Seguici su

EnergiaUSAVenezuela

La “lunga mano” del blocco USA: petroliera venezuelana intercettata nell’Oceano Indiano dopo un inseguimento globale

Gli USA estendono il blocco navale su scala globale: intercettata nell’Oceano Indiano la petroliera Aquila II con 700mila barili di greggio venezuelano diretti in Cina. Hegseth: “Inutile scappare”.

Pubblicato

il

Gli Stati Uniti dimostrano di poter colpire ovunque: la Marina USA ferma la Aquila II carica di greggio per la Cina a migliaia di chilometri dai Caraibi. Hegseth: “Finirete il carburante prima di seminarci”.

Non esistono più “porti sicuri” o rotte abbastanza lunghe per sfuggire al blocco navale imposto da Washington. È questo il messaggio, neanche troppo velato, che arriva dall’Oceano Indiano, dove le forze militari statunitensi hanno intercettato e abbordato la petroliera Aquila II. L’operazione, confermata lunedì dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, segna un punto di svolta nella strategia di contenimento del Venezuela: le sanzioni non si fermano ai Caraibi, ma viaggiano con le navi della US Navy, ovunque esse vadano.

Ecco un video el dipartimento della difesa:

“Ha corso, noi l’abbiamo seguita”

L’azione è stata descritta con toni che non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. In un post sulla piattaforma X, Hegseth ha dichiarato: “Durante la notte, le forze militari statunitensi hanno condotto un diritto di visita, interdizione marittima e abbordaggio sulla Aquila II senza incidenti. Ha corso, e noi l’abbiamo seguita”.

Il contesto è quello di una tensione ormai alle stelle. Dopo il raid militare che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro il mese scorso a Caracas, gli Stati Uniti hanno stretto ulteriormente la morsa sulle esportazioni di Caracas. Non si tratta più solo di sanzioni economiche su carta, ma di un blocco fisico, attivo e cinetico.

La Aquila II non è stata fermata al largo delle coste venezuelane, ma è stata braccata per metà del globo. Secondo quanto riferito dal Segretario, la nave operava in spregio alla “quarantena dei vascelli sanzionati nei Caraibi”. La terminologia usata da Hegseth è significativa e rievoca un linguaggio d’altri tempi, parlando esplicitamente di “Department of War” (Dipartimento della Guerra) che ha “tracciato e cacciato questa nave dai Caraibi all’Oceano Indiano”.

La frase lapidaria che chiude la questione è un avvertimento per tutti gli altri naviganti che tentano di aggirare il blocco:

“Finirete il carburante molto prima di riuscire a seminarci”.

I numeri dell’operazione

L’operazione non ha solo un valore simbolico, ma un impatto economico tangibile sulle casse della compagnia statale PDVSA e, di riflesso, sui creditori internazionali (leggi: Cina). Ecco i dettagli tecnici della spedizione interrotta:

  • Nave: Suezmax tanker Aquila II.
  • Partenza: Acque venezuelane, inizio gennaio.
  • Carico: Circa 700.000 barili di greggio pesante venezuelano (la produzione quotidiana del Venezuela).
  • Destinazione: Cina.
  • Status della flotta: La nave faceva parte di una flottiglia che ha tentato di forzare il blocco. La maggior parte delle altre petroliere è rientrata in Venezuela o è già stata sequestrata dagli USA.

Il messaggio geopolitico: proiezione di potenza globale

L’aspetto più rilevante di questa notizia, che piaccia o meno, è la capacità di proiezione della forza statunitense. Non siamo di fronte a un semplice pattugliamento costiero. L’inseguimento dai Caraibi all’Oceano Indiano dimostra una volontà politica e una capacità logistica di applicare le sanzioni indipendentemente dall’area geografica.

Washington sta dicendo al mondo – e in particolare ai partner commerciali del Venezuela membri dell’Oceano Indiano e del Pacifico – che la distanza non garantisce l’immunità. Se una nave viola il blocco, il Pentagono è disposto ad attendere e inseguire per migliaia di chilometri pur di far rispettare il divieto.

È un approccio muscolare, tecnicamente impeccabile e costoso, che conferma come la dottrina della “quarantena” sia ormai globale. Resta da vedere come reagirà Pechino, destinataria mancata di quel greggio, di fronte a un’interdizione avvenuta così lontano dalle acque americane, ma, per ora, la US Navy ha dimostrato di avere il carburante (e la pazienza) per arrivare ovunque.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento