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LA GUERRA NEL GOLFO PROTREBBE PORTARE IL PETROLIO A 325 DOLLARI, mentre gli Houthi attaccano navi nel Mar Rosso

 

petroliera ataccata

 

L’abbattimento del drone americano ha portato l’Iran e gli USA molto vicini ad un confronto diretto che avrebbe potuto condurre ad una guerra calda. Per fortuna la moderazione alla fine ha prevalso e la guerra è rimasta a livello economico e di opposizione politica ed internazionale, ma cosa succederebbe se la guerra diventasse combattuta veramente?

Ci sono già stati eventi che in passato hanno portato al blocco delle esportazioni di petrolio iraniano o di altri paesi dell’area del Golfo: negli anni 50 il blocco delle esportazioni del petrolio contro il primo ministro Mossadegh, poi rovesciato e sostituito con lo Scià Reza Palhavi, poi negli anni ottanta con la “Guerra delle petroliere” che vide Iran ed Iraq attaccarsi l’un l’altro. Sulla base di queste informazioni e di una serie di analisi i comandi USA sono piuttosto certi che l’Iran, con mine, missili, attacchi diretti e sottomarini posso giungere all’interruzione dei transiti nello stretti. Il CENTCOM, il comando centrale USA, fin dai tempi in cui era diretto da Mattis, ha preparato dei piani di intervento per ridurre i danni delle azioni di Teheran. Gli alleati sono convinti di poter prevalere, ma il problema è il tempo: per quanto a lungo verrebbero interrotti i transiti nel Golfo Persico, e quali sarebbero le ricadute sul prezzo del petrolio?

Possiamo intravedere tre diversi scenari:

  • nel primo scenario l’interruzione dello stretto di Hormuz avrebbe una durata di soli pochi giorni, durante i quali il prezzo del petrolio giungerebbe a 100 dollari sulla base del panico, ma i transiti (20,7 milioni) potrebbero essere in parte compensati con i transiti per gli oleodotto (4 milioni di tonnellate) e con riserve strategiche ora abbondanti;
  • nel secondo scenario, meno ottimistico, non ci sono danni alle infrastrutture, ma l’interruzione dura circa 45 giorni. In questo si farebbe ricorso alle scorte, ma queste si ridurrebbero del 60% dagli iniziali 1,9 miliardi di barili di petrolio. Inoltre sarebbero liberate le riserve strategiche internazionali. Comunque il Centro Studi Re Abdullah prevedeva che, in questo caso, il prezzo potrebbe giungere a 325 dollari al barile;
  • il terzo caso è quello devastante, con attacchi iraniani che danneggiano le infrastrutture produttive saudite. In questo caso non è possibile nè calcolare il prezzo nè la durata dell’impatto, sicuramente di molti mesi, nei quali si dovrebbe contare su altre produzioni alternative.

Chiaramente il secondo, ma soprattutto il terzo, scenario significherebbero uno shock stagflazionistico devastante in tutto il mondo, anche superiore a quanto successo negli anni 70.

Nel frattempo gli Houthi hanno tentato un attacco ad una petroliera con un motoscafo drone in un’altra parte calda del mondo, lo stretto di Bab el Mandeb alla fine del Mar Rosso

L’attacco è stato sventato dai sauditi ed è stato contemporaneo ad un attacco con droni all’aeroporto militare di Jizan. Gli Houthi, appoggiati dagli sciti iraniani nella loro lotta, minaccerebbero un attacco su due fronti nel caso di una guerra nel Golfo.

 


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