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La Fornero va riscritta, non solo superata. Basta trucchi sulla pelle dei lavoratori (sindacato FAST-CONFSAL).

 

Ok Forse è la volta buona. Dopo sette anni di polemiche e correzioni in corsa, dalla salvaguardia per gli esodati all’Ape, il nuovo governo sembra seriamente intenzionato a riaprire il dossier pensioni. La riforma è stata inserita nel contratto siglato da Lega e M5S e il tema è stato più volte al centro delle prime dichiarazioni dei due leader nonché vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Al di là degli annunci e delle ipotesi, però, ancora non si è andati. E, con tutta probabilità, prima di vedere qualche impegno concreto bisognerà aspettare la Nota di aggiornamento al Def del prossimo settembre, quando il neo ministro dell’Economia Giovanni Tria ha promesso che svelerà i progetti dell’esecutivo in materia di finanza pubblica. Il tempo, insomma, gioca a sfavore dei lavoratori, che a causa della legge Fornero si sono visti spostare in avanti anche di otto anni il diritto all’accesso all’assegno pensionistico, con inevitabili ricadute occupazionali sui giovani.

Il sindacato FAST-CONFSAL sta denunciando da tempo le criticità legate alla riforma varata dal governo Monti. Abbiamo organizzato convegni, petizioni e raccolte di firme per tentare di imporre al Parlamento una discussione seria sull’argomento. Abbiamo addirittura predisposto un articolato di legge che è stato offerto a tutte le forze politiche come base e spunto di riflessione. Negli ultimi anni molte sono state le voci critiche nei confronti della legge Fornero, a partire dall’attuale maggioranza fino a chi, come le forze politiche che oggi siedono nei banchi dell’opposizione, quella riforma l’aveva, se non sostenuta, comunque ingoiata e votata. Malgrado le perplessità e le aperte ostilità, però, nessuno ha avuto finora il coraggio di mettere in discussione un’architettura del sistema pensionistico che, sostengono gli organismi internazionali e le istituzioni economiche nazionali, sarebbe in grado di garantire la sostenibilità futura dei nostri conti pubblici.

Pur non avendo la forza o l’intenzione di mettere in discussione l’intera riforma, le forze politiche hanno comunque sentito il bisogno di limitarne i danni. O almeno di farlo credere all’opinione pubblica. Di qui le varie misure tampone messe in campo negli ultimi anni. Deroghe, eccezioni e salvaguardie che sono posi sfociate nelle varie forme di anticipo pensionistico. Dall’Ape Social, che dà risposte a limitatissime categorie di lavoratori in condizioni di difficoltà, all’Ape volontaria, che rischia di costituire soprattutto un’opportunità di profitti per istituti di credito e assicurazioni. Da ultimo, per tentare di addolcire una pillola oltremodo amara, il legislatore ha deciso di bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile sulla base dell’aspettativa di vita, che aumenterà dal 2019 di 5 mesi i parametri per l’accesso all’assegno di vecchiaia, portando l’asticella a 67 anni (43 anni e 3 mesi di contribuzione per i lavoratori, e 42 anni e 3 mesi per le lavoratrici in caso di pensione anticipata). Ma il congelamento vale solo per i prossimi due anni ed è applicabile solo ai cosiddetti lavori gravosi, categoria inventata al momento che si sovrappone e, in alcuni casi si scontra, con quella unanimemente riconosciuta dei lavori usuranti.  

Andando avanti di questo passo, applicando gli scatti biennali sulla base delle previsioni statistiche dell’Istat, così come prevedono la legge 335/95 e la 122/2010, entrambe “inasprite” dal ministro Elsa Fornero, in pochi decenni l’età pensionabile arriverà a 70 anni. Una condizione che, oltre a creare il rischio costante di incidenti all’interno dei processi produttivi, impedirà nei fatti ogni forma di ricambio generazionale con un aumento insostenibile del numero di giovani inoccupati.

Oltre a ribadire il concetto generico di un “superamento” della Fornero,  negli ultimi giorni il governo ha dettagliato parzialmente le sue intenzioni, annunciando di voler introdurre la cosiddetta “quota 100”, un mix di età e contributi, e la “quota 41” legata ai soli contributi. Non siamo abituati a contestare le leggi prima che esse vengano scritto. E, non avendo posizioni ideologiche che ci spingono ad assumere una posizione preventiva nei confronti del nuovo esecutivo, dichiariamo fin d’ora che siamo disponibili a qualsiasi confronto sul merito. Non possiamo, però, non esprimere la nostra preoccupazioni nei confronti dell’ipotesi, avanzata da più parti e tuttora non smentita, di una soluzione che, per mantenere i conti in equilibrio come vuole l’Europa, prevedano compromessi al “ribasso”, mediante l’estensione del calcolo contributivo dell’assegno pensionistico a chi ha invece diritto, sia pur fino al 2012, all’utilizzo del sistema retributivo. Tali soluzioni non sono da considerare opzioni d’uscita pensionistica strutturali, bensì una possibilità di accesso alla pensione sulla falsariga dell’opzione donna, introdotta inizialmente dalla legge Maroni (243/04) e poi ripresa dalla Fornero, che ha consentito a molte lavoratrici, su base volontaria, di accedere in anticipo ai trattamenti pensionistici, ma al costo di una pesante decurtazione dell’assegno.

Gli obiettivi della FAST-CONFSAL in tema di modifiche alla Legge Fornero sono ovviamente altri. Il Paese e i lavoratori hanno bisogni di interventi profondi e strutturali, che mettano fine una volta per tutte alla lotteria dei requisiti e all’alea delle deroghe, senza lasciare vittime sul campo. Speriamo che questo sia anche l’orientamento del degli attuali esponenti di governo, che hanno più volte considerato la legge Fornero una stortura da correggere al più presto per motivi di equità e giustizia sociale. In caso contrario, siamo pronti a seguire la strada, che alle forze politiche ora a Palazzo Chigi dovrebbe essere cara, dell’iniziativa popolare. Un’azione coordinata dalla confederazione CONFSAL, che vedrà come sempre in prima fila la FAST-CONFSAL, farà conoscere il nostro progetto pensionistico ai lavoratori e a tutti i cittadini e avvierà una raccolta delle firme necessarie a portare il progetto in discussione in Parlamento.

L’ipotesi di riforma sulla quale le federazioni della CONFSAL stanno lavorando prevede l’emanazione di un Testo Unico sul sistema pensionistico che dia garanzie a particolari lavorazioni e che superi la pletora di leggi che regolano la materia e l’emissione di circolari e messaggi che “interpretano” le leggi stesse finendo spesso per creare ulteriore confusione su un tema già di per sé complesso.

Il segretario generale FAST-CONFSAL

Pietro Serbassi


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