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La mappa dell’energia sta cambiando: il Canada lascia gli USA e si offre come partner strategico dell’India
l Canada sfida la dipendenza dagli USA e punta all’India: un piano per sostituire il petrolio russo e iraniano con forniture sicure di LNG e greggio.

Gli Stati Uniti stanno ridisegnando la geografia energetica globale e Ottawa, troppo dipendente da Washington, corre ai ripari. L’obiettivo? Sostituire l’incertezza del petrolio russo e iraniano con la stabilità delle risorse canadesi.
Non è una fase passeggera, né un capriccio momentaneo della politica americana. Quello a cui stiamo assistendo è un riordino strutturale della mappa energetica mondiale, guidato con decisione dagli Stati Uniti. A dirlo è Tim Hodgson, voce autorevole del settore energetico canadese, che in una recente intervista ha lanciato un messaggio chiaro: il Canada deve svegliarsi dal suo torpore e diversificare, guardando a Est, specificamente all’India.
La fine della dipendenza dagli USA?
Per decenni, il Canada si è adagiato su una comoda, ma pericolosa, rendita di posizione: il 97% delle sue esportazioni energetiche finiva direttamente negli Stati Uniti. Un cliente unico, sicuro, ma che ora, con la politica aggressiva di Donald Trump (e la probabile continuità delle future amministrazioni), sta cambiando le regole del gioco.
Hodgson è stato cristallino: “Assumere che questo nuovo ordine commerciale non sia la volontà del popolo americano non è prudente. Dobbiamo partire dal presupposto che l’America fa sul serio”. In termini poveri: gli USA vogliono decidere da dove il mondo prende la sua energia, e il Canada non può più permettersi di mettere tutte le uova nello stesso paniere a stelle e strisce.
L’India come nuova frontiera (e l’addio al greggio problematico)
Qui entra in gioco la strategia di Ottawa. Il Canada si sta proponendo come fornitore affidabile e a lungo termine per l’India, un mercato affamato di energia che il governo canadese punta a raddoppiare in termini di interscambio commerciale entro la fine del decennio. Le riserve del paese nord americano sono di oltre 160 miliardi di barili, suffienti a soddisfare le necessità indiane, se il Canada migliorerà ulterirmente le infrastrutture di trasporto.
La mossa è astuta e tempisticamente perfetta. L’India, infatti, si trova in una posizione complessa:
- Da un lato acquista petrolio russo a sconto, ma con tutte le incognite geopolitiche del caso.
- Dall’altro deve districarsi tra le sanzioni e i problemi legati al petrolio iraniano di contrabbando.
In questo scenario instabile, il Canada alza la mano e offre un’alternativa sicura. “Non saremo fornitori solo quando c’è il sole (fair-weather supplier), ma partner affidabili”, ha sottolineato Hodgson. L’offerta canadese si basa su un mix energetico completo e su prezzi competitivi, posizionandosi come l’alternativa “pulita” e sicura rispetto alle forniture soggette a embargo o instabilità politica.
Ecco cosa mette sul piatto Ottawa per sedurre Nuova Delhi:
- Petrolio Greggio: Forniture stabili e non soggette a rischi sanzionatori.
- LNG (Gas Naturale Liquefatto): Contratti a lungo termine per competere con i giganti come USA e Qatar.
- GPL (Gas di Petrolio Liquefatto): Con un vantaggio logistico non indifferente. Spedire dalla costa occidentale del Canada costa meno che dalla Gulf Coast americana.
- Uranio e Minerali Critici: Riserve ricche per sostenere anche il nucleare e l’industria tecnologica indiana.
Una questione di logistica e realismo
C’è un aspetto tecnico che piace molto agli economisti e meno ai politici che fanno solo slogan: i costi di trasporto. Il Canada sta giocando la carta della geografia. La rotta dalla British Columbia all’India è competitiva rispetto a quella che parte dal Golfo del Messico. Se l’India cerca una diversificazione che sia anche cost-effective, il Canada è la risposta logica.
In conclusione, mentre il mondo si preoccupa dei tweet o delle dichiarazioni politiche, i flussi fisici delle materie prime si stanno riorientando. Il Canada ha capito che l’era del monocliente americano è finita e che il futuro passa per l’Asia. Resta da vedere se l’India accetterà di legarsi a un partner occidentale stabile, riducendo la sua esposizione verso fornitori più “avventurosi” come Mosca e Teheran.







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