Economia

La commissione europea presenta l’industrial Accelerator Act, leva sul buy European

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Le misure per stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni potrebbero generare oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto nei settori dell’acciaio, dell’alluminio e del cemento entro il 2030, e fino a 10,5 miliardi lungo l’intera filiera automobilistica.Sul fronte occupazionale, l’obiettivo e’ creare 85.000 posti nei progetti legati alle batterie e 58.000 nella produzione di energia solare, salvaguardando al contempo l’occupazione esistente nei settori ad alta intensita’ energetica durante la transizione verso processi piu’ puliti. Le nuove condizionalita’ sugli investimenti esteri dovrebbero generare ulteriori opportunita’ locali e aumentare la capacita’ produttiva complessiva dell’UE che resta uno dei mercati piu’ aperti al mondo e intende mantenere questa apertura come fonte di forza economica.

La proposta incoraggia una maggiore reciprocita’ negli appalti pubblici, garantendo un trattamento equo ai paesi che offrono alle imprese europee accesso ai loro mercati. Allo stesso tempo, introduce condizioni per i grandi investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro nei settori strategici, quando un singolo paese terzo controlla oltre il 40% della capacita’ produttiva globale. Gli investimenti dovranno garantire almeno il 50% di occupazione europea, assicurando che i benefici del mercato unico ricadano anche su imprese e lavoratori europei.

Il think tank Bruegel, con sede a Bruxelles, ha recentemente avvertito che i requisiti “Made in Europe” potrebbero aumentare i costi per le industrie orientate all’esportazione e, di fatto, rallenteranno la trasformazione industriale dell’Europa e, in ultima analisi, la transizione verso l’energia pulita.

Il rischio, infatti, è che l’IA rechi un freno a questo fenomeno. “I requisiti “Made in Europe” potrebbero aumentare i costi per le industrie orientate all’esportazione, rallentando la trasformazione industriale nazionale e, in ultima analisi, la transizione verso l’energia pulita. Le catene del valore pulite europee beneficiano già di competenze straniere. Ad esempio, quattro quinti della capacità produttiva di celle per batterie dell’UE sono stati sviluppati da aziende coreane, a sostegno delle case automobilistiche europee che investono nella produzione di veicoli elettrici.”

L’Intelligenza artificiale potrebbe quindi segnare una rottura con l’approccio dell’UE alla politica commerciale e industriale, con il potenziale rischio di conflitti con partner che condividono gli stessi principi. Questo nonostante la Commissione abbia ribadito che gli impegni internazionali devono essere rispettati e che la strategia commerciale dovrebbe basarsi su partnership. Le norme commerciali internazionali sono molto chiare. “I requisiti di contenuto locale sono vietati. L’UE si impegna a garantire un accesso non discriminatorio agli appalti per i fornitori provenienti da paesi che aderiscono all’Accordo sugli appalti pubblici dell’Organizzazione mondiale del commercio o che hanno accordi di libero scambio (ALS) con l’UE.”

Tuttavia, con interi settori esclusi, la versione attuale della legge rimane sostanzialmente incompleta, con numerose modifiche al testo finale previste prima dell’approvazione del Consiglio, che rappresenta gli Stati membri, e del Parlamento europeo.

Proprio ieri il ministro Adolfo Urso e il suo omologo francese, il ministro dell’industria francese, Sebastian Martin, impegnati in un bilaterale sulla competitività a Palazzo Piacentini a Roma, aveva esortato l’Europa ad accelerare sul fronte industriale per dotarsi di regole chiare che possano dare impulso alle sfide che attende l’industria europea sui mercati internazionali nei prossimi anni “Il 2026 deve segnare il passaggio decisivo nel processo di riforma dell’Europa. ??L’Italia e la Francia, paesi leader, hanno la responsabilità di tracciare insieme una linea chiara e di indicarla agli altri Stati membri, rafforzando ulteriormente la loro collaborazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento della Germania. ??Abbiamo bisogno di un’Europa più coerente e più competitiva. ??Non c’è più tempo da perdere: dobbiamo agire immediatamente per salvare l’industria europea”, ha dichiarato ieri il ministro Urso.

Nella dichiarazione congiunta, invece, Adolfo Urso e Sébastien Martin hanno sottolineato la necessità di rafforzare le catene del valore e le politiche di sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche, fondamentali per semiconduttori, batterie, tecnologie digitali e sistema di difesa, anche attraverso una revisione mirata dell’European Chips Act.

È stato inoltre proposta l’introduzione di criteri “Made in Europe” nell’Industrial Accelerator Act, da applicare in modo selettivo ai settori industriali chiave e strategici, in linea con le capacità europee di approvvigionamento e produzione. I Ministri hanno esortato all’applicazione del principio in diversi settori come l’automotive, l’acciaio, il cemento e l’alluminio, nonché nelle tecnologie critiche.

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