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La patrimoniale? Sarebbe un boomerang. di F. Dragoni e A.M. Rinaldi.

 

L’Italia è tecnicamente in recessione avendo registrato due trimestri consecutivi di diminuzione del PIL rispetto al precedente (rispettivamente -0,1% e -0,2% stando alle rilevazioni ISTAT). E puntuali tornano le bislacche richieste di manovre correttive sul bilancio, ma non per contrastare l’andamento del ciclo economico (con necessario aumento del deficit), quanto per diminuire l’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione. Che è un po’ come immaginare un salasso per un paziente anemico.

Inaccettabili sono a maggior ragione le richieste di una maxi imposta patrimoniale per  abbattere il debito pubblico come avanzate anche da chi questo Paese lo ha già governato o da chi si propone di governarlo avendo sfiorato lo scranno di Palazzo Chigi a maggio dello scorso anno. Maggiori imposte grazie alle quali si otterrebbero risultati deprecabili in termini di decrescita economica e conseguente insostenibilità dell’indebitamento.

La ricchezza finanziaria degli italiani ammonta infatti a circa 4.250 miliardi cui sottrarre grossomodo 950 miliardi di passività finanziarie. Una ricchezza finanziaria netta di circa 3.300 miliardi (Conti finanziari gennaio 2019 Banca d’Italia). A questa si aggiungal’entità del patrimonio immobiliare che nel 2014 Via Nazionale stimava in circa 5.800 miliardi. Asset che in questi ultimi anni non hanno certo conosciuto incrementi di valore significativi o comunque tali da far tornare gli italiani a guardare con fiducia al patrimonio, al reddito e al futuro. Una ricchezza complessiva netta stimabilepertanto in oltre 9.000 miliardi di euro che se da una parte non giustifica dubbi in termini di sostenibilità del debito pubblico -avendo gli italiani risparmi sufficientemente capienti per sottoscrivere le emissioni di BOT e BTP- non deve dall’altro alimentare sociopatici progetti di chi immagina di mettere un’imposta patrimoniale (si è parlato del 5% se non addirittura del 10%) per abbattere parte del debito pubblico che ammonta attualmente a circa 2.345miliardi. Debito le cui nuove emissioni –ricordiamolo- continuano ad incontrare il favore del mercato in misura marcatamente superiore rispetto agli importi richiesti dal Tesoro.

I fan della patrimoniale continuano inoltre incredibilmente ad ignorare (o a far finta di non sapere) che l’Italia di imposte patrimoniali ne ha già molte; anzi troppe e peraltro in costante aumento.

Ricorderanno tutti le più che raddoppiate imposte patrimoniali sugli immobili (ICI-IMU-TASI) nel 2012 rispetto al 2011 come inserite nel famigerato Salva Italia. Il gettito salì da poco meno di 10 miliardi totalizzati con l’ultimo governo Berlusconi ai quasi 24 miliardi estorti nel 2012 (CGIA Mestre). Qualora l’imposizione patrimoniale sul mattone si fosse mantenuta costante nei successivi anni a partire dal 2012 rispetto al 2011 l’Italia avrebbe invece incredibilmente risparmiato circa 80 miliardi di imposte patrimoniali. Di quanto è stato ridotto il debito pubblico? Di nulla essendo anzi costantemente aumentato. Quanto si sono impoveriti gli italiani? Quanto in più avrebbero potuto risparmiare o consumare così alimentando la crescita? Chi concepisce queste proposte non si rende conto che l’80% delle famiglie italiane possiedono la casa dove abitano e la gran parte di esse non è nelle condizioni di poter pagare un balzello del 5/10% del valore catastale ormai molto allineato a quello di mercato? Di quanto si sono già depressi i valori degli immobili diminuendo conseguentemente la ricchezza delle famiglie? Chi impone una tassa non deve semplicemente porsi il problema di quante risorse si raccolgono quanto anche e soprattutto degli effetti della stessa sul ciclo economico.Oppure si vuole replicare il famoso prelievo notturno sui conti correnti di Amato memoria? Allora fu “solamente” del sei per mille mentre ora si invoca il 5 se non addirittura il 10% dimostrando che i proponenti non hanno mai avuto a che fare neanche con l’amministrazione di un condominio in quanto ignorano gli effetti devastanti di un provvedimento coercitivo del genere non solo nei portafogli delle famiglie ma anche nei conti economici delle aziende con prevedibile ricadute nefaste nell’economia del Paese! Sempre nel decreto Salva Italia del 2011 venivano messe imposte patrimoniali sui mezzi nautici col risultato di alimentare il gettito di appena 27 milioni di euro deprimendo però il fatturato dell’industria nautica di quasi 1 miliardo (da 3,4 miliardi a quasi 2,5. Fonte UCI NAUTICA). Quanta ricchezza in più e quanta ulteriore IVA si sarebbe incassata senza quella delirante imposizione? Tacere spesso è la miglior cosa!

Fadio Dragoni e Antonio M. Rinaldi, Milano Finanza, 23.2.19


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