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La Francia sull’orlo del baratro finanziario: Moody’s grazia Parigi, ma i mercati chiedono già oltre il 5%

Moody’s salva la Francia dal declassamento nonostante i tassi sul debito abbiano superato il 5%. Ma tra crisi energetica, conti fuori controllo e proteste in piazza, la tregua per Parigi rischia di durare pochissimo.

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La Francia ha appena schivato una pallottola che avrebbe potuto scatenare il panico sui mercati europei. Nella serata di venerdì, l’agenzia di rating americana Moody’s ha deciso di non tagliare il giudizio sul debito pubblico francese, lasciandolo al livello Aa3 (la cosiddetta doppia A). Si tratta di una vera e propria grazia per Parigi, arrivata in un momento drammatico: mercoledì scorso i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni (gli OAT) hanno superato la soglia psicologica del 5%, un livello che non si vedeva dal lontano 2002. Ecco qui un grafico indicativo da Tradingeconomics:

Titoli decennali francesi

Se Moody’s avesse deciso di abbassare il voto, allineandosi a quanto già fatto un anno fa dalle rivali Fitch e Standard & Poor’s, il risultato sarebbe stato devastante. Un declassamento ufficiale in piena tempesta finanziaria avrebbe innescato vendite automatiche da parte dei grandi fondi d’investimento, spingendo i tassi francesi verso vette insostenibili e aprendo formalmente una nuova crisi del debito nell’Eurozona.

Viene quasi da chiedersi se dietro questa improvvisa benevolenza degli analisti americani non ci siano state forti pressioni politiche internazionali. Con il mondo già scosso dal conflitto in Iran e dalla conseguente crisi energetica, far saltare per aria la seconda economia dell’area euro sarebbe stato un rischio troppo grande anche per Washington.

L’esultanza del governo e la dura realtà dei numeri

Il ministro dell’Economia francese, Roland Lescure, ha subito cercato di vendere la notizia come un successo, parlando di riconoscimento della solidità economica nazionale e di fiducia nella manovra di bilancio. La realtà descritta tra le righe del rapporto di Moody’s, tuttavia, racconta una storia molto diversa e assai meno rassicurante.

L’agenzia ha mantenuto l’outlook negativo. In parole semplici, la pistola resta puntata alla tempia di Parigi. Gli analisti hanno avvertito chiaramente il Parlamento, impegnato proprio in questi giorni nella discussione sul bilancio per il 2027: se non verranno approvate misure serie per rimettere in ordine i conti, o se venissero cancellate le riforme precedenti come quella delle pensioni, il taglio del rating sarà inevitabile.

I conti pubblici d’Oltralpe stanno infatti subendo un doppio colpo durissimo, causato da fattori esterni e da anni di gestione allegra della spesa:

  • Il crollo della crescita: la guerra in Iran e il rincaro dell’energia hanno gelato l’attività economica. Il governo ha dovuto dimezzare le stime di crescita del PIL per quest’anno allo 0,5%, con un crollo immediato delle entrate fiscali.
  • L’esplosione delle spese: mentre incassa meno tasse, lo Stato deve spendere di più per aiutare famiglie e imprese contro il caro bollette e, soprattutto, per pagare interessi sempre più alti sul proprio debito.
  • Il muro del deficit: l’obiettivo di riportare il disavanzo pubblico al 5% del PIL nel 2026 è già saltato. Ora Bercy spera di fermarsi al 5,4%, ma anche questa cifra appare ottimistica.

Una valanga di interessi che divora il bilancio

Il vero macigno che rischia di schiacciare la Francia nei prossimi anni è il costo vivo del debito. Con i tassi di mercato sopra il 5%, rifinanziare i titoli in scadenza diventa un salasso continuo che sottrae risorse a sanità, sicurezza e investimenti produttivi.

Secondo i dati ufficiali allegati alla legge di bilancio per il 2027, la spesa annuale per i soli interessi passivi sta crescendo a un ritmo impressionante, fuori da ogni controllo:

AnnoSpesa per interessi (in miliardi di euro)Note
202029,7Periodo di tassi a zero
202460,1Inizio della stretta monetaria
202679,2+5 miliardi rispetto alle prime stime
2028103,7Superata la soglia psicologica dei 100 miliardi
2030125,8Previsione a fine decennio

Come mostra chiaramente la tabella, in soli dieci anni la Francia passerà dal pagare meno di 30 miliardi a oltre 125 miliardi di euro all’anno solo per remunerare i propri creditori. È l’effetto perverso dell’austerità unita agli alti tassi d’interesse: si taglia la crescita interna, il rapporto tra debito e ricchezza prodotta peggiora, i mercati si spaventano e chiedono rendimenti ancora più alti.

La variabile decisiva: la tenuta dell’ordine pubblico

C’è però un elemento che i modelli matematici delle agenzie di rating faticano a calcolare, ma che sarà decisivo nelle prossime settimane: la piazza. Moody’s nota con preoccupazione che sono già scoppiati grandi movimenti di protesta sociale in tutto il Paese, capaci di bloccare qualsiasi tentativo di risanamento dei conti.

Gli analisti americani scommettono sul fatto che il governo riuscirà comunque a far passare il bilancio per il 2027, magari forzando la mano al Parlamento attraverso l’uso di decreti speciali (le cosiddette ordonnances, come il famoso articolo 49.3), e sperano che la rabbia sociale si sgonfi da sola nei prossimi mesi. Una scommessa estremamente azzardata per chi conosce la storia francese.

Anche secondo le stime più benevole di Moody’s, il deficit scenderà appena al 5,2% nel 2027, ben lontano dalle promesse governative. Inoltre, chiunque vincerà le prossime elezioni presidenziali si troverà le mani legate da un Parlamento diviso, da una crescita economica ferma e da una popolazione stremata dall’inflazione energetica.

La tregua concessa venerdì sera è dunquea breve termine e molto fragile, condicionata da un insieme di fattori. Se nelle prossime settimane le piazze francesi dovessero infiammarsi ulteriormente, se la crisi energetica legata al Medio Oriente non dovesse placarsi e se il governo mostrasse incertezze nell’approvare la legge di bilancio, la benevolenza internazionale finirà molto presto. E al prossimo giro di valutazioni, per Parigi potrebbe andare ben peggio.

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