DaziEconomiaUSA
La Corte Suprema frena i dazi universali di Trump: fine dell’uso disinvolto dell’emergenza nazionale?
La Corte Suprema blocca i dazi universali di Trump: un colpo severo alla politica commerciale della Casa Bianca. L’uso dell’emergenza nazionale tramite la legge IEEPA dichiarato incostituzionale. Ecco cosa succede ora all’industria e ai miliardi di dollari di rimborsi.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha sferrato un colpo secco e potenzialmente devastante a uno dei pilastri fondamentali della politica economica dell’amministrazione Trump. Con una maggioranza di 6 a 3, i saggi di Washington hanno invalidato l’uso unilaterale dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi generalizzati sui partner commerciali degli Stati Uniti. Un ridimensionamento severo per il Presidente, che aveva definito questa misura una questione di “vita o di morte” per l’economia americana e per la base manifatturiera nazionale.
L’impalcatura legale dell’amministrazione si basava su un concetto tanto audace quanto scivoloso: dichiarare il deficit commerciale cronico e l’afflusso di droghe illegali come un'”emergenza nazionale”. Questo, teoricamente, avrebbe sbloccato i poteri straordinari previsti dall’IEEPA del 1977, permettendo all’Esecutivo di scavalcare il normale iter legislativo. L’idea era affascinante dal punto di vista dell’azione rapida, ma ha finito per scontrarsi con il solido muro del dettato costituzionale.
La decisione: una questione di separazione dei poteri
Il Presidente della Corte Suprema, John Roberts, scrivendo per la maggioranza, ha tracciato una linea invalicabile. La Costituzione americana, all’Articolo I, Sezione 8, affida esplicitamente il potere di imporre tasse e dazi “esclusivamente al Congresso”. Nonostante le ovvie implicazioni di politica estera che i dazi comportano, i padri fondatori non avrebbero mai previsto che il potere legislativo rinunciasse alla sua prerogativa fiscale attraverso un linguaggio statutario vago.
Il nodo del contendere era semantico, ma dalle conseguenze trilardarie. L’IEEPA autorizza il Presidente a “regolare l’importazione” durante un’emergenza. Gli avvocati dell’amministrazione hanno tentato di sostenere che l’imposizione di dazi (che alla fine regolano i flussi commerciali agendo sui prezzi) fosse un equivalente pratico e lecito. La Corte, tuttavia, non si è lasciata convincere, applicando la Major Questions Doctrine: se il Congresso vuole delegare un potere di tale immensa portata economica e politica, deve farlo con parole inequivocabili. E la parola “dazi” o “tasse” nell’IEEPA non compare mai.
Il dissenso e la prospettiva economica
Non tutti i giudici hanno condiviso questa rigida impostazione testualista. I conservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh hanno dissentito. Nella loro visione, sostenuta storicamente, il potere di “regolare l’importazione” in tempi di emergenza offre all’Esecutivo uno spettro d’azione ampio, che include naturalmente lo strumento tariffario come alternativa meno estrema a embarghi o quote totali.
Dal punto di vista prettamente macroeconomico, l’impostazione di Trump non era priva di una sua intrinseca logica industriale. Difendere i settori produttivi nazionali da asimmetrie commerciali e dumping prolungato è una mossa razionale per sostenere l’occupazione interna e la domanda aggregata. L’uso dei dazi come strumento di politica industriale è una pratica legittima e spesso necessaria, ma il problema, in questo caso, è prettamente procedurale. Una democrazia non può governare il commercio internazionale forzando l’interpretazione di leggi pensate per sanzionare entità ostili o bloccare flussi finanziari di terroristi.
Cosa succederà ora?
Il blocco dell’IEEPA è una sconfitta tattica, ma non chiude necessariamente l’era dei dazi. Il Tesoro statunitense si troverà ora ad affrontare quello che, fin dalle udienze, è stato definito un vero e proprio “pasticcio” logistico e finanziario: la gestione di eventuali rimborsi per i dazi miliardi di dollari raccolti illecitamente, che avranno un impatto notevole sulle casse federali.
Inoltre, Trump dovrà inevitabilmente cambiare arsenale giuridico. È probabile che l’amministrazione si rivolga a norme più specifiche, sebbene più lente e soggette a revisione. Stiamo parlando della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 (quella legata alla sicurezza nazionale, già usata per acciaio e alluminio) o della Sezione 301 del Trade Act del 1974.
Queste norme richiedono indagini preventive, consultazioni e report formali. La via sarà più tortuosa, ma legalmente inattaccabile. Il colpo subìto oggi da uno dei pilastri del trumpismo economico è stato severo, ma costringerà semplicemente la Casa Bianca a combattere la sua guerra commerciale utilizzando i canali istituzionali corretti. Probabilmente un bene per lo stato di diritto e la divisione dei poteri. Inoltre, visti gli ultimi dati economici, sarà difficile per i Repubblicani non appoggiare il Presidente in questa campagna.
I dazi, nel bene o nel male, erano riusciti a contenere il deici commerciale USA, altrimenti esploso alle stelle, come indica il grafico soprastante. Adesso vediamo cosa risponderà l’amministrazione Trump.








You must be logged in to post a comment Login