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La Cina asfalta i dazi e segna un record storico: surplus commerciale 2025 oltre i 1.100 miliardi di dollari
Nel 2025 Pechino registra un avanzo commerciale storico. Mentre l’America chiude le porte, le merci cinesi inondano UE e Sud-est asiatico. Ecco i numeri che spiegano perché i dazi non stanno fermando il Dragone.

Se qualcuno pensava che i dazi e le tensioni commerciali avrebbero messo in ginocchio la macchina esportatrice del Dragone, i dati rilasciati oggi dalle dogane cinesi sono una doccia fredda, o forse gelata. La Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di 1.189 miliardi di dollari, una cifra che fa impallidire le stime e che racconta una storia molto diversa da quella del “decoupling” totale spesso narrato.
In un anno segnato dalle politiche tariffarie aggressive di Donald Trump, Pechino ha dimostrato una resilienza quasi idraulica: se chiudi un rubinetto (gli USA), l’acqua trova semplicemente un’altra uscita (UE e ASEAN).
I numeri del record
I dati sono chiari e, per certi versi, impressionanti. L’export cinese nel 2025 è cresciuto del 5,5%, raggiungendo la cifra mostruosa di 3.770 miliardi di dollari. Al contrario, le importazioni sono rimaste sostanzialmente al palo, piatte a 2.580 miliardi di dollari. Questo disallineamento ha generato il surplus record di cui sopra.
Ecco una sintesi dei dati principali emersi dal rapporto doganale:
- Surplus commerciale 2025: 1.189 miliardi di dollari (Record storico).
- Crescita export (anno su anno): +5,5% (superiore alle attese del 5%).
- Crescita import (anno su anno): 0% (stabile, contro le attese di un calo).
- Surplus di dicembre: 114,1 miliardi di dollari.
Ecco come si è evoluto il surplus commerciale nel corso del 2025:
La strategia della diversificazione: addio USA, benvenuta Europa
Il dato politicamente più rilevante è la geografia di questo successo. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono calate nella seconda metà dell’anno, confermando che i dazi mordono, eccome. Il surplus con gli USA è sceso a 23,25 miliardi di dollari a dicembre, rispetto ai quasi 24 miliardi di novembre.
Tuttavia, e qui sta l’ironia della globalizzazione, le merci cinesi non sono sparite: si sono solo spostate. Gli esportatori hanno virato con decisione verso destinazioni alternative, in particolare l’Unione Europea e il Sud-est asiatico (ASEAN). È la dimostrazione pratica che la domanda globale di beni manufatti cinesi resta alta, indipendentemente dalle barriere erette a Washington. I governi asiatici ed europei, volenti o nolenti, hanno approfondito i legami commerciali, assorbendo ciò che l’America ha respinto.
Un finale d’anno col botto (e un segnale sull’import)
Dicembre nello specifico ha mostrato un’accelerazione inattesa. Le esportazioni sono balzate del 6,6%, il ritmo più veloce da settembre, battendo stracciando le previsioni che si fermavano al 3,0%.
Ma c’è un dato che merita attenzione: le importazioni a dicembre sono cresciute del 5,7%, smentendo le previsioni di un calo e segnando il passo più rapido degli ultimi sei mesi. Questo potrebbe indicare un timido risveglio della domanda interna cinese o, più pragmaticamente, una corsa all’approvvigionamento di materie prime ed energia in vista di un 2026 incerto.
Il 2025 si chiude con la Cina che cementa la sua posizione di “fabbrica del mondo”, capace di diversificare i mercati per compensare le perdite americane. Resta da vedere se l’Europa, ora destinataria di questo fiume di merci, reagirà con la stessa moneta degli USA o se continuerà ad assorbire il surplus produttivo di Pechino. Perché nmessuno può importare per sempre senza riequilibrare la bilancia commerciale, neanche un continente vecchio e destinato all’autodistruzione come quello che contiene la UE.
Domande e risposte
Perché il surplus commerciale cinese è aumentato nonostante i dazi USA? Il surplus è aumentato perché la Cina ha attuato una rapida diversificazione dei mercati. Di fronte alle barriere tariffarie imposte dagli Stati Uniti, gli esportatori cinesi hanno reindirizzato le loro merci verso l’Unione Europea e i paesi del sud-est asiatico (ASEAN). Questo ha permesso di compensare il calo dell’export verso l’America con un aumento dei volumi verso altre destinazioni, mantenendo la macchina produttiva a pieno regime e dimostrando un’elevata flessibilità logistica e commerciale.
Cosa indica il dato sulle importazioni cinesi rimaste “piatte” nel 2025? Il fatto che le importazioni siano rimaste stabili (flat) su base annua è un segnale di debolezza della domanda interna cinese. Mentre l’industria produce a ritmi serrati per l’estero, i consumi e gli investimenti interni non crescono con la stessa velocità. Tuttavia, il dato di dicembre (+5,7% per l’import) è in controtendenza e potrebbe suggerire un tentativo di stimolo dell’economia domestica o un semplice ri-stoccaggio di materie prime industriali dopo mesi di stagnazione.
I dazi di Trump hanno fallito nel loro obiettivo? Dipende dall’obiettivo. Se lo scopo era ridurre il deficit bilaterale USA-Cina, i dati mostrano un parziale successo, con il surplus cinese verso gli USA in calo a fine anno. Se però l’obiettivo era indebolire la capacità complessiva della Cina di generare ricchezza tramite l’export o isolarla dal commercio globale, i dazi non hanno funzionato. La Cina ha semplicemente aggirato l’ostacolo, trovando nuovi acquirenti e segnando un record assoluto di surplus globale, rendendo i dazi un’arma spuntata su scala macroeconomica.








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