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LA FINE DEL “CONTRATTO SOCIALE” (di Giuseppe Palma)

Era il 1762 quando Jean-Jacques Rousseau dava alle stampe il suo “contratto sociale“: la sovranità appartiene non al sovrano, ma al popolo, una somma di individui che si fa comunità, una sola comunità composta da individui diversi tra loro. Il sovrano, che non è messo in discussione, regna secondo le regole della comunità. Tratto dall’Opera: «Trovare una forma di associazione che difenda e protegga, mediante tutta la forza comune, la persona e i beni di ciascun associato e per mezzo della quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso e rimanga libero come prima». All’interno dello Stato democratico, la Libertà al centro di tutto.

Tutto questo era una bestemmia per l’epoca. Re Luigi XV ne impedì la diffusione, ma l’opera circolò ugualmente. Improponibili e blasfeme le teorie del filosofo svizzero in quell’epoca. L’Europa intera si reggeva, da circa mille anni, sul sistema feudale, marcato dalla centralità del Re nella forma di stato della monarchia assoluta (“L’état, c’est moi“).

Eppure, dopo appena ventisette anni, il “contratto sociale” divenne il fondamento teorico dei rivoluzionari francesi.

Su quell’assetto e su quella architettura disegnate da Rousseau si fondano ancora oggi i sistemi costituzionali degli Stati del mondo occidentale.

Fino a ieri.

Da un lato i processi democratici e decisionali sono stati trasferiti dalle comunità nazionali alla non-comunità sovranazionale della Ue, superando l’originaria concezione del rapporto diretto tra rappresentato e rappresentanti. Le assembleee rappresentative dei popoli di ciascuna nazione, nelle quali risiedeva la titolarità della funzione legislativa, sono state esautorate quasi del tutto, trasferendo i processi decisionali verso organismi sovranazionali non eletti. La rappresentanza dei popoli è stata così relegata all’interno di una assemblea elettiva – anch’essa sovranazionale – priva della piena funzione legislativa.

Questa la situazione.

Oggi v’è un elemento nuovo. Con uno sguardo sul nostro Paese, l’attuale governo è frutto di un sovvertimento della volontà popolare così come espressa alle ultime elezioni politiche. Le forze politiche della coalizione vincente sono rimaste fuori dal governo. Un primo aspetto di usurpazione del potere politico, avvenuto in modo legale – senza dubbio – ma senza alcun rispetto del principio democratico. Può esistere legalità costituzionale senza il rispetto del principio democratico, indipendentemente dalla forma di governo? Il dubbio resta ed è lacerante.

La pandemia, per quanto riguarda il nostro Paese, ha solo accelerato il processo di dissoluzione del sistema democratico, facendone emergere tutte le ferite. Un totale scollamento tra gli interessi del popolo (in cui risiede l’interesse della comunità, quindi della nazione) e quelli dei rappresentanti e governanti, che già da decenni non rispondono più al popolo ma agli organismi sovranazionali.
In buona sostanza, il “contratto sociale” è stato esautorato.

Nemmeno i diritti fondamentali, tra cui quello inviolabile della Libertà, sono riusciti a mantenere la loro solidità. È bastato un virus perché il popolo, che ormai ha dimenticato il valore della Libertà, dandola per scontata, si è presto mostrato disponibile – addirittura con formule di giubilo – a rinunciare alla Libertà. Di questo passo, sarà felice di farsi impiantare anche un microchip sottopelle. Tanto, è per il bene di tutti si dirà. E poi, se non si ha nulla da nascondere, che problema c’è? È la stessa vulgata di qualche anno fa sulle intercettazioni telefoniche: se non hai nulla da nascondere, non hai alcuna paura di essere ascoltato. Il livello di civiltà giuridica è ormai scaduto definitivamente.

La Libertà ce l’hai dentro. Se non ce l’hai, nessuno te la può dare.

Il “contratto sociale“, che è sopravvissuto 250 anni circa, è morto. E con esso la Libertà, che s’è trascinata nella tomba il sistema democratico.

Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

Qui i link per l’acquisto:

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