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LA GUERRA DEGLI USA CONTRO TRUMP, ovvero Media e Fed contro il popolo USA

Negli USA si sta assistendo a quella che , senza dubbio, può essere indicata come una guerra civile fra apparato e presidente degli Stati Uniti. e non sappiamo dove questo conflitto arriverà

Iniziamo dalla FED. Ieri il FOMC (Federal reserve Open Market Committee) ha deciso per l’aumento dei tassi di interesse dello 0,25%, portando il tasso benchmark dallo 0,5% allo 0,75%. Oltre a questa mossa sono interessanti altri punti messi il luce dal Governatore (o governatrice?) Yellen.

  • che il tasso di disoccupazione è basso, per cui non è necessario uno stimolo fiscale;
  • che sono possibili tre aumenti di tassi per il 2017, mentre gli operatori ne prevedevano al massimo due a settembre ;
  • che l’invecchiamento prospettico della popolazione USA può portare ad peggioramento graduale del rapporto debito PIL USA

Ora sia la scelta fatta ieri sia le altre affermazioni per il prossimo anno portano ad una politica monetaria che appare contrastante con quella desiderata da Trump di tassi bassi che gli permettano una politica fiscale espansiva a debito. Praticamente la Yellen ha detto che di questa politica non c’è bisogno, cioè non vi è necessità degli sgravi  fiscali che il neopresidente desidera per riportare le produzioni industriali all’interno. Questa scelta è, tra l’altro, in contrasto con quanto precedentemente lamentato  dagli stessi governatori della FED, cioè che il governo li lasciasse soli ad occuparsi di crescita ignorando gli appelli fiscali.

Ora questa mossa , e soprattutto le visioni prospettiche enunciate per il 2017, fanno mutare fortemente il campo per le politiche fiscali di Trump, che si troverà ad affrontare un background non positivo. Infatti :

  • da un lato avrà maggiore difficoltà a finanziare una politica fiscale espansiva a deficit;
  • dall’altro l’aumento dei tassi di interesse con Europa e Giappone ancora a zero renderà più complesso il suo progetto di riportare le attività produttive ed industriali negli USA; visto il previsto rafforzamento della moneta a stelle e strisce.

Per ora le prospettive sull’andamento del dollaro a medio termine non sono cambiate molto, il dollaro dovrebbe rafforzarsi proseguendo in una tendenza che già si era vista nel 2016  e che lo ha portati quasi alla parità con l’euro, ma è una tendenza di lungo periodo che pare cambiata. Infatti se vediamo le previsioni di tasso di lungo periodo del dollaro, dopo una serie di cali constanti dal 2012, si è invertita.

Bisognerà vedere cosa succederà nel 2017, se la Yellen vorrà fare una politica opposta a quella del governo o se semplicemente cercherà di guidare l’inflazione e proseguirà con l’atteggiamento da colomba.

Più grave è l’attacco della CIA, che parla addirittura di un coin

volgimento diretto di Putin in operazioni di hacking della campagna elettorale.

Si tratta di una accusa incredibile, che viene da alcune parti dell’apparato di intelligence e che, soprattutto, sono fatte senza nessuna prova tangibile: infatti gli articoli di media parlano di “Membri dell’apparato di spionaggio che credono che Putin sia direttamente coinvolto nelle operazioni di hacking del partito democratico”. Credere non è dimostrare, magari ci sono funzionari che credono alla vita extraterrestre, ma non la possono dimostrare.

Un’affermazione del genere da parte di funzionari pubblici ai media è gravissima, perchè configura un vero e proprio tentativo di colpo di stato. In altri tempi la FBI sarebbe intervenuta, ma , dato che Trump è brutto, sporco, populista e cattivo,  nessuno dice nulla. Tra l’altro che uno stato cerchi di influenzare le elezioni in un altro è normale nei rapporti fra nazioni: che cosa dovremmo dire delle affermazioni dell’ambasciatore USA a Roma prima del referendum ?

Insomma una guerra civile sta accogliendo il neopresidente. Vedremo come lui reagirà quando entrerà in carica.

 

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