Analisi e studi

La Cina (per ora) scaccia la deflazione: i prezzi tornano a salire, ma la borsa non festeggia

Cina, l’inflazione torna a sorpresa positiva: +0,2% a ottobre. La domanda interna si risveglia grazie agli stimoli, ma i mercati frenano: ora temono meno aiuti da Pechino.

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Un piccolo sospiro di sollievo, o forse un’illusione statistica. I dati di ottobre 2025 sull’inflazione cinese hanno sorpreso gli analisti, segnando un ritorno in territorio positivo dopo mesi di apatia. L‘indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,2% su base annua, sfidando le previsioni che lo davano fermo (0,0%) e invertendo la rotta rispetto al calo dello 0,3% di settembre. ecco il relativo grafico, da Tradingeconomics

Cina inflazione CPI – Tradingeconomics

Si tratta del primo aumento da giugno e del ritmo più rapido da gennaio. Ma da dove arriva questa spinta?

Come spesso accade, la risposta sta nella domanda interna,  che a Pechino cercano di stimolare in modo programmato. L’inflazione non alimentare è accelerata (+0,9% contro il +0,7% precedente), sostenuta da due fattori principali:

  • L’espansione dei programmi governativi di “trade-in” (rottamazione e sostituzione) per i beni di consumo.
  • L’aumento della spesa durante la festività della “Golden Week”.

In pratica, uno stimolo mirato alla domanda ha funzionato. I prezzi continuano a mostrare segnali di vita nell’abbigliamento (+1,7%), nella sanità (+1,4%) e nell’istruzione (+0,9%). Persino i trasporti, pur restando in negativo, calano meno (-1,5% contro -2,0%).

Anche sul fronte alimentare, il calo dei prezzi si attenua, registrando un -2,9% (molto meglio del -4,4% di settembre), anche perché si va verso una stagione con minore abbondanza di cibo.

Il dato chiave: l’inflazione “Core”

Il segnale più interessante per gli economisti, tuttavia, è l’inflazione “core”. Questo dato, che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è il vero termometro della salute della domanda interna. Ad ottobre è salita dell’1,2% annuo, il tasso più alto degli ultimi 20 mesi, superando l’1,0% di settembre. Ecco il relativo grafico: 

Cina inflazione core – Tradingeconomics

Questo indica che, al netto degli shock energetici o delle fluttuazioni del prezzo della carne di maiale, i consumatori cinesi stanno, lentamente, ricominciando a spendere, innescando una certa dinamica salariale interna. Il fatto che questo dato cresca rispetto all’inflazione generale è un dato, entro questi limiti, positivo.

Sul fronte della produzione, la situazione migliora marginalmente. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è sceso del 2,1% su base annua. Sebbene si tratti del 37° mese consecutivo di contrazione (un’eternità), il dato è migliore sia delle attese (-2,2%) sia del mese precedente (-2,3%). Le fabbriche cinesi, pur soffrendo, vedono una lieve riduzione della pressione deflazionistica.

La reazione  dei mercati

In un manuale di economia classica, “buone notizie” sull’inflazione e sulla produzione dovrebbero far festeggiare le borse. Ma sui mercati moderni, la logica è spesso capovolta. Le borse di Shanghai (-0,1%) e Shenzhen (-0,4%) hanno chiuso in calo.

Il motivo è semplice: dati più forti del previsto riducono le probabilità di nuovi, massicci stimoli politici da parte del governo. I mercati, ormai assuefatti agli interventi, temono che la ripresa (per quanto debole) possa indurre Pechino a chiudere i rubinetti.

In un’altra nota a margine, il Ministero del Commercio ha sospeso il divieto di esportazione verso gli Stati Uniti per alcuni “articoli dual-use” (come gallio e germanio), un piccolo segnale di distensione nella guerra tecnologica.

Domande e risposte

Cosa significa che l’inflazione “core” è ai massimi da 20 mesi? L’inflazione “core” (o di fondo) misura la variazione dei prezzi escludendo beni molto volatili come cibo ed energia. È considerata un indicatore più fedele della domanda interna. Un suo aumento all’1,2%, il livello più alto in 20 mesi, suggerisce che i consumatori cinesi stanno ricominciando a spendere in beni e servizi (come sanità, istruzione e abbigliamento) grazie a una maggiore fiducia e agli stimoli governativi, un segnale positivo per la stabilità economica.

Perché i prezzi alla produzione (PPI) sono ancora negativi? Il PPI misura i prezzi all’ingrosso, ovvero quelli che le fabbriche pagano e ricevono. Un PPI negativo (-2,1%) significa che la Cina è in “deflazione alla produzione”. Questo accade perché c’è un eccesso di capacità produttiva (si produce più di quanto si vende) e una concorrenza interna feroce, che costringe le aziende a tagliare i prezzi. Sebbene il dato sia in miglioramento, la situazione indica che il settore industriale è ancora sotto pressione.

Se l’economia migliora, perché le borse cinesi sono scese? Questo è un apparente paradosso comune nei mercati finanziari. Gli investitori speravano che dati economici deboli avrebbero costretto il governo cinese a lanciare nuovi e potenti stimoli monetari o fiscali (come tagli dei tassi o spesa pubblica). La notizia che l’inflazione è “migliore del previsto” ha deluso queste aspettative. In sintesi: le buone notizie per l’economia reale sono state “cattive notizie” per chi scommetteva su nuovi aiuti di Stato.

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