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La domanda viene automatica . Di Marco Santerno

cambiamo

La domanda viene automatica: “c’e’ bisogno di una guerra per promuovere i cambiamenti? o possiamo evitarla grazie all’intelligenza?” E con il caos che questa nuova grande depressione, causata dalla finanza speculativa mondiale, sta creando nell’intero pianeta mai domanda è stata più appropriata alla situazione!!

Perché non farlo allora per salvarci le “terga” dai collassi economici, sociali, geopolitici e ambientali, ecc. che si stanno avvicinando a grandi passi? Possibile che il “grano” si trovi solo per la guerra?

Il problema nasce dall’ignoranza indotta e dai limiti imposti agli esseri umani da chi li governa per conto dei to.de.pot. (tossicodipendenti da denaro e potere). Questo ci lascia divisi in “tribù” in lotta perenne fra loro e nella tribù c’è la lotta fra gli individui per salire una infinita “scala” sociale mentre si smantellano le garanzie sociali considerate solo ostacoli a questa “giungla socio/economica”.

Queste sono tecniche di dominio collaudate migliaia di anni fa da grandi civiltà dominanti e sintetizzabili nel “divide et impera”.

Dobbiamo evolverci, pensare globalmente e agire localmente, ma per fare questo si deve fare gruppo, cooperare, anche con chi ha idee su alcuni argomenti che sembrano opposte alle nostre, bisogna trovare priorità condivise per arrivare ad una ”massa critica” sufficiente a poter cambiare le cose!!

Dobbiamo trovare le cose che ci uniscono e smettere di guardare solo (siamo stati “educati” a questo) le cose che ci dividono.

Quindi bisogna ripartire dai bisogni umani esenti da relativismi:

1) aria pulita;

2) acqua pulita;

3) cibo sano e con tutti i nutrienti necessari al mantenimento di una buona salute;

4) case, energia e servizi essenziali sostenibili, sani e confortevoli;

5) ambiente positivo;

6) “ stabile;

7) “ stimolante;

8) “ non aggressivo e violento;

Quest’ultimo è un requisito fondamentale per la nostra salute fisica e soprattutto mentale, il nostro benessere evolutivo e quindi la sopravvivenza stessa della specie umana.

Questi bisogni fondamentali sono esattamente i principi fondanti per una riconversione ecologica e verso la sostenibilità dell’intero pianeta che solo rigore scientifico interdisciplinare, privo di tabù ideologici e con un’ispirazione etica possono procurarci.

Perché il punto chiave che va capito è che la “natura”, la biosfera, non è una democrazia in cui ognuno ( inteso come stato, società o sistema produttivo) fa quel che gli pare senza un minimo di regole (come accade per la vita privata dei cittadini, in particolare giovani, stimolati ad hoc da media e vip a “sballare” nel tempo libero sempre di più, in modo inversamente proporzionale a come, sempre di più, sono schiavi nella vita economica / lavorativa: infatti la rivincita del liberismo inizia a livello culturale col “sesso, droga e rock an roll” e la libertà assoluta priva di doveri dei sessantottini che dovevano cambiare il mondo a favore delle masse e invece sono diventati la trivella per inconsapevole, beata ignoranza, del neoliberismo).

Ebbene la natura non è una democrazia, è una ferrea dittatura che con le sue leggi e equilibri, che si misurano in milioni, decine, centinaia di milioni di anni, supporta la vita sulla terra!! ci si può adeguare e vivere in armonia con queste leggi naturali o andare contro ad esse e invariabilmente andare a sbattere in modo brutale.

Un economia della sostenibilità non è altro che un economia basata sulle risorse, non è altro che un metodo scientifico di gestione delle risorse a supporto della vita: ogni decisione deve tener conto della sostenibilità ambientale e umana!

In sostanza l’unica soluzione alla crisi economica che stiamo vivendo è una gigantesca riconversione alla sostenibilità che creerebbe milioni di posti di lavoro stabili, sostenibili e dignitosi.

La premessa è però che gli stati riprendano il controllo dell’economia, risparmio, banche e moneta: con il preciso scopo costituzionale di rendere di nuovo equa e dignitosa la vita dei suoi cittadini!!

Per fare questo si deve però tornare ai Menichella, Saracino e Benaduce (veri giganti della macroeconomia sconosciuti alle masse italiane) e ad un sistema bancario e monetario in cui il denaro da merce in mano ai privati torni ad essere strumento di reale sviluppo della civiltà, come fino al 1981, in Italia, è stato (pur con tanti difetti).

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