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LA FINANZIARIZZAZIONE DEL SISTEMA ECONOMICO ITALIANO DALL’INTRODUZIONE DELL’EURO

Fa impressione osservare il cambiamento della nostra economia, ovviamente in peggio, dall’introduzione dell’euro!

Se invece di osservare il nostro sistema dal lato della produzione industriale lo si analizza dal punto di vista della finanziarizzazione del sistema, possiamo notare quanto segue:

fonte World BankGrafico 1: credito interno fornito dal settore bancario in Italia in % del PIL (Fonte World Bank)

Il grafico numero uno esprime il credito interno FORNITO   DAL SETTORE BANCARIO (in % del PIL) IN ITALIA.

La misurazione di tale indice sale dall’85% dei tempi d’oro della lira, al valore 172,75% nel 2014.

Il credito interno fornito dal settore bancario comprende tutto il credito per vari settori su base lorda, ad eccezione del credito al Governo Centrale (che è invece al netto). Il SETTORE BANCARIO comprende le autorità monetarie  così come altri istituti bancari cui i dati sono disponibili.

Non notate la correlazione tra la data di adozione dell’Euro e la conseguente bancocratizzazione del Paese?

Ma ora passiamo al secondo grafico:

fonte World Bank 2

Grafico 2: credito interno SETTORE PRIVATO (% del PIL) IN ITALIA

Anche in questo caso si nota come il settore privato sia sopravvissuto nel primo decennio di adozione dell’Euro solamente grazia alla cessione di autonomia al sistema bancario nazionale.

Da valori iniziali pari a circa il 50% o poco più, in breve la cifra viene più che raddoppiata per poi scendere ad un valore attuale intorno all’89,28% nel 2014. Il credito interno al SETTORE PRIVATO sono le risorse finanziarie erogate al settore privato, ad esempio attraverso PRESTITI, ACQUISTI DI TITOLI NON DI CAPITALE, i crediti commerciali e altri conti attivi, che prevedono un rimborso.

Adesso capite perché hanno volutamente ridotto il credito bancario a privati e aziende? Perché dovevano far rimanere in piedi le sole aziende che richiedono pochi prestiti o pochi conti di smobilizzo dei crediti commerciali.

Nel fare quanto sopra riportato, hanno ottenuto un triplice risultato:

  1. RIDURRE LA DIPENDENZA DEL PIL DAL CREDITO BANCARIO
  2. RIPORTARE LE IMPORTAZIONI SOTTO LE ESPORTAZIONI
  3. AUMENTARE LA DISOCCUPAZIONE, FAR LAVORARE LA CURVA DI PHILLIPS E PERMETTERE, QUINDI, L’ADOZIONE DEL JOBS ACT IL CUI FINE E’ AVVICINARE IL MERCATO DEL LAVORO ALLE TEORIE NEOCLASSICHE IN CUI LE UNITA’ MARGINALI DI LAVORATORI ASSUNTI DEBBONO AVERE UN COSTO UNITARIO INFERIORE ALLA PRODUTTIVITA’ (CIOE’ AL GUADAGNO CHE CONSENTONO).

Vi è chiaro o no che l’Euro non coincide con STATI UNITI D’EUROPA ma solamente con ADOZIONE NEL SISTEMA ECONOMICO DEI MODELLI NEOCLASSICI IL CUI CORRETTO FUNZIONAMENTO SI HA SOLO QUANDO NEL MERCATO NON ESISTE MONETA (E TUTTO IL GUADAGNO O SI SPENDE IN CONSUMI O VIENE INVESTITO)?

Continuare con questo modello economico, in assenza di trasferimenti nord-sud che ci trasformerebbero tutti nel sud dell’Europa, significa far morire per asfissia bancaria (carenza di castelletti di sconto commerciale e di prestiti di medio-lungo termine) tantissime aziende italiane e far esplodere ancora di più la disoccupazione nel paese. E più la disoccupazione crescerà, più la curva di Phillips permetterà ai datori di lavoro di avvicinare tutti i compensi al limite inferiore dell’utilità marginale che ha il primo disoccupato (miniJobs)

Vi è chiaro o no che appoggiando l’Euro e la UE state sposando un modello economico NON ADATTO AL NOSTRO MILLENNIO e FONDAMENTALMENTE IPERCLASSISTA?

No?

Beh! In tal caso non meritate di vivere e di mettere al mondo dei figli!

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