integrate nello scafo da cui lanciare missili antiaerei, antisommergibile o da crociera in pochi secondi.

La Constellation doveva averne 32 celle. La FF(X)? Zero. Almeno inizialmente.

L’Ammiraglio Derek Trinque ha spiegato che integrare un VLS avrebbe richiesto modifiche strutturali costose e rischiose, andando contro la filosofia del “fare presto”. Ma una nave da guerra senza VLS nel 2026 rischia di apparire disarmata di fronte a minacce ad alta intensità come quelle cinesi. Alla fine la soluzione adottata dalla US Navy sembra molto, forse troppo, avventurosa: Missili in Scatola stile Ikea.

La soluzione “IKEA”: Missili in Scatola

Come compensare la mancanza di potenza di fuoco integrata? Con la modularità estrema. La parte posteriore della nave (il ponte di volo e l’area sottostante) sarà utilizzata per ospitare sistemi d’arma containerizzati.

FF(X) come è stata presentatata allo SCA

FF(X) come è stata presentatata allo SCA[/caption]

La Marina chiama questa visione “Capability in a box”. L’idea è semplice:

  • Non serve integrare l’arma nella nave durante la costruzione.
  • Si prende un container standard contenente lanciatori di missili, lo si bullona sul ponte, lo si collega al sistema di combattimento e via.
  • Se l’arma diventa obsoleta o non funziona, si sbarca il container e se ne mette un altro.

La situazione è tale per cui nell’immagine della FF(X) presentata i lanciamissili antinave appaiono, letteralmente, appoggiati sul ponte di volo posteriore:

 

Come appaiono i lanciatori “Appoggiati”

Al momento, la Navy sta valutando due opzioni principali per questi “pacchi sorpresa”:

  1. Naval Strike Missile (NSM): Fino a 16 missili antinave stealth (ottimi, ma puramente offensivi).

    Naval Strike Missile montanto su autocarro- US Marines

  2. Missili Hellfire: Fino a 48 missili (utili contro barchini suicidi o droni lenti, ma inutili contro aerei o navi maggiori).

È una filosofia che permette di “bruciare il rischio” (burn down risk), come dicono i tecnici: se sbagliamo l’arma, non abbiamo rovinato l’intera nave. Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia non indifferente: anche i container tengono spazio:

I limiti strategici: Una nave, una missione

Il problema dei container è fisico: occupano spazio e non offrono la flessibilità istantanea di un VLS. Una nave dotata di VLS può avere nella cella 1 un missile antiaereo, nella cella 2 un missile antisommergibile e nella cella 3 un missile da crociera, pronti a partire a comando.

Con i container, la nave deve essere configurata prima di lasciare il porto. Se carichi container antinave, non puoi improvvisamente metterti a cacciare sottomarini con la stessa efficacia. Se la missione cambia in mare aperto, la nave si trova con l’equipaggiamento sbagliato.

Inoltre, la difesa aerea rimane il tallone d’Achille. Al momento, la FF(X) si affida per l’autodifesa a un lanciatore RAM (Rolling Airframe Missile) a corto raggio (21 missili) e a un cannone da 57mm. Manca completamente una capacità di difesa d’area a medio/lungo raggio. In uno scenario di guerra convenzionale, queste navi dovrebbero operare strettamente sotto l’ombrello protettivo dei cacciatorpediniere Arleigh Burke, incapaci di difendersi da sole contro attacchi aerei saturanti, oppure affidarsi alla fortuna. Difficilmente sarebbero in grado di operare in situazioni complesse, come il Mar Rosso.

RAM , missili antiaerei a corto raggio

Analisi economica e industriale

Dal punto di vista keynesiano e industriale, la mossa ha una sua logica ferrea.

  1. Salvataggio della base industriale: Utilizzando un design già in produzione (quello dei pattugliatori NSC costruiti da Huntington Ingalls), si garantisce lavoro immediato ai cantieri senza i tempi morti della progettazione.
  2. Controllo dei costi: Evitando il “gold-plating” (l’aggiunta continua di requisiti costosi), si spera di mantenere il prezzo unitario basso, permettendo di comprare più unità.
  3. Velocità: La Marina ha disperatamente bisogno di numeri. Ritirare i vecchi incrociatori Ticonderoga e i sottomarini Ohio lascerà buchi enormi nella flotta entro la fine del decennio. Le FF(X) sono il “tappabuchi” necessario.

