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La Liga spagnola contro il resto del mondo: quando il pallone calpesta la sovranità digitale (e gli USA)

La Liga spagnola blocca gli IP di Cloudflare per combattere la pirateria, ma finisce per oscurare Freedom.gov, il nuovo sito del governo USA contro la censura. Un paradosso digitale che rischia di scatenare un incidente diplomatico tra Madrid e Washington.

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Esiste un confine sottile tra la tutela del diritto d’autore e il delirio di onnipotenza digitale. Un confine che la Liga spagnola, sotto la guida di Javier Tebas, sembra aver non solo varcato, ma letteralmente polverizzato. L’ultima frontiera della “crociata” contro la pirateria ha prodotto un risultato che definire surreale è un eufemismo: il blocco, in territorio spagnolo, di un sito governativo degli Stati Uniti d’America.

Il protagonista involontario di questo cortocircuito è Freedom.gov, il nuovo portale lanciato dal Dipartimento di Stato americano (sotto l’egida dell’amministrazione Trump) con l’obiettivo – ironia della sorte – di fornire strumenti per aggirare la censura globale e garantire l’accesso libero alla rete. Peccato che, per la Liga, la libertà di informazione valga meno di un calcio d’angolo.

Il meccanismo della “tabula rasa”

Per capire come si sia arrivati a questo scontro diplomatico in erba, bisogna guardare sotto il cofano tecnico della rete. La Liga ha ottenuto dai tribunali spagnoli il potere di imporre agli Internet Service Provider (ISP) il blocco dinamico di indirizzi IP sospettati di trasmettere partite pirata.

Il problema risiede nell’uso dei CDN (Content Delivery Network) come Cloudflare. Queste infrastrutture servono a velocizzare e proteggere milioni di siti web, facendo sì che migliaia di domini diversi condividano lo stesso indirizzo IP. Quando la Liga ordina di “spegnere” un IP per fermare uno streaming illegale, non colpisce solo il pirata: colpisce chiunque si trovi in quel condominio digitale.

Nella lista nera sono finiti gli IP 188.114.97.5 e 188.114.96.5. Ecco chi altro abita a quegli indirizzi:

Ente/Sito ColpitoTipologiaImpatto del Blocco
Freedom.govPortale Governativo USAInaccessibile durante i match
RedsysPiattaforma pagamentiTransazioni interrotte
RAEReale Accademia SpagnolaConsultazione dizionari bloccata
Linux MintSistema Operativo Open SourceDownload e aggiornamenti fermi

Bisogna dire che, a un nostro controllo, ora gli IP assegnati da Cloudflare a Freedom.gov sono cambiati: evidentemente qualcuno ha segnalato a Cloudflare il problema…

Rimane il fatto che La Liga, con un potere francamente strabordante, viene a bloccare gli IP di Cloudflare che sono colegati non solo agli indirizzi pirata, ma anche a servizi perfettamente legittimi. Un atteggiamento che piega il diritto al calcio.

Un paradosso chiamato DSA

Dal punto di vista della teoria economica e regolatoria, ci troviamo di fronte a una distorsione macroscopica del Digital Services Act (DSA) europeo. La norma, nata per responsabilizzare le piattaforme, viene qui stiracchiata fino a diventare un’arma di censura indiscriminata.

L’intervento regolatorio dovrebbe correggere i fallimenti del mercato, non crearne di nuovi distruggendo esternalità positive (come l’accesso a servizi governativi o di pagamento) per proteggere una singola rendita di posizione (i diritti televisivi del calcio). Il “costo sociale” di questi blocchi è enormemente superiore al beneficio privato ottenuto dalla Liga. Si sacrifica l’infrastruttura critica del Paese per evitare che un manipolo di utenti guardi un cross di Vinícius Júnior senza pagare l’abbonamento.

L’ironia di ProtonVPN e l’ira di Washington

La situazione ha raggiunto vette di comicità involontaria quando ProtonVPN, uno dei principali bersagli delle ire di Tebas, ha commentato su X suggerendo che l’amministrazione Trump stesse probabilmente piratando il calcio spagnolo, visto che il loro sito era finito sotto scure.

Ovviamente, Freedom.gov al momento è poco più che un guscio vuoto, un sito vetrina che non trasmette né video né dati sensibili. Eppure, è stato oscurato “per precauzione”. Questo approccio inex parte (ovvero deciso dai giudici senza ascoltare le controparti tecnologiche) sta creando un precedente pericoloso. Cloudflare ha già presentato un reclamo formale al Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, denunciando la sproporzionalità delle misure spagnole.

Il rischio di un “fallo di reazione” diplomatico

Se la Liga pensa di poter continuare a giocare a fare lo sceriffo globale di internet, potrebbe aver sottovalutato l’avversario. Bloccare un dominio .gov gestito dalla CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) non è come chiudere un sito di streaming registrato alle Tonga.

L’amministrazione americana è storicamente poco incline a tollerare interferenze straniere sulle proprie infrastrutture digitali, specialmente se queste interferenze derivano da controversie commerciali su base sportiva. Se il blocco dovesse persistere, è lecito attendersi un intervento diretto di Washington che potrebbe rimettere in discussione non solo i metodi della Liga, ma l’intero impianto dei blocchi IP in Europa.

Il calcio è un gioco bellissimo, ma quando pretende di riscrivere le regole della rete globale, rischia di finire dritto negli spogliatoi con un cartellino rosso diplomatico.

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