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LA RIFORMA DEL LAVORO: ATTO FINALE (Renzi avrà il coraggio di attuarla?)

Cosa significa completare la riforma del lavoro in modo da garantire la sopravvivenza dell”Euro?

La risposta, a noi nota ma sempre negata con forza dall’establishment politico, viene oggi “sdoganata” dal Corriere della Sera.

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Fubini, uno che piace ai talk show televisivi, lo dice chiaramente:

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“Turni, orari e salari determinati dalle condizioni di ogni territorio”.

Questo significa che mentre a Milano un litografo può prendere 2.000 euro il mese su 8 ore lavorative giornaliere, lo stesso lavoratore ad Isernia forse non puo’ andare oltre i 600 euro a parità di orari!

E nessun ente pubblico può inserirsi in tale determinazione pena alzare spaventosamente la disoccupazione nelle aree geografiche naturalmente meno produttive.

Il tutti è quindi legato alla produttività:

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Se un investimento consente di raddoppiare l’utile di un settore, anche le altre aziende del settore devono in qualche modo recuperare tale margine di guadagno. Ciò che non può esser ottenuto con investimento si dovrà ottenere flettendo il costo del lavoro.

Il grafico mostra come dal 1980 l’aumento di produttività nel mondo abbia determinato, grazie alle riforme nella supply-Side, la compressione in proporzione del costo del lavoro (WAGE e COMPENSATION)

Osservando il grafico, si arriva immediatamente alla comprensione che il problema non è che “se so magnati tutto”,  il nocciolo della questione in realtà giace nella seguente frase:

“È il capitalismo bellezza”

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