Seguici su

CinaEnergiaScienza

La Cina passa ai fatti sulla fusione nucleare: il progetto BEST e l’obiettivo 2030

Pechino spinge sull’acceleratore: dal laboratorio all’industria. Con 15 miliardi di yuan di investimenti e la nuova China Fusion Energy Corporation, la Cina punta al guadagno netto di energia e alla leadership globale, sfidando i tempi della scienza occidentale

Pubblicato

il

La Cina sembra aver deciso di cambiare marcia su quella che viene considerata il “Santo Graal” dell’energia: la fusione nucleare. Lo scorso 16 gennaio 2026, i media statali cinesi hanno riportato una notizia che potrebbe segnare uno spartiacque nella storia energetica globale. Pechino sta intensificando gli sforzi per trasferire il suo programma di fusione dai laboratori di ricerca all’ingegneria su larga scala e alle applicazioni pratiche.

Al centro di questa accelerazione c’è il progetto BEST (Burning Plasma Experimental Superconducting Tokamak). Non si tratta più solo di esperimenti accademici, ma di una strategia a lungo termine per l’energia pulita che mira a risultati tangibili in tempi che, per gli standard dell’industria nucleare, sono strettissimi.

Dal laboratorio alla rete elettrica

L’obiettivo del progetto BEST è tanto semplice da enunciare quanto complesso da realizzare: dimostrare il guadagno netto di potenza da fusione. In termini tecnici, il sistema deve produrre più energia di quella necessaria per innescare la reazione. Ma l’ambizione cinese va oltre la semplice dimostrazione fisica. Il piano prevede di generare elettricità Pechino spinge sull’acceleratore: dal laboratorio all’industria. Con 15 miliardi di yuan di investimenti e la nuova China Fusion Energy Corporation, la Cina punta al guadagno netto di energia e alla leadership globale, sfidando i tempi della scienza occidentale. Un piano che eguaglia quello di Commonwealth Fusion negli USA.

Se il tentativo dovesse avere successo, l’evento sarebbe paragonabile all’accensione della prima lampadina alimentata da fusione nucleare al mondo. Un punto di svolta che cambierebbe radicalmente le prospettive per un futuro a basse emissioni di carbonio, svincolando la crescita economica dai limiti delle risorse fossili.

Questa spinta non è casuale, ma è il frutto di una precisa politica industriale e statale (un approccio che definiremmo classicamente keynesiano, applicato alla tecnologia strategica). L’accelerazione si allinea con la creazione, avvenuta nel 2024, della China Fusion Energy Corporation (CFEC). Questa entità, sussidiaria della China National Nuclear Corporation (CNNC), è stata dotata di un capitale di 15 miliardi di yuan (circa 2,1 miliardi di dollari) con un unico mandato: guidare la commercializzazione della tecnologia.

EAST tokamak, dal sito del centro di ricerca. Questa macchina è il predecessore di BEST

Da ritardatari a leader globali

La traiettoria della Cina in questo settore è un caso studio di pianificazione a lungo termine. Pechino è partita con notevole ritardo rispetto ai pionieri come Stati Uniti e Unione Sovietica, che avevano iniziato a lavorare sulla fusione già negli anni ’50.

Ecco le tappe fondamentali di questa rincorsa:

  • Anni ’80: Dopo le riforme di Deng Xiaoping, la Cina traccia una roadmap nucleare a lungo termine, identificando nella fusione la soluzione finale per la sicurezza energetica.

  • Anni ’90: Il progresso è limitato e dipende da tecnologie importate o adattate dall’estero (tokamak russi o europei), con capacità domestiche modeste.

  • 2006 (La svolta): Viene lanciato a Hefei il tokamak EAST, il primo completamente superconduttore della Cina. Nello stesso anno, Pechino entra nel progetto internazionale ITER, ottenendo accesso al know-how globale.

  • Anni 2010: EAST stabilisce record mondiali per operazioni al plasma ad alta temperatura e lunga durata. Altri istituti sviluppano macchine avanzate come HL-2M.

  • Anni 2020: La fusione diventa priorità nazionale nel 14° Piano Quinquennale. Nuove strutture e regolamenti spingono il programma verso la prontezza ingegneristica.

Oggi, grazie a massicci investimenti pubblici e a una visione strategica che non teme i tempi lunghi, la Cina si è trasformata da “ultimo arrivato” a uno dei giocatori più aggressivi e ambiziosi nella corsa globale all’energia inesauribile. Resta da vedere se il 2030 sarà l’anno della luce o se la fisica del plasma, notoriamente capricciosa, imporrà nuovi ritardi. Tuttavia, una cosa è certa: la Cina sta facendo sul serio.

Domande e risposte

È davvero possibile generare elettricità da fusione entro il 2030? L’obiettivo del 2030 è estremamente ambizioso, forse ottimistico. La fusione nucleare è notoriamente complessa: richiede temperature superiori a quelle del sole e un confinamento magnetico perfetto. Tuttavia, la Cina ha dimostrato di saper rispettare scadenze industriali serrate quando mobilita risorse statali massicce. Sebbene la commercializzazione su larga scala potrebbe richiedere più tempo, una dimostrazione tecnica di generazione elettrica (accendere la “prima lampadina”) è un traguardo plausibile dato l’attuale ritmo di investimento e sviluppo tecnologico del progetto BEST.

Qual è la differenza tra questo progetto e le centrali nucleari attuali? Le centrali attuali funzionano per fissione (scissione di atomi pesanti come l’uranio), che produce scorie radioattive a lunga vita e comporta rischi di reazione a catena incontrollata. Il progetto BEST punta alla fusione (unione di atomi leggeri come l’idrogeno), lo stesso processo che alimenta le stelle. La fusione è intrinsecamente più sicura: non può “fondere” il nocciolo in caso di guasto, non produce scorie ad alta attività millenaria e utilizza combustibile praticamente inesauribile ricavato dall’acqua.

Perché la Cina investe così tanto in questa tecnologia? La motivazione è duplice: sicurezza energetica e supremazia tecnologica. La Cina è il più grande consumatore di energia al mondo e dipende ancora fortemente dalle importazioni di combustibili fossili. La fusione offrirebbe un’indipendenza energetica totale e pulita. Inoltre, dominare questa tecnologia significherebbe controllare il mercato energetico del futuro, esportando reattori e know-how, esattamente come oggi avviene per le batterie o i pannelli solari, settori dove Pechino ha già costruito una posizione dominante.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento