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LA LIBIDINE DEL NO

Un lettore (39aghi, su www.lsblog.it) constata che: “Siamo comunque il Paese dei No global, No Tav, No Nucleare, No Ponte sullo stretto, No Ogm…” e amerebbe avere una spiegazione del fenomeno. Impresa ardua. Si può provare a fornirne una, senza avere la pretesa di raggiungere una verità incontestabile.
La differenza fra il sì e il no non è soltanto la dichiarazione di essere d’accordo o in disaccordo. “Sì” significa anche: “hai ragione”, mentre “no” significa: “hai torto”. E allargando l’ambito, “sì” significa: “sei forse più bravo, più intelligente, più informato di me”, mentre “no” corrisponde ad attribuire a sé stessi quelle qualità.
Inoltre “sì” significa: “quello che dici, quello che mi offri, quello che mi proponi” è degno di me, mentre “no” significa che meritavamo di meglio, che ciò che ci viene proposto non è alla nostra altezza. “Posso offrirti una buona grappa?” è una frase allettante. E chi dice di sì è una persona normale. Chi dice “no, grazie”, invece, può anche voler dare ad intendere: “Non ho bisogno che nessuno me la offra”. O, addirittura: “Io bevo soltanto cognac. E di grande marca”.
Sì corrisponde anche ad accettare un rischio, no corrisponde alla speranza di non modificare la situazione presente. “Sì” è un’apertura sul prossimo, “no” una chiusura, forse altezzosa. “Si” è una mano tesa, “no” può perfino preludere a una minaccia. Insomma quei due monosillabi corrispondono a due diversi atteggiamenti mentali i quali, soprattutto nelle “menti piccole”, possono provocare una grave interferenza rispetto agli elementi obiettivi di giudizio. In teoria infatti rispondere sì o no dovrebbe dipendere esclusivamente dall’opinione che si ha rispetto alla questione: un uomo equilibrato ed intelligente risponde a qualunque domanda onestamente, senza tener conto dell’effetto che farà la sua risposta e senza preoccuparsi dell’opinione che il prossimo si farà di lui. Un vecchio detto latino suonava: “Amicus Plato, magis amica veritas”, posso stimare Platone, ma stimo di più la verità. Viceversa i minus habentes hanno un altro parametro. Per queste persone il detto diviene: “Amica veritas, magis amica species”, stimo la verità, ma stimo di più l’apparenza, la figura che faccio, affermando l’una cosa o l’altra.
Il “no” inoltre, in un’epoca di pace quasi secolare come la nostra, è anche incoraggiato dalla perdita di valore del coraggio. Cristoforo Colombo rischiava la vita sulla base dei pochi dati (erronei) di cui disponeva, e senza sapere che avrebbe potuto contare fino a destinazione sul favore dell’aliseo; oggi si accetta come qualcosa di saggio e positivo il “principio di precauzione”: “Non so se fa male, non so se sia pericoloso, ma nel dubbio che potrebbe far male, nel dubbio che potrebbe essere pericoloso, dico di no”. E dunque bisogna vietare gli ogm, prevalendo persino sul parere degli scienziati, sul fatto che dovunque siano consumati non fanno male e persino sulla semplice constatazione che anche un bassotto e un alano sono organismi geneticamente modificati.
Il misoneismo è uno dei principali effetti della libidine del no. In questo caso “no” significa che chi lo propone forse lo fa per un motivo deteriore e comunque che di quella cosa non si ha bisogno. Alcuni, per dire di no, si dichiarano contro la novità in quanto tale. Classica la frase di chi ha paura dell’aeroplano: “Se Dio avesse voluto che volassimo, ci avrebbe fatto le ali”. Ma poi gli stessi comprano medicinali che Dio non ha creato, e usano l’automobile che certo non fece parte di ciò che Noè imbarcò su un’arca roll on, roll off.
In passato, per motivi altrettanto discutibili, si è stati contro il parto indolore. Semplicemente perché nella Bibbia Dio aveva detto alla donna “Tu partorirai nel dolore”. Certo, aveva anche detto all’uomo: “Tu ti guadagnerai il pane col sudore della fronte”, eppure l’umanità non ha mai protestato contro il trattore o contro la ruspa. Ma già, a chi importa del dolore delle donne?
Il colmo si raggiunge nei giovani sbandati, quelli che non lavorano e non studiano, tanto paga tutto papà. Quelli che non sono nemmeno informati e men che meno competenti riguardo a ciò contro cui protestano, e intanto gridano: “No TAV!”, “No nucleare!”, “No ogm!”. Citrulli semplicemente incantati dalla magia del “no”. E magari dall’occasione di menare le mani, come fanno tutti i figli viziati che non temono una reazione veramente dura dei genitori e dell’autorità. Infatti non ci furono mai proteste di piazza, contro Stalin.
La risposta all’amico lettore è dunque semplice: perché tanta gente ama dire di no? Perché è stupida, ignorante e complessata.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
26 luglio 2015

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