C’è però una sottile ironia. La Marina USA aveva creato il programma LCS basandosi sulla “modularità” (mission modules), che si è rivelata un fallimento totale perché cambiare i moduli era troppo complesso. Ora ci riprovano con i container. La differenza? La tecnologia dei container lanciamissili è oggi più matura, già testata anche su navi senza equipaggio. Poi caricare un container è a prova di marinaio inesperto.

Missile SM-6 lanciato da container

Conclusione: meglio una nave imperfetta che nessuna nave

La FF(X) non sarà la “Morte Nera” dei mari. Non avrà la potenza di fuoco di una fregata europea FREMM completa. Sarà, essenzialmente, un ottimo pattugliatore costiero con i denti un po’ più affilati, grazie ai container. Una nave “Da bandiera” che, all’occasione, può compiere azioni più complesse.

La scommessa è che, in un futuro conflitto, la quantità abbia una qualità tutta sua. Meglio avere 20 fregate “medie” pronte a sparare missili antinave e fare da “nave madre” per droni, piuttosto che aspettare 10 anni per 5 fregate perfette che non arrivano mai. La US Navy sta sacrificando la perfezione sull’altare della produzione di massa. Resta da vedere se, quando i missili (quelli veri) inizieranno a volare, quei container sul ponte saranno abbastanza. Inoltre una fregata FF(X) rischia di essere debole rispetto a una equivalente FREMM, PPA Heavy e perfino rispetto a una cinese Type54B , dotata sia di lanciatori verticali che di lanciatori orizzontali.

Fregata cinese Type 54B

Se una Type 54B incrociasse una FF(X) ottimizzata per la difesa antiaerea o antisom, la nave americana sarebbe in guai molto grossi.

Domande e Risposte

Perché la Marina USA ha scelto di usare i container invece di integrare le armi nello scafo?

La scelta è dettata da costi e tempi. Integrare un sistema di lancio verticale (VLS) nello scafo richiede riprogettazioni strutturali complesse che avrebbero ritardato la produzione. I container permettono di usare uno scafo già esistente (quello della Guardia Costiera) e di aggiungere armi “plug-and-play”. Inoltre, se un sistema d’arma si rivela inefficace o obsoleto, può essere facilmente rimosso e sostituito senza dover portare la nave in cantiere per mesi. È una strategia per ridurre i rischi tecnologici e accelerare la consegna delle navi.

Questa nuova fregata FF(X) è in grado di difendersi da sola in una guerra contro la Cina?

Probabilmente no, non da sola. La mancanza di un sistema VLS limita gravemente la sua capacità di imbarcare missili antiaerei a lungo raggio. La nave dispone solo di sistemi di difesa “di punto” a corto raggio (RAM e cannoni). In uno scenario ad alta intensità nel Pacifico, queste fregate dovrebbero operare come parte di una flotta protetta dai cacciatorpediniere Arleigh Burke, che fornirebbero la difesa aerea d’area. Il loro ruolo sarebbe più offensivo (lancio missili antinave) o di supporto, piuttosto che di dominio dello spazio aereo.

Il progetto è definitivo o la nave potrà essere migliorata in futuro?

Il design attuale non è scolpito nella pietra per sempre, ma la Marina vuole bloccarlo per avviare la produzione. L’idea è di procedere per “Lotti” (Flights). Le prime navi saranno come descritte nell’articolo, ma le versioni successive potrebbero includere modifiche strutturali, incluso l’inserimento di un VLS o sensori più potenti, una volta che la produzione sarà stabilizzata. Tuttavia, modificare uno scafo nato per la Guardia Costiera per ospitare sistemi pesanti sarà una sfida ingegneristica costosa che la Marina dovrà affrontare nei prossimi anni.

 

 

 

 

 

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