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La Cina “invade” l’Europa (+80% di investimenti): fuga dagli USA o cavallo di Troia? Bruxelles prepara le contromisure

Cina, investimenti record in UE (+80%): le fabbriche arrivano, ma la tecnologia no. Il piano di Bruxelles.

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Mentre gli occhi di tutti erano puntati sui dazi alle auto elettriche, Pechino ha cambiato strategia. Se non puoi esportare, costruisci in loco. Ma l’Unione Europea, con il solito ritardo, inizia a temere di diventare una “colonia di assemblaggio” senza tecnologia.

Non è solo una questione di container pieni di merci a basso costo. La Cina sta cambiando pelle e, con una rapidità che lascia spiazzata la lenta burocrazia continentale, sta trasformando l’Unione Europea nella sua destinazione prediletta per i capitali. I dati Eurostat e le analisi più recenti parlano chiaro: nell’ultimo anno gli investimenti diretti cinesi (IDE) nell’UE sono esplosi dell’80%, raggiungendo i 9,5 miliardi di euro.

Siamo tornati ai livelli pre-pandemia, ma con una differenza sostanziale: non vengono più a fare “shopping” di marchi di lusso, vengono a costruire fabbriche. E Bruxelles, tra un caffè e una riunione, inizia a preoccuparsi.

La Grande Fuga dall’America (e verso la Periferia)

Perché questo amore improvviso per il Vecchio Continente? La risposta ha un nome e un cognome: Donald Trump (e il protezionismo USA in generale).

Gli analisti del Mercator Institute sono chiari: l’ostilità di Washington e i muri doganali americani stanno spingendo le aziende cinesi a cercare lidi più accoglienti per aggirare dazi e restrizioni tecnologiche.

Investimenti cinesi comulati dal 2020 al 2024 in miliardi di Euro

L’Europa, con il suo mercato ricco e frammentato, è il rifugio perfetto. Tuttavia, la mappa degli investimenti sta cambiando radicalmente:

  • Addio asse Franco-Tedesco: Se prima Parigi, Berlino e Londra assorbivano il 50% dei capitali, oggi la quota scende.

  • Benvenuta Periferia: Le economie del Sud e dell’Est Europa sono le nuove star. L’Ungheria ha visto flussi in crescita del 70%, e la Spagna ha accolto la gigafactory di CATL (il più grande investimento cinese della sua storia).

Dallo Shopping al “Greenfield”: Cosa sta succedendo

È fondamentale comprendere il cambio di paradigma industriale. Dieci anni fa, la Cina comprava il know-how (Pirelli, Syngenta, Kuka). Oggi, porta i suoi stabilimenti qui, ma tiene il cervello a casa.

Vecchia Strategia (2010-2019)Nuova Strategia (2023-Oggi)
Metodo: Acquisizioni (M&A) di aziende esistenti.Metodo: Progetti Greenfield (costruzione di nuovi impianti da zero).
Obiettivo: Acquisire tecnologia e marchi europei.Obiettivo: Aggirare i dazi e penetrare il mercato locale.
Esempio: Pirelli, Club Med, Volvo.Esempio: Fabbriche BYD in Ungheria, CATL in Spagna.
Rischio UE: Perdita di proprietà intellettuale.Rischio UE: Diventare semplici assemblatori senza trasferimento tecnologico.

Il “Piano” di Bruxelles: Meglio tardi che mai?

Qui entra in gioco l’ironia della sorte. L’UE, paladina del libero mercato, si accorge che il libero mercato funziona solo se c’è reciprocità. Ursula von der Leyen, pur non volendo il “decoupling” (il divorzio totale), spinge per il “de-risking”.

Il problema sollevato dagli esperti, come Alicia García di Bruegel, è palese: le fabbriche cinesi in Europa rischiano di essere scatole vuote.

“Il governo cinese consente solo l’utilizzo di batterie di generazioni precedenti all’estero, tenendo l’ultima tecnologia in casa. Gli ingegneri chiave sono cinesi. L’Europa mette il suolo e gli operai, la Cina la testa e i profitti.”

Per questo, a metà dicembre, la Commissione presenterà l’Industrial Acceleration Act. L’obiettivo? Sanzionare o bloccare i progetti che:

  1. Non garantiscono scambi tecnologici reali.

  2. Non creano ricchezza e posti di lavoro di qualità locale.

  3. Servono solo a rafforzare la base industriale di Pechino sfruttando i sussidi europei.

Che fare?

La Cina ha un problema di sovraccapacità produttiva e un’economia interna che rallenta; l’Europa ha bisogno di investimenti ma teme di perdere la sovranità tecnologica. È il classico gioco del gatto col topo, dove però il topo (l’UE) sta cercando di costruire una trappola normativa all’ultimo minuto. Resta da vedere se queste nuove regole saranno un vero scudo per l’industria europea o l’ennesimo documento burocratico aggirabile con un sorriso e un buon avvocato d’affari.

Esempio di finto investimento cinese, che non porta vantaggi tecnologici: le batterie CATL in Spagna

Domande e Risposte

Perché gli investimenti cinesi in Europa sono aumentati così tanto nell’ultimo anno?

L’aumento dell’80% è dovuto principalmente alla necessità delle aziende cinesi di aggirare le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti e i dazi doganali. Con il mercato americano sempre più chiuso, specialmente in vista del ritorno di Trump, e un’economia interna cinese in rallentamento con sovraccapacità produttiva, le aziende di Pechino vedono nell’Europa un mercato di sbocco essenziale dove stabilire la propria presenza fisica per evitare future barriere commerciali.

Qual è la differenza tra gli investimenti passati e quelli attuali?

Fino a qualche anno fa, la Cina praticava principalmente acquisizioni (M&A), comprando aziende europee strategiche (come Pirelli o Kuka) per acquisirne il know-how e la tecnologia. Oggi la strategia è focalizzata su investimenti “Greenfield”: costruiscono nuove fabbriche da zero (specialmente batterie e auto elettriche) in paesi come Ungheria e Spagna. Questo permette loro di penetrare il mercato, ma spesso senza trasferire le tecnologie più avanzate, che restano in madrepatria.

Cosa intende fare l’Unione Europea per proteggersi?

La Commissione Europea sta preparando l’Industrial Acceleration Act, previsto per metà dicembre. Bruxelles non vuole chiudere le porte, ma esige reciprocità. Il piano prevede sanzioni o blocchi per i progetti che non garantiscono un reale scambio tecnologico o che non creano valore aggiunto e occupazione locale significativa. L’obiettivo è evitare che l’Europa diventi un semplice luogo di assemblaggio per tecnologie sviluppate e controllate interamente dalla Cina.

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