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La crisi argentina del 2001 spiegata facile

Negli ultimi anni abbiamo sentito dai professoroni e dai giornaloni pro-euro, che se l’Italia uscisse dall’euro farebbe “la fine dell’argentina” vale a dire il default.

Con questo articolo analizzeremo la situazione macroeconomica Argentina 10 anni prima e dopo il default del 2001, attraverso i dati – messi liberamente a disposizione – del Fondo Monetario internazionale.

Prendiamo i dati (1990-2012) sulla disoccupazione, crescita del PIL reale, saldo delle partite correnti e sul tasso di inflazione (dal 98).

Segue tabella che raccoglie tutti questi dati in una volta sola

Cominciamo ad analizzare queste informazioni

IL CAMBIO FISSO CON IL DOLLARO USA

FONTE: Banca d’Italia – serie storiche tassi di cambio (oscillazioni giornaliere)

L’aggancio 1:1 del pesos argentino con il dollaro USA comincia in data 15 gennaio 1992 e termina il giorno 8 gennaio 2002, una misura dunque rimasta in vigore per quasi 10 anni.

DISOCCUPAZIONE E CONTI CON L’ESTERO

Da quando è entrato in vigore la parità unitaria con il dollaro, la disoccupazione è schizzata in alto in pochissimi anni: dal 7,1% del 1992 al 18,9% del 95.

Segue una flessione fino al 1998 (14,1%) per poi tornare a risalire dal 99 fino al 2001, anno in cui la disoccupazione era già al 19,2%!

Anche il saldo delle partite correnti, che già nel 91 erano in leggero deficit, crollano definitivamente dal 92 e rimarranno in “rosso” fino al 2001.

PIL REALE E INFLAZIONE

La variazione del PIL reale lascia pochi dubbi a riguardo. Nel periodo di cambio fisso la crescita dal 92 al 2001 fu in media del 2,85%.

Tuttavia gli ultimi 3 anni furono di recessione, quindi come vedete la crisi era già cominciata dal 1999 (-3,4%)

I dati del FMI sull’inflazione, che partono dal 1998, mostrano che dal 99 al 2001 l’Argentina era in deflazione, cioè inflazione negativa.

Se dovessimo dar retta alla narrazione neoliberista, che vuole che l’inflazione al pari di una tassa, gli argentini avrebbero dovuto festeggiare per i prezzi in calo giusto?

LA SVALUTAZIONE DEL PESO (2002)

FONTE: Banca d’Italia – serie storiche tassi di cambio (medie annue)

A seguito delle rivolte di fine 2001, l’Argentina abbandona la parità col dollaro a partire dal 9 gennaio 2002.

Nel 2001 un dollaro USA valeva un peso (ARS), nel 2002 in media valeva 3,11 pesos cioè una svalutazione del 211% (duecento undici!) del peso argentino.

LE CONSEGUENZE IMMEDIATE

Il 2002 fu un anno di vacche magre per l’Argentina, ma per loro fortuna fu l’ultimo. Sintetizziamo in un grafico tutti gli indicatori visti in precedenza

L’inflazione da negativa salì al 25,9% (non doveva essere del 211 per cento?), la recessione cominciata nel 1999 si aggravò, nel 2002 il PIL crollò al -10,9% (e non del -211%).

Dopo oltre 10 anni di rosso, dal 2002 le partite correnti tornarono ad avere un saldo in attivo.

DAL 2003 UNA ROBUSTA RIPRESA

A partire dal 2003 l’inflazione crollò e la disoccupazione aveva cominciato un percorso di discesa: nel 2007 scese sotto la doppia cifra.

Dal 2003 al 2007, compresi, la crescita del PIL reale oscillò fra l’8 e il 9%!

Sintetizziamo il confronto fra i 10 anni di cambio fisso (1992-2001) e successivi 10 di svalutazione (2002-2011)

Ricapitolando, in media dal 92 al 2001 la crescita del PIL fu del 2,85%, mentre dal 2002 al 2011 compresi la crescita fu del 4,72%

Le partite correnti dal 92 al 2001 mediamente furono del -3,05% del PIL, mentre dal 2002 al 2011 furono del +2,52%.

La disoccupazione media nel periodo del cambio fisso fu del 15,37% mentre nei dieci anni post-svalutazione fu dell’11,53%

Insomma i disastri degli anni ’90 e primi anni 2000 sono stati completamente riassorbiti nel 2007.


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